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Amazing Stories. Il fallimento delle nostre strategie digitali.

“Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione... e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire.” Blade Runner


Prima dei romanzi e dei film di science fiction la nostra ossessione compulsiva per la scoperta dell’ignoto è passata dalla narrazioni dei viaggi immaginari, se ci pensiamo il passo da Omero a Kubrick non è così grande, abbiamo semplicemente spinto più lontano il nostro orizzonte. L’uso della nostra immaginazione è sempre stata la nostra guida in questo viaggio fatto di innovazione. Ogni rivoluzione tecnologica è stata figlia della nostra capacità di vedere il futuro e solo grazie a una grande visione siamo stati capaci di gestire il suo grado di disruption all’interno dei nostri modelli economici e della nostra società, purtroppo non senza commettere grandi errori.


Il momento storico in cui stiamo vivendo richiede uno sforzo alla nostra mente senza precedenti. Il risultato di questo esercizio di ragionamento ha prodotto cambiamenti dirompenti con una velocità di azione e magnitudine di impatto unica nel suo genere. Si la disruption non è un fenomeno nuovo, è parte fondante di ogni progresso tecnologico e rivoluzione industriale, più spostiamo il nostro orizzonte lontano più il suo effetto sarà dirompente. Infatti, la digitalizzazione farà sopravvivere solo 8% dei business model delle nostre aziende.  


Ma se è così chiaro il pericolo, perché le aziende non accettano il cambiamento?

Perché le strategie digitali o di innovazione di processo continuano a fallire?

Le imprese troppo spesso non comprendono a fondo la scala del cambiamento, il viaggio da intraprendere non dev’essere fatto da replicanti come in un science fiction movie di serie b, ma deve partire da un profonda riflessione sulla propria attività e sull'ecosistema circostante. La velocità del cambiamento non ci deve far cadere nel tranello dell’automazione delle idee e delle persuasioni del famoso circo dell’innovazione, ogni impresa è unica e reagisce in maniera differente a questo processo.

Chi saprà affrontare e superare questo arduo percorso avrà la sua amazing stories.  

Come in ogni serie di romanzi che si rispetti, il canovaccio è sempre lo stesso. I nostri esploratori o innovatori intraprendono un lungo viaggio fatto di innumerevoli ostacoli. Infatti, nelle le strategie digitali o di processo o organizzative si annidano innumerevoli insidie. Procediamo per ordine, per una volta lasciamo da parte la normale amministrazione dei business plan, pitch e così via, e guardiamo agli errori più comuni che si commettono nell’istante in cui proviamo ad immaginare il futuro.


Definizioni non accurate

Apriamo gli occhi e guardiamoci intorno, la velocità del cambiamento non ci da tregua, ogni istante perso amplifica gli effetti della disruption. L'architettura barocca nostre organizzazioni non era pensata per inseguire il cambiamento delle curve di profittabilità e delle nuove economie di scala e tanto meno per seguire le orme del nostro passaggio. L’analisi dei nostri dati, interconnessione grazie ai sistemi IOT,  l'automazione dei processi grazie alla robotica e l'intelligenza artificiale ci spingeranno a scrivere internamente i nostri sistemi di di gestione ed operativi, a ripensare alle nostre strutture organizzative e a disegnare nuovi business model.

Non dimenticando mai che quest’ultimi sono fatti per essere cambiati, modificati e cancellati sotto il ritmo dell’innovazione.

Non restiamo incatenati ai modelli del passato.  

Incomprensione dell’economia digitale


Viviamo nell’era del “just in time”, dove i consumatori vincono e le aziende perdono e il mercato è l’unico giudice di vita o di morte dei nostri prodotti. Ma non facciamoci scoraggiare, abbiamo ancora il potere della nostra immaginazione. Non bisogna continuare ad ostinarsi a difendere le proprie care e amate quote di mercato, conquistate con tanto sudore e fatica, queste è ormai una strategia che appartiene al passato. La nostra mission dev’essere leggere il futuro prima degli altri, non basta diventare digitale per sopravvivere, non riusciremo a stare al ritmo di crescita degli altri. Sopravviverà solo chi avrà il coraggio di muoversi per primo assumendosi il rischio di scoprire un nuovo mercato.


Sottovalutazione degli ecosistemi

Scoprire un oceano blu è un ottima base per trasformare una start up in un’industria vera e propria. Ma imparare a nuotare nel mercato non è così semplice, questo inesorabile processo di esecuzione e formalizzazione potrà avere successo solo se saremo in grado di crearci della barriere all'ingresso a nostra tutela. Lo strumento a nostra disposizione è solo uno e non è un brevetto o un contratto dalla difficile lettura, ma la nostra capacità di creare valore per i nostri clienti,  solo così il nostro know how sarà al sicuro. I grandi del tech hanno raggiunto un grado di radicamento nel mercato tale da costituire dei veri e propri ecosistemi a se stanti, ormai parliamo degli smartphone come di una commodity, il loro valore è talmente elevato da trasformarsi in necessità e dipendenza da prodotto. Amazon è riuscito in questo con il sistema di supply chain, Apple per la parte hardware, Microsoft per la parte software, Google per il Browser e solo questione di tempo per vedere una Fintech company “to big to fail” o nuovi colossi della robotica e dell'intelligenza artificiale. Questi oceani sono chiusi nella nostra mente spetta alla nostra immaginazione renderli realtà.


Guardare ai “soliti sospetti”

Le aziende “Incumbents”, ovvero quei business destinati al cambiamento o alla morte, hanno sempre più paura dei nativi digitali e della loro capacità di muoversi con fattori di scala. Continuare a interrogarci sui loro possibili bisogni futuri, sotto lo schema della disintermediazione ci porterà a replicare l'ennesimo E-commerce o Marketplace. Troppo spesso non guardiamo ai bisogni e alle opportunità del mercato B2B. Le Incumbents hanno un urgente bisogno di applicazioni tecnologiche per sopravvivere nel mercato solo così potranno colmare le loro paure e innovare le loro attività. Non dimentichiamo mai che i sistemi economici sono un intreccio continuo di relazioni socio-economiche e che il loro valore si accresce grazie ai network effect. Fornire e dotarsi di strumenti abilitanti avrà una ricaduta positiva sul tutto il nostro ecosistema imprenditoriale.


Tralasciare la doppia faccio del digitale

Tutte le strategie digitali vivono di una dualità esistenziale causata dallo scorrere del tempo e dall’impatto della disruption. Ogni scelta ha un peso, trasformare i nostri Core Business senza ripensare ai nostri business model è impensabile. Il rischio di muoversi per primi nel mercato dev’essere supportato da una struttura organizzativa agile e dinamica abile a imparare dei propri errori correggendoli e aggiustando l'orizzonte del proprio operato. Solo così potremo costruire una learning organization, ovvero un organismo autoapprendente. Non esistono strategie digitali vincenti, ma solo strategie in grado di cogliere la mutevolezza del cambiamento.

Immaginiamo il futuro per scrivere le nostre amazing stories. Siamo convinti che molte debbano ancora essere scritte ed altrettante debbano semplicemente disvelarsi.


Sitografia

https://www.mckinsey.com/business-functions/digital-mckinsey/our-insights/why-digital-strategies-fail

https://www.mckinsey.com/business-functions/strategy-and-corporate-finance/our-insights/the-economic-essentials-of-digital-strategy

https://www.mckinsey.com/business-functions/mckinsey-analytics/our-insights/competing-in-a-world-of-sectors-without-borders#0

https://it.wikipedia.org/wiki/Amazing_Stories

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