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Forma mentis



Avanguardie educative


Intervento di Nicola Pirina

Sestu, 8 novembre 2019



Uno dei più influenti pensatori del ‘900 diceva che da consigli solo chi non può più dare cattivo esempio. Perdonerete il mio imbarazzo in questo confronto con voi, in trincea quotidiana col pezzo più importante del futuro del paese, i giovani nelle vostre mani.

Quindi preoccupato ho chiesto soccorso a due amici, uno filosofo ed uno giornalista.

Il primo diceva che gli studenti non sono vasi da riempire ma fiaccole da accendere. Il secondo che per fortuna l’università e la scuola rimangono gli ultimi due frullatori sociali.

L’istruzione e la formazione, prima ancora che essere immaginate come strumento per la creazione di nuova forza lavoro per l'occupazione, servono per pensare ad un nuovo paese ed una nuova società, non fosse altro perché i modelli di crescita iperfinanziari e consumistici, per cui furono concepiti e modificati, hanno fallito.


Andiamo incontro certamente ad un profondo cambiamento delle mansioni svolte da larga parte degli occupati attuali, così come alla creazione di nuovi lavori i cui confini ad oggi sono difficilmente delineabili.


Siamo di fronte a un cambiamento epocale, simile a quello che la società agricola ha affrontato con l'avvento dell'industrializzazione. In Italia, per esempio, alla fine della Seconda guerra mondiale il 60% della popolazione era dedito all'agricoltura. Nei 20 anni del miracolo economico, in effetti, gli occupati nell'agricoltura sono passati dal 60% a circa il 10%.


La differenza rispetto alla condizione attuale è che oggi non è altrettanto facile immaginare l'economia del futuro e quindi sapere come orientarsi. Il futuro di un paese che si industrializza è difficile da immaginare, difficile è interpretare l'attuale passaggio storico per disegnare una nuova prospettiva verso l'economia della conoscenza. I principali motivi di incertezza derivano dalla velocità dell'innovazione, che rende difficile prevedere l'impatto della tecnologia nel medio e nel lungo periodo.


Se non si trovano risposte, però, è perché non si formulano bene le domande o perché rimaniamo adagiati sulla scia di osservazioni e di pregiudizi pregressi.

La tecnologia digitale, il futuro, è già sviluppata, ha già preso possesso dell'ambiente in cui si manifesta la vita economica, sociale e culturale degli uomini e delle donne, in occidente. Internet ha già cambiato radicalmente la geografia del potere economico, la struttura degli incroci industriali e commerciali, la distribuzione della conoscenza.


Un ragazzo che è entrato a scuola nel 2019 uscirà dalle scuole secondarie nel 2033.


L'assenza di una visione prospettica riduce la disponibilità ad investire, a rischiare, genera una paralizzante indecisione, spinge a conservare ciò che si conosce, anziché esplorare ciò che non si conosce attraverso l'innovazione.

Ma senza l'innovazione un sistema economico perde competitività e opportunità, quindi l'occupazione diminuisce.

Il centro del problema, si noti, pare sempre meno la tecnologia ed è sempre più culturale La sfida più importante si gioca sul piano dell'istruzione e della formazione, sull'atteggiamento che le persone coltivano per prepararsi al mondo del lavoro in cui certi mestieri diventano obsoleti piuttosto velocemente.

Il mercato del lavoro può migliorare se migliorano le forme di espressione di chi domanda ed offre lavoro.


Come accade per le macchine ed ancor più per chi le progetta.

Le macchine sono fatte come gli uomini che le vogliono fare, di conseguenze le macchine riflettono la visione dei valori o la loro mancanza delle persone che le progettano e le fabbricano.


Il futuro non si prevede, si costruisce. Sottovalutare una tecnologia è un errore tanto quanto sopravvalutarla, per interpretarla correttamente occorre il senso storico. Il futuro non è un destino, è un progetto.


Serve learning agility, social intelligence and self-management. Per imparare occorrono le giuste motivazioni che vengono dalla consapevolezza, serve la mentalità strategica che consente di navigare nei cambiamenti e mantenendo una rotta. Oggi non si paga il lavoratore per il tempo che dedica all'azienda ma per la sua capacità di delineare e realizzare progetti, per il contributo di energia, di idee, di soluzioni tese al raggiungimento di obiettivi concreti. Serve addestrare a conoscenze specialistiche per sviluppare la capacità di affrontare i cambiamenti.


Non esistono fatti del futuro ma sono narrazioni.


Oggi hanno importanza primaria le social skill cioè le capacità di relazione, intelligenza emotiva, abilità nell'insegnamento, le capacità cognitive quindi creatività, ragionamento analitico e laterale, capacità di ascolto e pensieri critico.

