• Nicola Pirina

L’importanza della rete, delle reti specializzate e delle loro piattaforme sostenibili.

Cagliari, 21 settembre 2020


L’importanza della rete, delle reti specializzate e delle loro piattaforme sostenibili nel dare forma alle risposte locali durante e dopo la crisi, comunque, a quello che sarà il nuovo mondo.



Non è banalmente una questione di problem solving né semplicemente della creazione e manutenzione delle reti all'interno dei territori rispetto agli altri ambienti competitivi, il nostro gap politico, amministrativo, burocratico e normativo è drammaticamente troppo sfavorevole rispetto ad altri territori del globo.


Dobbiamo lavorare d’intelligente anticipo. Nel web ed in rete.

Senza personalismi. E con un disegno di scenario.


Nel tempo e nello spazio le reti possono operare per modellare la conoscenza e creare una volontà competitiva territoriale, tale da produrre l’innovazione che serve per raggiungere obiettivi socialmente vantaggiosi, da anni invano ricercati. L’imprenditorialità, attore chiave nel e per lo sviluppo sostenibile dei territori, combina le frammentazioni, specializza ed elabora strategie per la costruzione di realtà produttive di qualità.

L'ambiente sociale, se adeguatamente coinvolto, fornisce naturalmente le capacità individuali e collettive per stabilire risposte valide e durature nel tempo.

Il sindaco, parroco ed il maresciallo, indispensabili anch'essi nelle comunità ed oggi troppo spesso trascurati ed inascoltati, ci aiuteranno.


Serve costruire nuovi ambienti territoriali con rinnovati sentiment sociali perché le principali storture socio produttive declinino e scompaiano senza traumi né strascichi.

Le industrie culturali e creative, ad esempio, altrove sono riconosciute sia come patrimonio da preservare che come leva per lo sviluppo futuro. Ci sono territori che hanno sviluppato infrastrutture dedicate, hanno ampliato l'accessibilità, hanno garantito e lasciato che la cultura e la creatività, veri e propri giacimenti nelle industria generative e non estrattive, rafforzassero l’immagine stessa dei territori ed il benessere dei residenti.


La digitalizzazione consente di far circolare i contenuti indipendentemente dal device utilizzato, ha rivoluzionato sia l'economia che il rapporto con ogni industria, ha sviluppato un nuovo comparto basato su trasmissione ed elaborazione dati, un nuovo consumo produttivo e sociale che sfugge i tradizionali vincoli di spazio e tempo, includendo nuove modalità di condivisione e valutazione.

In passato le attività tradizionali erano legate ad un'area specifica o incapsulati all'interno di alcune scatole chiuse, ora non potrà mai più essere così.


L'esistenza di un patrimonio locale identitario non vuole significare per forza che dobbiamo arroccarci nel concetto di nicchia e della sua tutela, per provare a sviluppare poi in seguito qualcosa.

Va rovesciato il paradigma. I valori intrinseci e strumentali in rete con altri servizi scatenano spillover eccezionali.

Nell'era della società creativa, la qualità delle proposte attrae persone riflessive, stimola curiosità e libera immaginazione. Se poi la creatività è basata sulla scienza e veicolata dalla tecnologia abbiamo fatto ulteriori passi avanti.


Le produzioni industriali oramai avvengono in reti di imprese ove realtà aziendali affermate, piccole o grandi che siano, coesistono con numerose piccole aziende specializzate o addirittura spingono il territorio alla creazione dei pezzi produttivi mancanti.

I contenuti ed il design sono in continua evoluzione, ciò che va a rilento è il mercato del lavoro di riferimento.

I sapori locali riflessi in un servizio culturale, ad esempio, sono molto rilevanti e contribuiscono al branding ed alle produzione locali, i territori fiorenti, infatti, sono quelli in cui un’organica solidarietà è alla base dello sviluppo locale propriamente detto.


Le prospettive internazionali pongono maggiormente l'accento sulla tecnologia che non sul capitale culturale ma, si ricordi, il nucleo fondante di ogni processo di crescita è il capitale sociale, riflette l’identità, consente originalità, è alla base dei rapporti fiduciari senza i quali non si scatenano le relazioni cooperativistiche.

La cultura locale deve far emergere talenti e consentire la sana sperimentazione che serve per generare innovazione diffusa.

