• Nicola Pirina

Fare impresa è un’impresa.

Cagliari, 17 settembre 2020

Specie in Italia.


Ma se ci riesci e lo fai nel bel paese sei fortissimo, una vera rockstar, meglio di Lapo e Silvio, le uniche vere rockstar nella penisola, escluse quelle propriamente dette ;-).

E se lo fai nel Sud ed Isole del bel paese sei un eroe nazionale.

Parlate con qualsiasi imprenditore o aspirante tale e rimarrete basiti dello sforzo titanico che si deve mettere in campo per ideare, creare e mettere nel mercato un’impresa, innovativa o meno che sia.


Queste riflessioni non sono l’ennesima sparata contro l’italico sistema burocratico amministrativo, né contro l’assetto fiscale, tributario e giuslavoristico.

Sarebbe troppo facile criticare, è geneticamente sbagliato, anacronistico, vessatorio, ingiusto. Punto.

No, parliamo d’altro, di quelli che nonostante tutto ci provano.

Concentriamoci sugli aspiranti imprenditori, perché è di loro che abbiamo urgentemente bisogno.


Per prima cosa è chiaro che questi ultimi possono non avere familiarità coi numerosi ma indispensabili passaggi necessari per avviare un'attività.

Dare un nome all'azienda e creare logo, sito ed immagine coordinata, ad esempio, sono temi che solo agli sprovveduti possono sembrare ovvi e di semplice soluzione. Per non parlare poi di determinare la struttura dell’attività o di elaborare una strategia di marketing dettagliata, di scrivere un piano industriale e di impostare i processi ... le decisioni da assumere ed il carico di lavoro possono cumularsi rapidamente ...


Piuttosto che girare la ruota e indovinare da dove cominciare, vediamo, a livello basico, quali possono essere i passaggi per trasformare un’intuizione (o una decisione) in un'entità reale.


Se stai pensando di avviare un’impresa, probabilmente hai già un'idea di cosa vuoi vendere o almeno del mercato in cui vuoi entrare, quindi devi:

  • elaborare il modello di business preferibilmente usando strumenti di design thinking;

  • effettuare una profonda ricerca delle aziende esistenti nel settore scelto;

  • scoprire cosa stanno facendo gli attuali leader di settore;

  • ragionare ed elaborare il tuo modello di business finale per immaginare come farlo meglio.

Se pensi ed è dimostrabile con l’analisi condotta che la tua azienda possa fornire qualcosa che altre aziende non possono offrire (o fornire la stessa cosa, ma più velocemente o più a buon mercato, ad esempio), hai una buona base di partenza.


Inizia sempre con i perché, di ogni genere e tipo, ti salveranno la vita.

Perché stai lanciando la tua attività? E’ un perché personale o un perché del mercato? Perché vuoi lavorare per questi clienti? Come offrirai loro il valore da te generato?

E così via, ma, indipendentemente dall'opzione scelta, è fondamentale comprendere i ragionamenti alla base della tua idea. Mai scrivere un piano aziendale prima di aver focalizzato ed indagato la propria posizione personale ed il valore dell’idea.


Una volta che hai messo a fuoco la tua idea, devi porti alcune domande importanti: qual è lo scopo della tua attività? Quali sono i tuoi obiettivi finali? Come finanzierai i tuoi costi di avvio? Come andranno negli anni i ricavi? Quanto dovrò pagare di tasse? Quale sarà il costo del lavoro o per la sede?

E’ il momento di elaborare un piano industriale.

Molti errori vengono commessi da nuove aziende proprio per la mancanza di un piano.

All'interno del piano dovrai far confluire, a sostegno di tutte le tue tesi imprenditoriali, robuste ed aggiornate ricerche di mercato.

L’analisi di mercato ti aiuta a comprendere i target, le loro esigenze, preferenze e comportamenti, il tuo settore ed i concorrenti and son on … informazioni preziosissime.

Prodotti e servizi originali e/o adeguatamente differenziati dalla concorrenza hanno certamente un impatto significativo sul panorama competitivo e ti consentono di trasmettere un valore unico ai potenziali clienti.