Quale sarà la prossima tecnologia da imparare? Chi vincerà tra i produttori di software? Quale nuovo linguaggio di programmazione sarà studiato?

Quali saranno le macchine che si auto costruiscono e che imparano autonomamente?

Queste sono alcune delle domande corrette.

Le aziende non stanno più dentro le loro mura, portano le aziende nel mondo ed il mondo nelle aziende.


Qualunque cosa fai, puoi sempre farla bene ed è lì che trovi la tua umanità e la tua dignità. Diceva il saggio che aveva ragione.

E’ in corso la ridefinizione del concetto stesso di lavoro data la presenza di macchine ed algoritmi intelligenti che potrebbero permettere di liberare la creatività umana.

La caratteristica più specifica dell'Italia è la durata dei suoi problemi, poiché sembrano tanto infiniti quanto le politiche sembrano inconcludenti.

Sul lavoro del futuro si gioca la tenuta del sistema sociale e della trasmissione generazionale. Si può dire di tutto sul futuro tranne che sia una storia già scritta.


Vorrei dare per acquisiti i concetti su cui abbiamo lavorato 15 anni fa: la scuola digitale e l’importanza tanto del coding quanto dell’imprenditorialità quanto delle discipline collegate ai nuovi mestieri (così come l’educazione finanziaria di base). Sono e rimangono oramai imprescindibili, poco applicati nell’arco dei 18 anni del ciclo formativo che dalle elementari arriva all’università, dove abbiamo ancora centrali la cattedra e non i contenuti, non l’interazione tra discente, materia e docente, perfino la lavagna è prevalentemente di lato, come le lim (altro autogol queste ultime, fuori tempo massimo). Per non parlare delle metodologie e dei programmi su cui sembra davvero che nessuno voglia mettere mani, sembra più importante perfino il registro elettronico, disegnato per chi l’ha realizzato e davvero poco funzionale, brutto davvero.


Quindi tema uno è la modifica della metodologia ed il portarla in maniera permanente sull’avveniristico.


L’italiano è parlato da 100 milioni di persone nel mondo, il cinese e l’inglese da oltre 3 miliardi, segue lo spagnolo. Passiamo la vita a sentirci dire quanto la nostra sanità, istruzione, giustizia, amministrazione e così via siano degeneri e degenerati in maniera irreversibile, come l’ambiente, non perché lo dice Greta. Eppure, siamo stabilmente tra i primi 10 paesi al mondo come potenza industriale e tra i primissimi per qualità della vita e come meta di destinazione desiderabile.


E’ un corto che non capirò mai.


Ribaltiamo le prospettive: sarò impopolare ma uno dei grandi temi è trattare tutte le classi di docenti come gli accademici, perché a tutti i livelli è determinante il poter fare ricerca e scoprire in prima linea quelle che sono le frontiere. Idem per le questioni economiche, perché un paese che non scommette sul corpo docente è un paese sconfitto in partenza.

Quindi il tema due è il mettere i docenti in grado di fare ricerca per poterla applicare e sperimentare in diretta.


Siamo fortunati e sardi, quindi ancor più privilegiati. Mi spiego.


Ci svegliamo la mattina nel nostro letto, facciamo colazione col frigo pieno, ci laviamo con sapone e con la stessa acqua che beviamo, ci vestiamo con cose che abbiamo scelto ed acquistato ed andiamo a fare un lavoro che ci viene retribuito.

Siamo una minoranza mondiale.

Di 365 giorni che il Padre Eterno manda in terra, chi di noi appartiene alla categoria dei super ricchi, 300 li lavoriamo, cioè ogni anno facciamo 65 giorni di ferie e 300 li passiamo in Sardegna, dove la qualità della vita, dell’aria, del cibo e la natura ci consegnano quotidianamente un paradiso da respirare e per allenarci.


Siamo una minoranza mondiale.


L’affrontare chiari discorsi sulle scelte di vita e sulla loro importanza, sviscerare il concetto di conseguenze di azioni ed omissioni è uno dei punti chiave.

Uno può anche scegliere modelli web o glam...ma deve esserne consapevole.

Quindi il tema tre è la consapevolezza profonda del sé. Come docenti e per i discenti.

L’abitudine a pensare oltre è oggi fondamentale. Così come il ragionare sul come realizzarlo.

Beyond, così l’astronauta Parmitano ha battezzato la sua prossima missione, specificando che è una tappa e non un traguardo, come sostengono gli americani. Ogni tappa è una spinta per superare i confini di ogni tipo, fisico, mentale e spaziale. Rimanendo sul concetto di frontiera, ricordiamoci che il viaggio ci crea perché siamo noi stessi la nostra frontiera, il nostro confine.


