• Nicola Pirina

A proposito di autolavaggi e barbieri. Forse.

Sardegna. Marzo 2021.


(credit by Nicola Pirina, Monte Ortobene - Nuoro - vista Corrasi innevato - Oliena - da sinistra, il mare del golfo di Orosei, fino a destra il Gennargentu, sotto il cappello di nuvole, innevato)


Ragionamento breve e frammentato (ma con una conclusione).


Negli ultimi anni, oramai troppi, si sono inseguiti i modelli dei grandi centri commerciali, praticamente sotto ogni profilo, centri commerciali di qualunque specie e di tutte le taglie, giganti, decentrati rispetto alla vita dei paesi e delle città. Da un parte.

È dagli anni 90, almeno, che, dall'altra parte, si sente parlare di centri commerciali naturali, da scatenate nei paesi e nei quartieri delle città, forte infatti era il tema della gestione coordinata e integrata delle attività commerciali, approccio definito di town centre management, le cui prime esperienze si registrano negli anni sessanta in Giappone e Canada, poi in Gran Bretagna tra il 1990 e il 2000 e poi diffusa in Francia, Germania, Belgio e Spagna, dalla metà degli anni novanta fino a circa il 2005 in Italia.

Vari sono stati i tentativi, sempre incerti e maldestri, di applicazione di questo approccio, prevalentemente supportati da amministrazioni pubbliche, ma all'attivismo nel coniare locuzioni accattivanti ed al notevole investimento finanziario e di immagine, non sono seguite esperienze solide e strutturate di gestione unitaria che abbiano prodotto una crescita effettiva e non effimera della redditività delle attività commerciali nelle aree nelle quali si sono abbozzati.


Se andiamo a valutare gli impatti reali di entrambi i modelli peggio mi sento, sono portato a pensare unicamente a speculazioni fondiarie, immobiliari e clientelari.

Insomma, al solito, al di là della fuffa sul coinvolgimento dei territori e dei metodi partecipativi, tante chiacchiere e zero risultati, ma molti cartelloni, molti convegni ... ah quelli si non mancano mai ... e tanta terra sciupata da capannoni immensi che oramai in gran parte, se non già abbandonati a breve lo saranno.


Viceversa, c'è la realtà, le persone, i loro bisogni e le imprese che veramente esistono ed insistono su quei territori per soddisfarli.


Esempio.

Gli autolavaggi.


Anche questi hanno seguito il modello dei grandi centri commerciali.

È un'attività tipicamente maschile che lascia inattivi durante la fruizione del servizio.

In quel modello nessuno ha pensato a servizi collaterali compatibili, ad esempio il taglio dei capelli, una seduta di massaggi, un chiropratico, un occasione di acquisto auto o mezzo a due ruote, per dire e così via.

Niente. Lavi la macchina e stai a braccia conserte a guardare gli addetti che azionano le macchine.


Poi, al di là degli errori di cui sopra, ci sono quartieri e paesi, naturalmente intelligenti, che offrono tutto quello che serve, senza ricercare etichette o targhe con cui imbrattare i muri.

Anche in Sardegna.


(credit by Nicola Pirina, La Cinta - San Teodoro - da sinistra, Tavolara, fino al termine della spiaggia)

Ad esempio, a Cagliari, il popolosissimo ed operoso quartiere di San Michele è uno di questi casi. C'è tutto e c'è con veracità e simpatia, tutto in 5 minuti a piedi, in sicurezza ed a buon prezzo, nel senso di giusto, nessuno cerca di fregarti, anzi.

In un'ora lavi ed igienizzi la macchina, ti tagli i capelli, fa la spesa (frutta, verdura, carne, pesce, alimentari, prodotti tipici, passi in banca ed entri in Chiesa a pregare.

In piazza giocano i bambini.

Se serve ti riparano anche la macchina, trovi l'idraulico ed il tutto fare, c'è il calzolaio ed il sarto.

Insomma, c'è tutto quello che manca altrove.

In un quartiere. A piedi.


Finito.

Come al solito, pronto a dibattere e commentare.

A buon intenditor poche parole.

Un sorriso, Nicola


ps -> qual è l'altro Paese al mondo che, a marzo, con 20°, per lavoro o per piacere, ti consente di andare da una spiaggia mozzafiato alle cime innevate in mezz'ra di macchina attraversando una campagna unica nel suo genere?

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