• Nicola Pirina

I custodi dei nuraghi. I guardiani del domani.

Cagliari, 11 gennaio 2021

Di Nicola Pirina & Massimo Cossu

La civiltà nuragica ha abbracciato un lasso temporale straordinariamente lungo, tracciato in letteratura dal 1800 AC al II secolo DC, ma fino al VI secolo DC esistevano ancora solide e fiorenti comunità di cultura nuragica indipendenti, nelle Barbagie.

Il cristianesimo si sarebbe imposto solo successivamente.

La civiltà nuragica esisteva e pensava al domani e nel domani studiava e costruiva la civiltà, ovvero tutto ciò sarebbe servito per vivere. Per il domani e per l’oggi.

Civiltà poco conosciuta ed ancor meno studiata, nota però almeno per alcuni dei suoi simboli principali, i nuraghi. Oltre 6000, per lo più in posizione strategica e non fatti per conservare il grano (cit.), ma per custodire i territori, per prendere possesso di un determinato luogo. Si pensa anche per funzioni astronomiche e tanti sono i siti in cui il culto delle acque (la vita) e le pietre (la forza) disegnavano torri e pozzi che segnavano i tempi, quelli di ieri come quelli di oggi.

In ogni caso erano e sono posizionati in maniera tale da dominare i luoghi e da permettere il mantenimento dei contatti trai villaggi o, se vogliamo utilizzare un termine più consono ai nostri tempi, per creare network. Avete letto bene, servivano per fare rete. Tanti sono i messaggi che venivano dati per comunicare di comunità in comunità, per scambiare contenuti, idee, difesa, eventi, sicurezza e così via.

Proprio come avviene oggi con il fenomeno dei social. Può far ridere la cosa. Ma non troppo. Tutto è partito da qua. Dalla nostra civiltà millenaria in cui la rete di lavoro (network) era funzionale per pensare al domani e per fare ciò si era pensato, nei millenni, la loro conservazione nel tempo. Fatti per durare nei millenni, così come era pensato il loro network e le comunità che li animavano.


Ed anche se alcuni sono stati stuprati per costruire muretti a secco, la loro esatta antitesi, il discorso non cambia, non cambia neanche se qualcuno li considera solo pietre.


Mutatis mutandis, così gli Egiziani, così gli antichi Romani, così i Maya e gli Aztechi.

Così alcuni altri, magari non con storie altrettanto durature, ma pur sempre significativi.


Oggi, per contro, non appena si avvia l’inaugurazione di una rotonda o lo sblocco di un cantiere, gli addetti ai lavori prima e i mendicanti dei voti dopo, si grida alla vittoria.

Ma che vittoria è?

Certo, oramai si grida al miracolo se un’impresa non chiude dopo 3 anni di vita, è vero. Come abbiamo avuto modo di argomentare nel nostro libro, Duemilatrentacinque, prima di pensare a vittorie, inaugurazioni e cose del genere, bisogna pensare ai territori, proprio come hanno fatto i nostri antenati nel corso della civiltà nuragica. Da loro dobbiamo apprendere l’attitudine alla visione, senza autocensirci come moderni nel nostro modesto pensare, semmai, come detto, custodi di un'impresa che ha il sapere di rinnovamento.


Ci siamo fatti convincere che tutto potesse essere usa e getta, per arrivare ad una società dove la legge del più forte è esercitata da chi ha più soldi e contatti per far prima, ma la storia insegna che (quasi) tutto è già stato creato e va solo innovato, pensando ai figli dei nostri nipoti. A come vorremmo le comunità tra duecento anni, le aziende tra centro, la nostra vita tra cinquanta.


Ma dove sono oggi le persone che pensavo con strategia ultracentenaria?

Dove sono oggi i popoli che pensano se stessi a prescindere dalla propria singola esistenza nel rispetto del proprio territorio e delle proprie genti?

Chi sono i costruttori dell’oggi? Chi quelli del domani?

I prossimi costruttori e custodi dei nuraghi, per rimanere nella nostra iperbole.


Noi lo abbiamo capito, ma capirlo non basta.

Ci domandiamo che forma avranno i prossimi nuraghi, le prossime aziende, le prossime attività didattiche.

Chi sta pensando a progettare una nuova condizione che non sia fatta solo di uno spot, di un like, di un consenso, di un qualcosa che sia destinato a crollare nel dimenticatoio del domani?

Chi ha solidi Valori, secondo noi. Valori antichi che parlano di nuovo.

I guardiani del domani.


As usual ready to debate.

Un sorriso, Massimo e Nicola




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