Il piano deve prendere in considerazione anche una strategia di uscita, deve portare seco un'idea di come alla fine uscirai dal business o di come potrai chiuderlo una volta raggiunti gli obiettivi o una situazione prefallimentare.

Ti costringe a guardare al futuro.

Quando sali a bordo di un aereo, in fondo, la prima cosa che ti mostrano è come scendere, al cinema le uscite di sicurezza, all'asilo fanno esercitazioni antincendio per uscire dall'edificio.


L'avvio di un'attività ha un costo, quindi, è necessario determinare come coprirlo.

Hai i mezzi? Hai bisogno di prendere un prestito? Devi lasciare il tuo attuale lavoro? Hai soldi messi da parte per mantenerti finché non realizzi profitto?

Molti falliscono perché finiscono i soldi prima di aver iniziato.

Non è mai sbagliato ben bilanciare la quantità di capitale di avvio di cui hai bisogno, poiché può passare del tempo prima che l'azienda inizi a generare entrate sostenibili.

Determina il prezzo e poi immagina la redditività, chiediti cioè quante entrate devi generare per coprire tutte le spese, quali prodotti o servizi generano un profitto e quali , se del caso, possono essere venduti in perdita.

Non spendere troppo quando avvii un'impresa.

Spendi il meno possibile quando inizi e solo per le cose che sono essenziali per la crescita e il successo dell'azienda.


Infine, per queste considerazioni superficiali, la scelta della banca giusta per la tua azienda, questa dipende dalle esigenze della tua azienda. Quindi scegli bene, costruisci un buon rapporto, pianifica riunioni periodiche, scegli con cura anche il commercialista ed il consulente del lavoro ed anche da loro, seguendo costantemente le attività, così come dalla banca, devi imparare ed avere sempre un giudizio critico costruttivo sulla vostra collaborazione.


Quanto sopra è una buona base per chi vuole intavolare un discorso operativo con Kitzanos. Noi siamo pronti ed immediatamente esecutivi.

E’ per questo che secondo me gli startup studio, costruttori di aziende come noi, sono assimilabili anche ai mentori, almeno a quelli veri, seri, deontologicamente corretti e che siano stati e siano molti operativi, molto ma molto operativi. Meglio se anche già imprenditori.

Ho avuto diversi mentori nel corso degli anni e ho imparato una grande quantità di lezioni preziose da ognuno di loro. Dal non prendere determinate decisioni aziendali alla promozione di determinate partnership, i miei mentori mi hanno sempre aiutato e guidato dentro i miei viaggi imprenditoriali. Mi hanno fornito informazioni e conoscenze, perché insegnandomi mi hanno costretto a ricordare, mi hanno coinvolto ed ho imparato. Ho attinto a un patrimonio di conoscenze che mi ha permesso di accelerare più velocemente ed abbreviare le curve di apprendimento, mi hanno insegnato a vedere dove dovevo migliorare ma soprattutto dove non potevo perché proprio non era il mio, sono sempre stati brutalmente onesti, mi hanno aiutato a vedere cose in me stesso che non potevo riconoscere.

I mentori trovano modi per stimolare la crescita personale e professionale, anche fissando obiettivi particolari e lasciandomi autonomo per vedere se potevo raggiungerli da solo, creano confini necessari che non possiamo stabilire per noi stessi.

Sono consiglieri fidati, nel mondo degli affari può essere difficile sapere di chi fidarsi e che ci si può fidare di qualcuno, soprattutto con informazioni riservate o sulle questioni relative alla tutela della proprietà intellettuale.

Un buon mentore è discreto e rispetta la riservatezza.

Avere un mentore non è un segno di debolezza, dimostra che sei abbastanza intelligente e abbastanza motivato per avere successo.


Prima di cercare un mentore, però, concentrati sulla definizione degli obiettivi, mappali e stabilisci aspettative chiare su come un mentore può aiutarti.


Noi siamo pronti, ripeto. E tu sei pronto per fare impresa nel nuovo mondo?

As usual, ready to debate.

Un sorriso, Nicola


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