• Nicola Pirina

About Post Covid19. How to react to be antifragile. Nuovi mercati, nuovi scenari.


Cagliari, 28 maggio 2020


About Post Covid19. How to react to be antifragile.

Nuovi mercati, nuovi scenari. Nuova domanda e nuove offerte.


C’è una vera e propria ridda sulle analisi post pandemia.

Il ruolo delle società di consulenza di direzione, come la nostra, è quindi anche quello di fare chiarezza e rendere fruibili e comprensibili gli scenari. Almeno per quelli che, conoscendo i territori e le imprese del tessuto isolano e dello stivale, reputiamo plausibili, utili e percorribili.

Premettiamo: auspichiamo un’unica politica ambientale, del lavoro e della tassazione, non secondi ad un serio riordino normativo e procedurale, diversamente sarà difficile accelerare i processi di trasformazione di cui abbiamo necessità nel nuovo mondo. Serve urgentemente superare le diseguaglianze sociali che la pandemia ha esasperato.

Procediamo col ragionamento.

Indipendentemente dai lavori della propaganda e dall’ipotesi di una revisione globale delle supply chain, palesi o meno che siano al pubblico, è verosimile che la Cina sarà meno dominante (non foss’altro che è calante la fiducia dei sistemi sul loro modello), nel senso che è interesse di tutti che la stessa agisca in maniera differente il proprio potere politico, economico, tecnologico e di capitale umano, anche grazie al fatto che gli altri grandi poteri internazionali agiscano di conseguenza per favorirne la mutazione. In alternativa ci sono le varie forme di guerra e di sudditanza di stati e popolazioni intere ed allora significherebbe che la pandemia non ci ha insegnato nulla. Viceversa forse potrebbe tenere l’India, ha una popolazione più giovane, è decisamente aperta alle contaminazioni ed è meno belligerante, meno rigida e più aperta alle collaborazioni commerciali, strategiche e industriali. In fondo, le varie catene di approvvigionamento hanno già iniziato a spostarsi altrove rispetto alla Cina.

Il localismo sarà il nuovo mondialismo. Tutti i recenti e numerosi shock sistemici hanno messo a nudo la vulnerabilità delle attuali catene di valore ed approvvigionamento, specie per forniture critiche, idem le delocalizzazioni di porzioni rilevanti delle industrie manifatturiere. E’ molto fluida la geografia della produzione delle nuove tecnologie così come quella delle partnership commerciali (ad esempio Messico su USA), di conseguenza si affacceranno i territori che avranno i grandi giacimenti di intelligenze e competenze. Anche gli investimenti, infatti, sono molto più localizzati, così come le catene di fornitura, si produce dove si vende.

L'automazione del lavoro è stata e sarà un fattore significativo nell'economia globale. Molti paesi hanno già un apporto elevato di robot per lavoratore umano, negli stessi c’è stata una congruente creazione di molti posti di lavoro nella progettazione e nello sviluppo di robot e dei servizi collegati. Trasporti, vendita al dettaglio, ospitalità e altri settori altamente automatizzabili sono e rimarranno vulnerabili se non varieranno i loro modelli di business. Con la contrazione dell'economia e la riduzione dei profitti, le aziende tenderanno a lungo termine a ridurre ancora di più i costi del lavoro attraverso l'automazione, lasciando il compito di sostenere la popolazione sempre più al governo piuttosto che al settore privato.

L’economia reale dovrebbe finalmente ottenere quel salvataggio che non ebbe dopo la crisi finanziaria, sono infatti aggravate le miserie preesistenti e i desideri di politiche radicali, in più sempre più persone si trasferiranno altrove rispetto ai luoghi dei loro natali. Può sembrare paradossale rispetto alla diffusa chiusura dei confini e la stasi dei trasporti, ma una volta che i cancelli saranno aperti, le persone cercheranno di spostarsi dalle zone mal governate e mal preparate alle zone ed in quei luoghi con buona assistenza medica, buona amministrazione, buona qualità della vita, dell’aria e dell’ambiente (anche perchè in molti temono ancora nuovi lockdown e quarantene). In primis la Generazione X ed i millennials, migranti geneticamente, alla ricerca di una vita a prezzi accessibili, green, tech e divertente. Il telelavoro aiuterà questa tendenza, porterà, se confermato, a trasferirsi in quei luoghi che offrono una maggiore qualità di vita, tasse più basse e una pari, se non migliore, connettività. Prima o poi, anche i governi populisti, si renderanno conto che i migranti che lavorano sodo sono una delle migliori soluzioni, non il problema.

La ricerca di talenti attirerà le persone oltre i confini, più che mai.

Tutte le nostre vite sono interconnesse e anche se tardi, al netto delle tensioni geopolitiche, dovrà arrivare una risposta coordinata per centinaia di nazioni e miliardi di persone. E’ possibile quindi che città e aziende, in un neofeudalesimo tecnologico, si contendano l'autorità e offrano servizi sempre maggiori ai loro clienti o potenziali tali, noi cittadini. La pandemia ci ha ricordato che cerchiamo la sicurezza fisica e finanziaria prima di tutto, ma anche che la connessione - sia locale che globale - è una sicurezza richiesta, come mai prima.

Proseguiamo.

Quali sono le società ed i settori dell’economia che potrebbero superare il periodo addirittura rivitalizzati? Dando per scontato che la porn industry e il mercato della droga non subiranno flessioni (come l’industria funebre), innanzitutto puntiamo su quelle che con coraggio ed ottimismo sapranno affrontare la conseguenza più evidente di questo e dei prossimi lockdown (e la gestione delle uscite delle persone, quindi la fruizione degli spazi aperti), i miliardi di persone costrette a casa, di ogni età, razza, sesso e religione, portatori delle più svariate abitudini alimentari, sportive, religiose e sociali. Primario ed filiere legate alla cultura e fruizione del cibo e delle bevande, farmaci, igienizzanti e sistemi di protezione, teatro, cinema, entertainment, cultura, formazione, attrezzi sportivi, software, telemedicina, assistenze sanitarie e sostegni domiciliari, teleco, streaming e cloud: economie emergenti che, col dovuto sostegno logistico, faranno il loro corso. Di pari passo chi produce hardware legato agli aspetti sopra richiamati.

Psicologi, neurologi, medici e divorzisti seguono. In ogni caso tutti, nessun comparto escluso, dovrà rivedere, aggiornare e riadattare il proprio modello di business. Il tempo libero ed il lavoro sono modificati e se fossimo intelligenti manterremmo gli aspetti positivi dei cambiamenti.

Anche perché fa bene all’ambiente. E questo come impatta sulla domanda? E soprattutto come impatterà sulle fasce più dimenticate dai provvedimenti, cioè i bambini ei ragazzi? Quanti dei comportamenti indotti durante il lockdown rimarranno nell’era della convivenza con le pandemie?

Intelligenza umana, scienza e conoscenza tecnologica, meritocrazia e creatività rischiano (che bel rischio) di diventare l’epicentro del nuovo paradigma lavorativo e sociale. Gli stessi spazi lavorativi dovranno favorire la creatività e le nuove relazioni tra persone. Questo genererà anche e per fortuna nuove idee di business e nuova impresa.

E noi siamo pronti per servirvi … #kitzanosway #everyday

As usual, ready to debate.

Un sorriso, Nicola

ps 1 -> rimaniamo sempre fermamente convinti che l’uso esclusivo della sola moneta elettronica risolverebbe un altro mucchio di problemi.

ps 2 -> nei consumi del periodo più beni primari e meno lusso e futilità …

ps 3 -> e se il too big to fail si trasformasse in too many to fail?


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