• Nicola Pirina

E se avessimo ascoltato Pasolini un poco di più?

Aggiornato il: 1 dic 2020

Cagliari, 30 novembre 2020

E’ persistente l’attualità della dicotomia sviluppo e progresso, aggravata dalla tecnologia, non solo perché Papa Francesco insiste, attaccando pesantemente consumismo, banche e finanza, chiedendo azioni di contrasto alle diseguaglianze sociali e per le problematiche ambientali.

Pasolini, nella sua forza visionaria, evidenziava le contraddizioni culturali che inevitabilmente avrebbero comportato una trasformazione antropologica irreversibile. Il grande intellettuale rifletteva su sviluppo e progresso (allora al netto degli apparati tecnologici), non quali sinonimi, nè come momenti diversi di uno stesso fenomeno, né come fenomeni diversi che si integrano, né quali opposti.


Sviluppo non è di destra come progresso non è di sinistra. Né viceversa.

Liberiamoci dei vecchi schemi.

La tecnologia, quale applicazione della scienza, ha creato la possibilità di una industrializzazione illimitata, con caratteri transnazionali, ma è sempre il popolo (se libero e cosciente) che esistenzialmente ha le scelte decisive, non è concepibile, infatti, un futuro se non si creano le premesse e le precondizioni necessarie.


Un lavoratore, tuttavia, vive l’idea di progresso e, contemporaneamente, il consumismo proprio dello sviluppo.

I lavoratori sono dissociati. E non sono i soli ad esserlo.

Anche la borghesia e la ricca élite sono nella stessa situazione.

Non siamo felici né contenti. Guardiamoci negli occhi. Ha ragione Prof. Galimberti.

E’ ineluttabile l’erosione dei patrimoni perchè le attuali generazioni non hanno facoltà di scelta e, fatto ancor più grave, non riescono a vederla.

E’ meglio avere dei buoni figli o dei buoni consumatori? Diceva il poeta.

Le società decadono per il deterioramento dei costumi. Rispondeva il filosofo.


La tecnologia è in sé indifferente alla vita umana, gli interessa solo lo sviluppo che noi scambiamo per progresso, dove invece lo sviluppo è un potenziamento di una dimensione, mentre il progresso è lo star meglio di intere popolazioni.

Sviluppo allude a puntuali processi economici e sociali in un determinato territorio o sistema, progresso declama elevazione umana e morale, miglioramento dell’esistenza di una comunità delle comunità, grazie al rafforzamento delle loro espressioni sociali, culturali e spirituali.

Il progresso è più proprio delle categorie sociali che non hanno personali interessi immediati e cogenti da soddisfare, è tipico di chi si impegna per la qualità della vita e delle relazioni umane, il progresso è nozione sociale e politica, non fatto pragmatico ed economico.


Nella storia italiana c’è un precedente mastodontico.

La scuola, con maestri e professori giovani e forti, in ogni territorio, fino nel più piccolo borgo di montagna, fin nella più sperduta campagna, ha insegnato una lingua ed a far di conto (senza eliminare i vari idiomi né le lingue locali, quello è un errore che da provinciali quali siamo abbiamo compiuto da soli) ad una popolazione intera, complice anche, non appena ha potuto, Maestro Manzi col suo programma. In 70 anni, da poveri analfabeti, siamo arrivati ad essere, nonostante tutto, tra i primi paesi del mondo.


Tutto si basa sulla scuola, sull’educazione, sulla crescita delle persone come esseri umani, prima che fattori produttivi.

Se non abbiamo persone consapevoli, come pensiamo di combattere corruzione, malavita organizzata, malaffare, degrado dei costumi?

Come pensiamo possa riprendersi il dibattito culturale e politico che negli anni ci ha consegnato brillanti intuizioni e grandissime riflessioni?

Vogliamo città pulite, sicure, dove è facile trovare lavoro, con trasporto pubblico ineccepibile, con eccellente qualità dell’aria, con incredibile qualità della vita, con grande offerta culturale e sanitaria, per il benessere psicofisico.

Ma siamo sicuri che gli indicatori dei rapporti di fine anno sulla qualità della vita nelle città piccole e grandi in Europa siano ancora coerenti col nuovo mondo?

Il nuovo mondo è arrivato e nessuno gli da peso, si porta dietro le storture del vecchio e ci consegna nuove sfide.

Ma se non studiamo, se continuiamo a massacrare le scuole e le coorti di turno, che speranza mai possiamo avere? Che intelligenze stiamo crescendo? Che progresso possiamo disegnare se non lo vediamo? Quali imprese ed imprenditori innovativi vedremo in campo?


Dove sono i disobbedienti che generano le crepe del sistema?

Se ci siete, fate un fischio, saremo con Voi.


As usual, ready to debate.

Un sorriso, Nicola


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