• Nicola Pirina

About future again. Cave canem.

Cagliari, 7 aprile 2020




La corsa all’oro.


Absunta sunt vivanda et absit reverentia vero.




Tutto si rigenera, anche dove sembra impossibile o inutile.


Riprendiamo i nostri spazi, investiamo dove vediamo possibilità.


Sarà una corsa all'oro, per chi l’oro avrà.


Luci ed ombre su chi avrà l’oro, però.


Ed un lato positivo ed uno negativo.


Partiamo dal secondo.




Come dopo tutti gli eventi catastrofici, c’è chi in partenza aveva le risorse per resistere e per ripartire, viceversa i più, arrivati col fiato corto al disastro. Come nelle situazioni post belliche, ci sarà chi avrà i soldi per fare razzia (temo, in molti casi come in passato, per sciacallare), per portare via con quattro spicci la fine della disperazione delle persone che non ce l'hanno fatta (negozi di esercenti, alberghi, immobili, brand, knowhow, artigianato, manifattura, ogni altra attività, anche industrie).


Perché un Paese in ginocchio, coi territori e le loro famiglie in ginocchio, è in vendita, nel momento di debolezza e disperazione è in svendita.


E c’è chi non aspettava altro che di comprare.


Ma da dove arrivano questi patrimoni e queste liquidità per comprare?


Tutti leciti? Tutti puliti? Tutti onesti? Tutto frutto di sano lavoro e di tasse pagate? Di stipendi erogati e fornitori saldati?


Chiedo perché, ad esempio, tutti osannano il modello svizzero di aiuti e sostegni … ma tutti lo sappiamo il come ed il perché la Svizzera ha quella condizione e da dove prevalentemente arrivano i capitali e come si sono accumulati nel tempo (e gli spalloni erano e sono solo l’ultima ruota del carro del sistema …).


Almeno spero abbiamo imparato a non farci divorare dagli strozzini. Spero.


Abbiamo sviluppato abbastanza anticorpi per resistere a questa vecchia abitudine?




Abbiamo però anche imparato a resistere, eccome se abbiamo imparato.


E sappiamo ricostruire. Sappiamo inventare, siamo creativi e pratici, abbiamo una grande capacità realizzativa.


Ci sarà quindi chi nel Paese progetterà e scoverà nuovi filoni, le nuove miniere, le nuove frontiere, dove andare ad esercitare la propria intelligenza collettiva che sarà definitivamente diventata anche connettiva, intelligenza per produrre ciò che servirà per il nuovo mondo secondo le nuove regole sociali.


Quali saranno le nuove regole di gestione aziendali?


Come si affronteranno commercialmente i nuovi rapporti domanda offerta?


Se dovessero applicare misure di distanziamento sociale, come reagiranno le imprese che fanno anche degli spazi la loro forza?


Dove si adagerà la domanda di cambiamento ed innovazione che tutti invocheranno per non tornare agli errori del passato?


Chi con noi tra i secondi e ci aiuta a produrre il cambiamento necessario?


Chi ci aiuta ad arginare quelli della prima specie ed a bandirli per sempre dal sistema produttivo?


Chi ci aiuta ad imprimere una maggiore velocità sociale nel recepimento del cambiamento comportamentale?




Proseguo.




Sperando che le fonti fossero attendibili (Openpolis e Istat), lasciatemi tagliare all’ingrosso percentuali e dati, togliendo le virgole ed arrotondando.


Le PMI rappresentano oltre il 90% della forza produttiva del territorio. Il restante sono le grandi aziende che hanno rilevanza mondiale.


Tutte insieme occupano oltre 20 milioni di persone.


In molte fanno parte di catene di catene del valore complesse e globali, contribuendo alla formazione dei vantaggi competitivi grazie a soluzioni flessibili e diversificate. Il mercato ce lo riconosce. Fino a prova contraria.


Senza trascurare il peso nella vita sociale e culturale del Paese.


Il lavoro autonomo occupa oltre 7 milioni di professionisti (tra ordinistici e non).


Chi percepisce pensione (vario titolo) dovrebbe essere poco più di 16 milioni (cioè il 26,5 per cento circa - più di un quarto - della popolazione residente: 47% maschi, 53% donne). Ma le pensioni dovrebbero essere poco meno di 23 milioni, ossia più del numero dei pensionati (perché a volte un unico pensionato ha diritto a più di una pensione).


I dipendenti pubblici in Italia, dovrebbero essere circa 4 milioni.


Poco meno di 10 milioni sono i bambini e gli adolescenti (le persone con meno di 18 anni sono più del 16% dei residenti).


I concittadini in cerca di occupazione (disoccupati ed inattivi) sono circa 3 milioni.


Non ci sono scappatoie. E’ a queste persone che si deve pensare. E’ questo il centro di ogni ragionamento, il punto di partenza e di arrivo. Le persone.


Tutte, a prescindere dalla condizione.


Non c’è da scatenare una guerra tra buoni e cattivi, tra chi è più e meno bravo. C’è solo da lavorare. Bene. Sodo. Chi ci sta, rimane, chi latita, come sempre, FUORI, si autoespelle.


Non sono ammesse scorciatoie, non c’è da scherzare.


Tutti al lavoro per tutti. Il benessere delle persone, dell’ambiente, la salute, lo studio e la crescita culturale. Punto. Il resto vien da sé per chi ha arte e perizia e rientra nei cercatori dei nuovi filoni di pepite.


Quelli che sanno innovare e scaricare a terra il proprio prodotto.




Alle persone un’avvertenza forte: non cercate di spiegare le cose nuove con gli schemi vecchi, c’è anche l’online, ci sono nuove forme di business, apriamo la mente e rendiamoci cittadini del nuovo corso storico.


Dismettiamo, oltre che le cattive vecchie abitudini di vita, anche quelle di scelta e d’acquisto. Guardiamo al nuovo, sano, locale, sostenibile, tecnologico, umano, solidale, rapido, utile, funzionale, semplice.


Il resto è la nuova vita.


Non è scolpito sulla pietra l’essere esterofili e che l’erba del vicino è sempre più verde. Valorizziamo SUBITO quello che abbiamo, regione per regione, provincia per provincia, comune per comune.




Come sempre mi rimetto alla Vostra curiosità per dibattere e commentare.


Andrà tutto bene, se insieme lo vogliamo.


Un sorriso, Nicola




ps doppio (con sotto le conclusioni :D) ->




Abbiamo capito una volta per tutte che il pronto soccorso è un pronto soccorso? Che il medico di base (vero) è il medico di base? Che le farmacie debbono essere fruite con criterio e per cosa indispensabili e non per accatastare medicinali scaduti in casa che poi diventano rifiuti?




Ci rendiamo conto che abbiamo strutture e mezzi pensati pre covid19, ergo non per i distanziamenti sociali, porti, aeroporti, stazioni, treni, aerei, navi, bus, metro, scuole, università, supermercati, bar, ristoranti, cinema, palestre, stazioni balneari, navi da crociera, funivie, bidonvie e seggiovie, etc? Tutto è pensato per la massificazione dei consumi e delle persone, che è difficile torni esattamente come prima (almeno è il mio auspicio).


Laddove si dovesse tornare a giugno fuori, come facciamo?


Due fasi? Un primo modello con distanza (costi adeguamento) ed un secondo modello come prima? Idee?




Ma davvero nessuno si rende conto di quante opportunità di rinascita abbiamo? Che dietro le opportunità di rinascita è custodita una pletora di nuove iniziative imprenditoriali e sociali?


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