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L'antropologia dell’innovazione.

“L'antropologo parla di quel che ha sotto gli occhi: città e campagne, colonizzatori e colonizzati, ricchi e poveri, indigeni e immigrati, uomini e donne; e parla, ancor più, di tutto ciò che li unisce e li contrappone, di tutto ciò che li collega e degli effetti indotti da questi modi di relazione." Marc Augé


Oramai ci siamo persi nel paradosso dell’innovazione come il povero gatto di Schrödinger.

Continuiamo ad essere legati in maniera incondizionata dalle nostre scelte strategiche forzando i percorsi di breve o lungo periodo, perdendone la dimensione e lo stato e facendoci carico della loro responsabilità sulle nostre larghe spalle.

Le scelta dei leaders sono ancora legate a una visione monodimensionale schiava dei sistemi esecutivi delle grandi organizzazioni. La loro necessità di innovare per resistere alle forze del mercato o per allinearsi alla moda del momento, li ha spinti a imporre processi di cambiamento dall’alto, andando a collezionarli in giro per il mondo per poi chiuderli una struttura organizzativa apatica e priva di creatività. Creare un Hub, fare Startup Battle o bandire chi sa quale competition di talenti non vuol dire fare innovazione, ci siamo dimenticati che l’innovazione nasce da schemi dinamici non lineari.

Da Archimede ad Edison passando per Einstein, tutti hanno esclamato EUREKA! all’accendersi della lampadina. Ma nessun colpo di genio avviene per caso, ogni lampadina ha bisogno della sua Smart Grid per generare la tensione necessaria per accendersi. Le intuizioni nascono grazie alle reti intelligenti di relazione, di interazioni e di esperienze che ci ricordano:


Il genio non è individuale ma collettivo.

Tutti noi viviamo dell'entanglement del pensiero, spetta a noi plasmarlo e coltivarlo a nostro piacimento. Le nostre organizzazioni devono rispecchiare la forma del nostro pensiero, non si può fare innovazione senza un'organizzazione innovativa. La status giuridico e una visione polivalente non sono sufficienti per renderla tale, bisogna spingersi oltre. L'azienda va immaginata come una comunità diffusa di talenti dove la cultura della creatività è la base fondante di tutta la struttura. Affinché questo valore si radichi nella organizzazione deve essere sviluppato in tutte le sue declinazioni.


Creative Abrasion: Il processo creativo non si deve limitare a un brainstorming, ma deve puntare alla creazione di un portafoglio di idee complementari e alternative, basandosi sulla multiculturalità e diversità del suo team e traendo forza dai suoi conflitti, dalle frizioni e dai confronti. Al fine di diversificare il loro sviluppo e dando un panorama di soluzione in grado di gestire il rischio del processo di innovazione. Ricordiamoci sempre che:

  • ognuno di noi è unico

  • per quanto geniali siamo frutto di quello che ci circonda

  • da soli saremmo perduti nella vastità del nostro pensiero  

  • le idee e i pensieri crescono, si sviluppano e si realizzano solo se condivisi  


“L'uomo che non coltiva l'abitudine di pensare perde il più grande piacere della vita." T.Edison

Creative Agility: La messa a terra di queste brillanti idee passa inevitabilmente da un percorso di apprendimento costruttivo di riflessioni e aggiustamenti, dove la sperimentazione non dev'essere realizzata sotto forma di pilota focalizzato sulla mera esecuzione per un futuro già scritto e pianificato, il suo risultato ci può portare su innumerevoli strade sconosciute. Dobbiamo approcci alla fasi di sperimentazione attraverso una forma di osservazione più scientifico artistica, dove un risultato negativo non blocca il processo ma lo arricchisce sotto forma di valore assoluto. Ricordiamoci sempre che:

  • non ci dobbiamo limitare a risolvere le problematiche tecniche

  • dobbiamo guardare alla interazioni umane con tecnologia

  • le esperienze degli Users devono diventare il nostro Know How

  • il nostro sguardo non deve mai essere rivolto verso una sola direzione


“Il valore di un'idea sta nel metterla in pratica." T.Edison

Creative Resolution: I processi decisionali devono essere ripensati al fine di poter integrare le idee da sviluppare per dar vita a nuove combinazioni al fine di ottenere delle soluzioni innovative efficienti e efficaci, creando così una forma di collaborative problem solving. Questo è possibile solo tramite un processo decisionale inclusivo, dove ogni opinione o osservazione ha un eguale peso, partendo dallo stagista per arrivare CEO. Ricordiamoci sempre che:

  • ogni parola, ogni ragionamento e ogni gesto posso aprire una differente strada per risolvere il problema

  • non camminiamo mai su un percorso lineare privo di ostacoli

  • la soluzione è sempre in ciò che ci circonda

  • spetta a noi creare una struttura in grado di valorizzare il nostro ecosistema


“Ciò che la mente di un uomo può creare, il carattere di un uomo può controllare." T.Edison

Non esiste qualche salsa o formula segreta, né tanto meno la bevanda segreta di Michael Jordan proposta da Bugs Bunny in Space Jam, per trasmettere questi valori alle organizzazioni. La leaderships, non si impara sui libri di testo né con bilici di slide, ma gestendo e coltivando ogni relazione sociale. I Leader della grandi organizzazioni sono gli architetti sociali di una struttura complessa dove i talenti non vengono collezionati per sport, ma co-creano valore usando come fosse una tela bianca la visione aziendale.


Solo così le aziende si potranno definire innovative, rompendo le barriere di uno spazio fisico per andare a lavorare sua rete diffusa di intelligenze a supporto del genio collettivo.

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