Ogni classe avete almeno 20 confini diversi, oltre il vostro.


Quindi il quarto tema è imparare ad osare dopo essersi dotati di una rosa dei venti.

Foresighting e scenarios.

Tecniche di studio degli scenari ambientali, economici, sociali e tecnologici. Nessuno è abituato ad usarli né a ragionare secondo prospettive. Ci sono, sono attendibili, specie in era di big data ed di algoritmi genetici che con learning machine stanno raggiungendo la perfezione. Al 2030, al 2050, a seconda di quello che sono i temi. Megalopoli o permeabilità dei mercati ad una tecnologia.


Perché non sono mai stati presi in considerazione per i percorsi scolastici? Intendo in quanto tali come branca della scienza e come scenari dentro i quali inserire quello che dovete insegnare…?

Questo è per me un cardine per chi davvero si vuole candidare come capitano della squadra dell’avanguardia formativa.


Ex-sistère et ex-centrico, l’importanza della creatività. Esistere, in latino, stare fuori. Eccentrico, dal latino, mettersi fuori dal centro.


Queste due semplici parole sprigionano l'importanza della valorizzazione della creatività, sia in generale che nell’esercizio delle proprie attività quotidiane, qualunque esse siano.

Come?

Abbiamo mai pensato a giochi avanzati ed a percorsi sull’antifragilità?

Sentire il bene pubblico da parte di tutti, non solo dei servitori dello Stato, pretenderlo da alunni e genitori.

Abbiamo accettato il patto sociale, anziché andare a vivere sotto i ponti abbiamo deciso di inserirci nella società civile, questo comporta che tutti, oltre il personale, siamo tenuti a contribuire al metalivello che è la tutela delle generazioni, dell’ambiente e della cosa pubblica.

Non è vero che non esistono valori superiori, non è vero che tutto deve sottostare ad un conto economico e che ha come dominus il mondo finanziarizzato, ha già fallito.

La tirannia dei valori insegna.

Umiltà e conoscenza con coraggio.

Veniamo da generazioni formative che ci hanno inculcato il rispetto e l’understatement come filosofia di vita.


Sbagliato se non completamente almeno nell’interpretazione che generazioni ne hanno dato.

In ogni angolo del mondo c’è un italiano ed è sempre il migliore, non solo per come si veste o per quello che sa scegliere ai ristoranti e nei mercati (per non direi dei sardi).

Dobbiamo insegnar prima la consapevolezza e la fiducia in se e nel prossimo.

Oramai sfilacciata e trascurata, in una società atomizzata, triste e depressa, specie dove c’è benessere.


Chini sul quotidiano e le lezioni apprese.


Sia noi che i ragazzi siamo sempre dentro la bolla e fatichiamo ad alzare la testa, siamo letteralmente schiacciati dal quotidiano lavorativo e dal familiare quotidiano, siamo intrappolati.

Fate come qualunque startupper dovrebbe fare, disamoratevi e giudicate le situazioni e le persone con grande distacco ed oggettività, fatevi un libro nero delle lezioni apprese, avrete già la base per il manuale del futuro.


E con questa stiamo iniziando le conclusioni.


Vocazione delle persone nel rispetto delle vocazioni dei territori.

Ciascuno di noi ha un fuoco sacro, sono i più vari, alcuni spaziali, altri dinamici, altri ancora più remissivi ed a volte passivi, ma sempre vocazioni personali sono.

Dobbiamo essere sempre in gradi di favorire e stimolare l’emergere dei talenti nelle forme che vorranno manifestarsi. E far capire loro che la vocazione personale può generare valore per sé e per il prossimo, nel proprio territorio, regione o comune che sia.

Non c’è scritto da nessuna parte che se non sei medico, avvocato, giudice e così via sei un fallito. Assurdo nel 2020. Ogni aspirazione è degna. Aiutiamoli a perseguirla con ogni forza.

Questa è la penultima sollecitazione.


Conoscete la trappola per scimmie che viene usata in Vietnam?

La mano entra nella noce di cocco ma se si prende il riso non può uscire.

Non riuscire a vedere che la libertà vale più del riso.

Cerchiamo di essere open mind sempre e comunque.

Costruiamo ponti, legami, sorrisi e speranza.

Questa è l’ultima suggestione.


Così chiudo.


Volevo solo socializzare le mie povere opinioni e non dare soluzioni, gli esperti siete Voi.

Spero di non avervi annoiato e che il tempo speso al mio ascolto sia stato impegnato bene. Odio infatti i tirchi ed i ritardatari, quelli che danno al proprio tempo e denaro un valore diverso dal mio.


Il Vostro tempo è prezioso, il tempo è il vero bene rifugio.

Spero di aver impiegato bene il Vostro.


Nicola Pirina




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