• Nicola Pirina

A proposito del rapporto col tempo.

Cagliari, 3 agosto 2020



Quest’anno, i più vicini lo ricorderanno, a dicembre farò 46 anni, se ci arrivo.

Una cifra per me pazzesca, confesso.

Essendo la vita media per gli uomini, nel sud Sardegna, di 83 anni, sono ampiamente un uomo di mezz’età, per usare un eufemismo.

Se considero poi lo sconsiderato stile di vita passato e presente, nonché la condotta da lavoratore, diciamo, ripeto, se sono molto ma molto fortunato, potrei arrivare ad 80 anni.

Mi mancherebbero quindi 34 anni, tanti o pochissimi, dipende dai punti di vista.

Mio fratello ne ha avuto solo 22 in tutto … quindi sono già fortunatissimo.

E ci chiamano ancora ragazzi.


Ma l’oggetto della riflessione non è il bilanciamento vita lavoro, né l’avere uno stile di vita più equilibrato e maturo (non sarei io), né che a 46 anni siamo ancora ragazzi o comunque giovani o comunque quelli che devono ancora dimostrare tutto o la classe dirigente del domani ed altre amenità del genere.


Il tema è il rapporto col tempo.

Cioè, a 46 anni non ho mai visto la 131 finita, né la Sassari Olbia, né la 125 e così via, l’Ospedale Marino è un rudere da oltre 20 anni, la stessa fine farà l’ex carcere di Buoncammino, le caserme di Calamosca un caso oscuro.

E potrei continuare all’infinito e non solo parlando di opere pubbliche.

E se chiedessi ai tanti amici e colleghi di altri territori farebbero un elenco altrettanto esteso.

E se oltre le opere pubbliche pensassi alle Tante strutture immateriali il discorso non cambierebbe.


Ma è mai possibile che il tempo non conti mai?

Non che abbia paura della morte, anzi, gloria al Padre per quando sarà il momento.

Ma non è possibile che non lo si consideri una risorsa né lo si bilanci sulla vita del prossimo e propria.

Le tempistiche nelle relazioni tra aziende e professionisti con la rispettiva clientela e tra gli stessi.

Le tempistiche delle pratiche sanitarie e amministrative.

I ritardi di infrastruttura digitale.

L’immutabilità di certi ragionamenti ed atteggiamenti.

L'immodificabilità delle strutture culturali, educative e sociali.

I problemi dei trasporti e delle aree interne.

Il massacrare l’ambiente.

E così via.


Ecco, ho 46 anni e vedo che in 46 anni non è accaduto un granché e se è accaduto qualcosa è stato prevalentemente importato, copiato (maldestramente) … insomma … sempre in attesa dello srotolarsi del tempo aspettando che le cose accadano o che altri le facciano.


Ecco, negli ultimi 34 anni vorrei che accadesse il contrario.

Amo la vita comunque ed a prescindere, scusate lo sfogo.


Un sorriso, Nicola


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