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Creatività, imprenditorialità, concretezza.


Si può morire senza essere mai nati? Qualche filosofo, con riferimento alla creatività, sosteneva di si.

Ora, senza arrivare a ragionamenti che non mi competono ed esulano dalla mie competenze, ho però interesse alla catena di talenti che serve per generare valore nei territori.

La creatività, il primo, significa essere educati alla vita, in modo che ciascuno possa svilupparla in maniera produttiva, sentendosi libero d’essere se stesso.

E’ una dote innata, è un talento, certo, stimolabile e nutribile.

In un momento di grande confusione ed imprevedibilità, come l’oggi, la creatività è una dote, una capacità necessaria ad affrontare le incertezze, in questo mondo sempre più servirà flessibilità e abilità nel costruire nuovi modelli di adattamento all’ambiente, nuovi schemi di comprensione, nuovi pensieri per la costruzione di nuovi significati.

Per questo c’è un crescente e continuo interesse verso la creatività, non è una moda (come molte altre cose nell’industry dell’innovazione), è una necessità.

Il momento in cui affiora l’imprenditorialità, invece, è quando un fortunato grintoso incrocia una necessità di un numero elevato di persone, dando risposta a questo bisogno con un prodotto intelligente, imponendo con forza un nuovo paradigma, strategico e innovativo.

Messe insieme, in quei rari casi in cui sono riconoscibili, possono portare ad una creazione in senso stretto, che si può manifestare in maniera variegata, magari con invenzioni, scoperte nuovi prodotti o nuovi processi.

Entrambe, quasi un non luogo, sono relative al momento in cui il nuovo è soggettivo ed è determinato in relazione al contesto esistente.

Indicano l’attitudine al relazionarsi con la realtà esterna con spirito denso d’iniziativa, senza mai subirla passivamente.

Quali ostacoli possono incontrare?

1) Paura dell’ignoto.

2) Refrattarietà alle opinioni altrui divergenti dalla propria.

3) Pregiudizi e preconcetti.

4) Impostazioni recepite e metabolizzate come assolute.

5) Mancanza di fiducia.

Creatività e imprenditorialità sono strettamente interdipendenti. Il processo decisionale imprenditoriale è un processo creativo. Identificare le opportunità di mercato, vedere dove nessuno neanche guarda, scommettere sul futuro e sulle persone impongono quantomeno creatività, pensiero laterale e flessibilità mentale, curiosità, intuito, spirito di osservazione, immaginazione e pragmatismo.

Esistono processi scolastici ed educativi pubblici in questo senso? Esistono processi privati in questa direzione?

Pongo il dubbio, conoscendo per parte le risposte, ma senza avere il minimo dubbio sulla drammatica necessità di entrambi e d’innalzamento della qualità per chi è già sul mercato.

Faccio poi un appello: cari creativi con istinto imprenditoriale, dove siete in Sardegna? Dove in Italia?

E faccio anche una domanda: siete sempre esistiti [cosa di cui sono convinto] o solo oggi prendete forma nel periodo in cui sono entrati in campo altri fattori come crescente disoccupazione, mantra del circo dell’innovazione [che per parte ha ingenerato confusione]?

E per inciso, se ci siete realmente, fatevi sentire, ancora oggi, nel sistema, ci sono più soldi [pur considerando solo quelli buoni] che idee e persone in grado di realizzarle.

Ora provo a cucire il ragionamento. Senza renderlo utopico.

Il nostro futuroproduttivo, per fare un esempio, può star dentro una visione, che spazia dai robot al genoma, dalla blockchain ai codici, dai big data alla geografia del futuro. E le visioni di futuro non sono come quelle di Goldrake, quelle di senso sono realizzabili, attengono ad un futuro più bello del presente, pur nella consapevolezza che ci siano sfide da affrontare.

Dobbiamo ben declinare come la tecnologia può impattare sulle nostre vite, per comprendere come migliorare il nostro domani senza metterlo in pericolo.

Si rammenti anche che:

- ilsistema delle imprese nel globo terracqueo, per oramai contingente necessità, non si riconosce più nel sistema geopolitico creato oltre duecento anni fa ed ancora oggi dominante;

-le innovazioni del prossimo futuro (per citarne alcune) sono tecnologie prioritarie per l’industria:

ICT → convergenza digitale;

Microelettronica → semiconduttori e chip ad elevate prestazioni;

Energia → diversificazione fonti ed efficientamento;

Chimica → sostenibilità;

Biotech e farmaceutica → integrazione con tecnologie avanzate;

Ambiente → tech per i trattamenti;

Aeronautica e spazio → sicurezza e tutela persone, mezzi e territori;

Materiali → avanzati e nanotech;

Manifattura meccanica → tech e nuovi materiali, nuovi processi.

E’ autoevidente allora che serva grande concretezza, nel mondo dell’economia reale non ci sono santi che tengano.

Il tutto col montante delle nuove e nuovissime fintech che stanno riscrivendo la geografia dei rapporti tra imprese ed istituti di credito.

E se guardiamo all’Italia, non trascuriamo fashion e nautica con anche le declinazioni tech.

Ecco, la domanda é: chi sono i giovani creativi con spirito imprenditoriale e con concreta capacità realizzativa che si candidano a dare risposte agli scenari del futuro prossimo?

L’uomo ragionevole,diceva un altro pensatore, adatta se stesso al mondo, quello irragionevole insiste nell’adattare il mondo a se stesso.

Tutto il progresso dipende dagli uomini irragionevoli,menti non conformiste che hanno alterato e che vogliono modificare lo status quo.

L’originalità[anche se in purezza può non esistere] è percorrere la strada meno battuta, appoggiando idee che vanno contro il buon senso comune.

Bandiamo i copia incolla ed i furti d’idee, introduciamooriginalità, inusualità, cerchiamo la capacità di tirare fuori nuove cose da vecchi problemi.

Ma attenti, i ribelli, senza direzione, restano ribelli senza gloria ed anche un po' bulli di periferia.

Il futuro è di chi lo fa dopo averlo pensato.

Avanti sempre, con grinta, 

Vostro affezionatissimo,

Nicola

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