Per creare un luogo creativo dobbiamo attirare i vari talenti necessari (umani, materiali ed immateriali), preservare la loro produzione ed ispirarne di nuova, scardinando le pesanti sedimentazione sociali (e politiche), rendendo i rinnovati territori rispondenti alle nuove sfide che il nuovo mondo sta per porre.


La creazione di luoghi creativi richiede che cambino le visioni a silos e che vengano facilitate le interazioni e la condivisione.

Andiamo a cercare nelle comunità ai margini, troveremo tesori.

Le grandi imprese territoriali, a prescindere dalla localizzazione, invertono i rapporti di forza con molte industrie tradizionali, ad esempio i trasporti e l’energia perché hanno trasformato il loro potenziale nominale in valore economico ed in benessere della collettività.

L’ikebana giapponese ed il nigeriano Ifa, ad esempio al di fuori dell’onnicomprensiva tassonomia globale che tutto appiattisce, sono forme identitarie che hanno generato sostenibili sistemi globali.

Potrei citarne innumerevoli altre vicine a ciascuno dei vostri paesi.

Ne servono molti di più per la nuova domanda.

Diamoci da fare.


Quali saranno quelli sardi nel prossimo mondo?

Quali quelli della penisola?

Quali saranno i metasettori che irromperanno grazie al web per scombinare i piani tradizionali?

Quali sono e quali saranno i contenuti umani e territoriali (identitari o meno) che non possono essere riprodotti mediante tecnologie appropriate?

La cultura e la creatività sono pillar insostituibili perché strategicamente complementari col resto delle industrie e con altri settori dell'economia appartenenti a diversi ambiti produttivi, supportano nuovi modelli imprenditoriali e di business, giocano un ruolo importante nello sviluppo di città e territori.


Le piattaforme di contenuti territoriali sono il risultato dell'ultima ondata di innovazioni tecnologiche e si stanno evolvendo rapidamente. Sono miscele complesse di funzioni e caratteristiche appartenenti a diversi settori, aggiungono caratteristiche uniche, soprattutto dal punto di vista della loro dimensione sociale e interattiva, sono alimentate da un enorme flusso quotidiano di contenuti di utenti, che sono allo stesso tempo produttori e consumatori. Le piattaforme digitali aperte consentono una miscellanea permanente di illimitati contenuti esistenti e facilitano la produzione di nuove utilità.

Come nella maggior parte delle industrie moderne, la produzione di piattaforme caratterizza una serie ulteriore di ecosistemi locali e sublocali dove è possibile avvenga una sana ibridazione di secondo e terzo livello.


I vantaggi intrinseci del modello in discussione sono prossimità, partecipazione e solidarietà, impegno sociale, lavori intellettuali e manuali insieme, pensiero critico che libera intuizioni, allargamento di vedute e prospettive, interazione tra creatori di valore, dialogo produttori consumatori, desiderio di presenza fisica delle persone nei luoghi di creazione del valore, sblocco dei legami generazionali.

Cultura ed educazione, infatti, presentano evidenti sinergie, nonostante la relazione tra livelli di istruzione e livelli di partecipazione culturale sia più complessa di quanto ci si potrebbe aspettare.


Uno dei driver dello sviluppo economico locale è un’immagine positiva di un luogo … quanto sono determinanti le persone in questo?


La cultura dell’innovazione può riattivare la decomposizione di zone industriali, di centri urbani, dei nuovi centri che si dislocheranno dove le persone sceglieranno la vita, dando nuova vita alle infrastrutture morte, a fabbriche e centrali abbandonate, a cantieri e depositi, a scuole e caserme, ad ex banche ed ex cave.


La storia economica dei territori insegna quanto sia tacita, formale ed informale, la conoscenza che circola libera tra imprese, professionisti, istituzioni e popolazione residente, è il patrimonio culturale immateriale che facilita la proattività del e nel particolare.

Un senso condiviso di bene comune sarà la nuova rosa dei venti nel mondo che arriva. Un migliore collegamento tra tradizione e innovazione richiede lo sviluppo di nuove modalità di organizzazione delle attività, l’individuazione di una funzione di ricerca permanente ed una strategia di posizionamento basata sulla maggior stranezza possibile che denoti apertura mentale verso l’inedito e l’inaspettato.


Desidero contribuire la creazione di un nuovo paesaggio culturale.

Lo so noi siamo già strani. E Voi?


As usual, ready to debate. Un sorriso, Nicola


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