• Nicola Pirina

About socio economics urgent needs

Cagliari, 30 marzo 2020 Nihil habentes, omnia possidentes. Ripartiamo da zero. Forse, davvero, non abbiamo ancora capito. Non abbiamo imparato nulla dalla crisi del 2008, né dai fatti che lì ci hanno portato. Andando indietro nel tempo idem. Sarà questa la volta buona? Certo che se proseguiamo con la solita scenetta tra guelfi e ghibellini non andiamo lontano. Ammetto d’essere disgustato dai siparietti politici che permangono, presidenti di regioni contro ministri, sindaci contro presidenti di regioni, ministri contro commissari, cittadini contro politici. Basta! Avete rotto! Basta! Basta! Basta!!! Avete capito o no che siamo sulla stessa barca, che nessuno mai prima ha affrontato questa situazione e che tutti insieme dobbiamo fare uno sforzo inimmaginabile per uscire e ripartire nel nuovo mondo? Ma vi sembra normale che, con un periodo di tempo molto limitato di fermo generalizzato, tutto possa crollare? Cioè vi pare possibile che nel 2020, a partire dai rallentamenti dalla seconda metà di febbraio, per arrivare diciamo al 20 aprile, basti un lasso di tempo così breve per far crollare tutto un sistema paese? E che la stessa cosa valga per Spagna, Francia e così via? Basta un mese (o due o tre, il ragionamento non cambierebbe) a spazzare via tutto? Via le imprese, istituzioni in crisi, società atomizzata per sempre, sparito quel filo di fiducia che s’era provato a costruire, paura e psicosi generalizzata. Famiglie in ginocchio perché non possono neanche fare la spesa, anziani abbandonati ed isolati. E così via. Per un mese, o più, di pausa? Ma vi sembra normale? Si, ahimé sì, perché davvero né ieri né oggi vedo una strategia né volontà per passare ad un nuovo scenario, imprescindibile. Ma allora, cosa abbiamo costruito? Di quante cose ci siamo illusi? Dice un saggio amico campano (sembra Hemingway, ha sfogliato diversi calendari più di me, ha navigato i mari, le amministrazioni e le politiche), che purtroppo le persone auspicano un ritorno ad una normalità che di normale non ha niente. E non lo aveva già da tempo. Non riesco a dargli torto e mi immedesimo in questa glaciale sentenza. Provo a spiegarmi, sperando che il precedente post fosse chiaro, perché lo ritengo ancora valido, eccome. Abbiamo alcuni assunti di base da ricordare, limitandoci al recente presente. Il sistema economico, wherever, si basa sull’instabilità. Debito, azzeramento scorte, riduzione costi, allungamento filiere, precarizzazione lavoro, scarsità di pause lavorative, estensione del credito al consumo, disinvestimento nel pubblico, reti infrastrutturali messe nel dimenticatoio, apparati produttivi inutilmente grossi, predominio dei servizi, dipendenza delle imprese tutte dal flusso di cassa, rischi di fallimenti, sofferenze bancarie, progressiva disoccupazione e strumenti problematici di sostegno al mercato del lavoro. Il tutto bloccato dai sistemi finanziari e dalle oligarchie. Il sistema sociale, wherever, si basa sulla futilità, sull’apparenza, sulla falsità, sulle sfrenate corse all’accaparramento di beni inutili e di status assurdi. E qualcuno si stupisce che si sia sempre e solo scesi nel baratro? Serve immediatamente vedere una reazione collettiva. Calma, pazienza, onestà, coesione, umiltà, solidarietà, amore e speranza, carità ed calore umano (Papa Francesco docet). Serve che le popolazioni si preparino ed aprano a nuovi scenari socio economici, sui nuovi stili di vita e di consumo, di fruizione dell’ambiente e del proprio tempo, sul rispetto di se stessi e del prossimo. Serve che le famiglie, le persone, le pubbliche amministrazioni, le imprese ed i professionisti (di ogni genere e tipo, ordinistici o meno), oggi, messo in sicurezza il possibile, seduta stante si organizzino per i mercati che saranno, in maniera intelligente e sostenibile. E’ oggi, anche se sembra tardi o impossibile, che serve investire in innovazione e cambiamento, per essere pronti per il mondo che verrà, contribuendo in maniera attiva al cambiamento, cercando di orientarlo, di guidarlo piuttosto che subirlo. Serve che ogni livello di governance si organizzi per essere diverso, in grado di agire oggi ed aperto a possibili scenari. Perché le imprese ed i professionisti possano essere il nuovo volano della nuove economia e della nuova società, ci devono essere, vanno assolutamente salvaguardati, oggi. Adesso, subito. Immediatamente! Che mosse vorrei veder messe in campo? Darei per scontato:

