Di trasgressori, veri e presunti, oggi.

Che cosa significa realmente essere ribelli e quanto quest'attitudine sia preziosa se è consapevole perché portatrice di conoscenza e di progresso. Una riflessione sul tema del nostro CEO Nicola Pirina tra etimologia, storia e attualità dominata dai latitanti.

“Finché li cerco io, i latitanti sono loro.” Fabrizio De André.


Apocalisse, da ἀποκάλυψις (apokálypsis), è termine di origine greca che significa rivelazione.

Almeno così si dice che scrivesse quello che poi diventò San Giovanni, in quel di Patmo, nell’Egeo. Non è qui rilevante che quelle visioni ricevute fossero poi tutte catastrofiche.

L’importante è la relativizzazione del concetto.

Così come il nostro essere quotidiano di popoli del Mediterraneo. Sconfitti ma non vinti, portatori sani di almeno due nostalgie, una per quanto perduto e l’altra per il non trovato, ciascuno di noi è una soglia, ciascuno di noi è la memoria di tutti i popoli del mondo.

Popoli che non hanno più una volontà sociale impersonale intesa come perpetuo rinnovamento dei propri valori, non aggiorniamo i nostri punti di vista, ci fissiamo su presunte verità. La volontà di potenza, essendo assente, non si afferma pertanto come motore attivo, non scatena alcun desiderio di leggerezza creatrice, rifiuta l'inesorabile ripetizione dell'attimo creativo.

Come il silenzio necessario che oggi lotta contro l'inquinamento acustico e sociale.

L’etimologia, anche qui, ci porta lontano, al significato nascosto della parola silentium, davvero suggestivo, perché il silenzio è un esilio volontario nei meandri della propria coscienza. In Caritas in Veritate, quale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona, la carità è la via maestra della dottrina sociale se non la si fraintende né la si estromette dal vissuto etico di ciascuno. Lo sviluppo, però, ha anche bisogno della verità, diversamente l'agire sociale cadrebbe in balia di interessi privati e di logiche di potere, con effetti deflagranti sulla società.

Premesse necessarie, proseguiamo.

L’atto del trasgredire, dice la Treccani, dell’andare oltre i limiti consentiti, comporta una deviazione dai comportamenti condivisi dalla maggioranza delle persone in una determinata società in un determinato momento storico, il termine deriva dal latino ed il significato era legato all’idea di oltrepassare, di muoversi, di superare qualcosa.

All'improvviso, nei testi più risalenti, diventa però la violazione di una norma divina, colorandosi così in maniera quasi indelebile dell’accezione più negativa, che tutt’oggi rimane, il trasgressore è colui che va contro una condizione prestabilita.

Conosco le leggi del mondo e te ne farò dono ... diceva Battiato … ma il trasgressore, allora, non può anche essere colui che conosce le regole per poi migliorarle e generare qualcosa di nuovo a beneficio della collettività?

Essere trasgressivi, oggi, nel senso degenere del termine, interessa ancora a qualcuno?

È identitario ed in quanto tale auspicabile?

Oppure a forza di insistere con la destrutturazione di tutto non son rimaste più regole sociali da violare? Tutti sentono ancora il desiderio di oltrepassare i limiti in violazione di qualcosa?

Davvero ognuno di noi cerca di mettersi alla prova in situazioni fuori dall’ordinario?

Certo, se ben interpretata, la trasgressione è strumento di conoscenza e di progresso, sicuramente se ben vissuta è foriera di emozioni veraci e, in alcuni casi, di autostima.

Oggi, invece, come ieri, si trasgredisce troppo spesso e per futili motivi, in maniera inutile.

Lo sviluppo umano è avvenuto anche grazie alla sua determinazione nell’opporsi con forza a tutte quelle situazioni che limitavano conoscenza, coscienza e libertà.

La trasgressione è un atto di volontà, è una spinta endogena con effetti esogeni che ci conduce ad autorivelazioni ed ad autodeterminazione, sfidando limiti e superando conflitti.

La trasgressione sana è proprio quella che ci rende unici, diversi, autentici, la trasgressione aiuta a coltivare la curiosità personale.

In geologia la trasgressione è la lenta conquista delle terre emerse da parte del mare, non è mai un accadimento repentino né istantaneo, le onde e le maree nel loro placido lavoro celano l’inarrestabile innalzarsi delle acque. Così dovrebbe essere per le vere trasgressioni, quelle nobili che portano seco un’inarrestabile innalzamento delle libertà superando vincoli calati da obsolete morali e bigotti pregiudizi.

La vera trasgressione, oggi, è l’orgoglio d’essere se stessi, anche nella propria normalità, anche nel rispetto delle regole, anche nella lotta quieta ma efficace che porta a cambiare gli assetti scorretti e che castrano l’intima volontà delle persone e la socialità.

La fede, l’educazione, il rispetto, l’amore, i valori veri, le rivelazioni, la volontà di potenza, la carità, la verità ed il silenzio, la consapevolezza sono oggi la trasgressività più accesa, il fare impresa è atto trasgressivo, l’essere attori dell’industria dell’innovazione è essere trasgressori, in un mondo che ha voluto buttare giù tutti gli argini e tutti i concetti (anche quelli che sarebbe stato opportuno preservare), in un mondo in cui i ragazzi non lasciano più il passo a chi è più grande sull’uscio delle porte, in un mondo in cui gli anziani non vengono aiutati, in un mondo in cui gli ultimi sembrano destinati ad esserlo per sempre, in un mondo dove il gentil sesso lo si vive nella peggiore delle degenerazioni del femminismo, la vera trasgressione è il riprendere la retta via sulla base dei maggiori principi morali ed etici che hanno reso il genere umano tale.

Una regola di base, ad esempio, dovrebbe essere il rispetto dell’ambiente e la preservazione degli ecosistemi in tutto il globo.

Oggi e da anni c’è una cieca corsa in direzione opposta.

Chi lotta e si impegna nel quotidiano per la sostenibilità nel suo concetto più ampio e completo è uno che trasgredisce.

Gli altri sono latitanti.

Così per l’assurda pantomima politica e per l’astrusa amministrazione con cui veniamo gestiti. Il trasgressore è colui che socialmente si impegna in direzione ostinata e contraria perché le cose cambino.

Gli altri sono latitanti.

In conclusione.

È vero che c’è chi pensa di trasgredire con droghe, comportamenti sessuali e sociali particolari, chi crede in quello o quell’altro, gli assolutisti e gli ismi del mondo, chi vuole distinguersi per l’abbigliamento. Potrei continuare a lungo. Ma vi annoierei.

Trovo per contro più sensato ed oggi più utile l’agire sociale di chi vuole distinguersi per quello che pensa e per come lo porta avanti, sostenuto da serie motivazioni, quello è un soggetto che, come si dice, porta nuova dottrina.

Il mondo è disseminato in ordine sparso di trasgressori nobili, quelli che generano il progresso, veri e propri innovatori, capitani coraggiosi, indomiti condottieri, visionari.

Serve il modo per coagulare le loro menti, i loro cuori e le loro forze.

Serve trovare il modo per ricostruire una sana coscienza del Noi, forte di una volontà di potenza contemporanea e di visione.

Il resto del mondo è quello dei latitanti.

Ma, finché li cerchiamo Noi, i latitanti sono loro.


A disposizione per ogni dibattito in merito.


Un sorriso, Nicola


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