  • procedure eccezionali di urgenza;

  • che, facciano come vogliono, ma darei per scontato che arrivino soldi pubblici (nazionali, regionali ma soprattutto comunitari), non c’è altra scelta; coronabond, eurobond, mammetabond, che li chiamino come vogliono, basta che arrivino; tutti ci devono stare, se no, fuori, fuori dai coglioni, fuori dalla comunità, così magari per la prima volta vediamo se serve a qualcosa veramente, se nasce una classe di governo europea, se si decidono a fare gli stati uniti delle regioni europee, se capiscono che di burocrazia e controlli insensati si muore e non si riescono ad utilizzare i soldi.

E le vorrei non solo per salvare le persone e le società, ma perché rappresentino il punto zero da cui ripartire per un mondo diverso:

  • grace period (capitale ed interessi) per le famiglie e/o per i singoli delle principali voci di spesa strutturale (mutuo, utenze - luce, acqua, gas, fibra, cellulari, tasse, etc.) fino a dicembre 2020, salvo proroghe;

  • grace period (capitale ed interessi) per le imprese e/o i professionisti delle principali voci di spesa funzionale (mutuo, finanziamenti, utenze - luce, acqua, gas, fibra, cellulari, tasse, etc.) fino a dicembre 2020, salvo proroghe;

[un vero e proprio periodo di grazia con cancellazioni omnia, gli addetti ai lavori sanno che un gesto di solidarietà delle banche e delle utilities non li metterebbe in crisi e rappresenterebbe una delle prime vere ed utili azioni di responsabilità sociale d’impresa, parliamo di un gesto per 8 mesi; quanto ai governi...beh...se debbono fare debito, lo facciano, stampino moneta come se non ci fosse un domani, perchè o fanno così o un domani non c’è]

  • grace period versus codice degli appalti e regolamenti sulle rendicontazioni, serve velocità di spesa;

  • valorizzazione in deroga di cordate nazionali e regionali per poter affrontare gli appalti ed i bandi e non essere fagocitati dalle multinazionali che usano i nostri laureati come schiavi;

  • le stesse cordate debbono essere utilizzate in tutti i settori per la costruzione di scenario delle infrastrutture del paese, visibili e nascoste, che servano per non trovarci mai più in questa situazione;

  • puntare tutto sul capitale sociale, quello che conta sono le persone, la loro salute, la loro istruzione, la loro libertà, la loro capacità di immaginare futuri possibili, dar loro la possibilità di realizzarlo;

  • puntare sul primario, sulla manifattura, sull’industria (immaginando che ad esempio Germania, Cina, India et similia non esistano più);

  • valorizzare i nostri giacimenti ed i nostri beni rifugio;

  • passare immediatamente a pagamenti esclusivamente elettronici (così vediamo se il nero, il sommerso, la malavita, il malaffare e così via hanno ancora dignità di esistere).

poi ->

  • aiutare ancora di più medici, infermieri e personale dedicato, sostenere gli ospedali ed il sistema sanitario, oggi che c’è in gioco la vita di tutti tutti staranno più attenti, saranno vigili e parsimoniosi;

  • chiamata generale al controllo ed alla vigilanza sociale delle forze dell’ordine di ogni ordine e grado;

  • scongiurare rivolte sociali che stanno per arrivare perché manca quanto sopra;

  • controllo maniacale dei confini, porti ed aeroporti;

  • apertura degli studi, analisi, report, ricerche e dei dati pubblici per favorire le riflessioni sulla ripartenza.

Certamente in questo periodo cuscinetto dovranno essere messi dei soldi per il sostegno alla domanda, ma non possiamo pensare un paese sui sussidi per mesi, non possiamo ripetere anche qui gli errori del passato. Quindi, si sostegno a tutti per i beni essenziali, ma di pari passo servono azioni di ben altro valore, spessore e consistenza. Ovviamente potrei e dovrei andare avanti ancora, dovrei sforzarmi di mettere pensieri e riflessioni più sensati, ma sapete che quando mi parte l’embolo non resisto ed almeno inizio. As usual, per il dibattito, per chi lo vuole, sono qui #iorestoacasa Andrà tutto bene, insieme, se lo vorremo. Un sorriso, Nicola


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