• Nicola Pirina

La creazione del pensiero.

by Massimo Cossu, Risk and Credit Manager www.kitzanos.com

Sardegna, Aprile 2021.


Sul tema della creazione del pensiero, utile per guidare la società civile ancor prima delle imprese produttive, si presentano due punti di vista differenti.

Per il primo, sono sempre meno i pensatori di un tempo, capaci di trasmettere il valore. Ossia, il valore che un uomo tramanda ad un suo simile essenzialmente attraverso la propria conoscenza, le tradizioni, la cultura, il sapere, il lavoro, l’etica, il valore già esistente che contribuisce a far sì che ogni Essere umano sia una Donna ed Uomo del presente per il futuro, forti delle proprie radici.

Di conseguenza, ogni incontro ed ogni investimento in termini di relazione, è un vantaggio per la propria esperienza di vita, per le decisione da prendere, per le difficolta da affrontare e che si incontrano di volta in volta, alle quali è necessario dare il giusto peso per poterle superare.

È il punto di vista di pochi maestri che pensano in grande e che creano valore e che dividono generosamente con altri, in un continuo passaggio di relazione, di lettura, di memoria, per raccogliere quelle esperienze che possono essere di riferimento anche a noi piccole persone.


Il punto di vista contrario è quello di far finta di nulla. Voltarsi dall’altra parte e aspettare che il tempo passi senza che nessuno, nemmeno noi, ci si accorga del passaggio. Far finta di non vedere, di non sentire, la non espressione e, soprattutto, di staccare il pensiero perché pensare è un’arte troppo difficile nel mondo di oggi, è meglio ignorare.


Ma allora, ciò che il pensatore produce, come uomo, nelle relazioni, in famiglia, in quello che crea e condivide con amici, fratelli, colleghi, collaboratori o figli etc., non è forse il prodotto di un pensiero che già altri han creato, senza nessun valore aggiunto, ma con la riserva esclusiva del con-dividere?


È proprio questo il punto, nel momento in cui vengo coinvolto in una di queste azioni: lavorare, conoscere, convivere, procreare, educare, collaborare, non è forse un richiamo alla creazione autentica di un nuovo pensiero che genera, a sua volta, altro pensiero?

Inversamente, se ogni volta che veniamo coinvolti, ci giriamo dall’altra parte, non vuole forse dire che si vuole manifestare la non condivisione, il non pensiero, una non azione, un non valore, qualcosa che in una parola diremmo: indifferenza o, peggio ancora, distacco da quel presente che siamo chiamati a vivere.


Se questo secondo punto di vista non è buono o non ci si trova, allora è falso sostenere che sia inutile creare un nuovo pensiero.

Chi ha ragione?

Da quale parte stare?

Dalla parte di chi pensa per acquisire valore aggiunto e trasmettere agli altri quel fuoco che come una candela fa con altre dieci, cento mille candele, oppure dalla parte degli indifferenti, cioè di coloro i quali sopravvivano ad un sistema troppo lontano per essere raggiunto?


Ma sarebbe troppo scontato (che poi non lo è) parlare del pensiero degli indifferenti di Antonio Gramsci senza menzionare nessun altro intellettuale d’altri tempi. E senza andare molto lontano né oltre confine, starei in casa, in Sardegna, ad osservare le decine di uomini di Valore che hanno creato e creano valore. Qualità indiscusse che a partire dall'Ottocento e dalla poesia, per esempio, ha creato e fatto vivere una stagione di grande affermazione con i vari Luca Cubeddu, Melchiorre Murenu e poi Peppino Mereu giusto per citarne alcuni. Così per la musica tradizionale che vede affiancarsi alle launeddas, al cantu a tenore e al cantu a chiterra, un nuovo strumento musicale, l'organetto diatonico, che supporta o sostituisce la voce umana e gli strumenti tradizionali nell'accompagnamento del ballo.

La cultura sarda, tra Otto e Novecento, diventa oggetto di studi accademici. Viene studiata oltre infra moenia (grazie al canonico Giovanni Spano, storico, linguista ed archeologo e Vittorio Angius, co-estensore del Dizionario geografico, storico, statistico e commerciale) soprattutto in Germania con Max Leopold Wagner che darà un contributo essenziale, producendo gli studi più significativi.

E fa venire i brividi se si pensa di essere qui e respirare la stessa aria di questi grandi uomini e personalità. Personalità come quella di Giuseppe Manno, il primo storico sardo moderno, Giovanni Siotto Pintor, magistrato e uomo politico ma anche erudito e letterato, o Giovanni Battista Tuveri e Giorgio Asproni protagonisti politici del primo autonomismo sardo. Ci vorrebbero ore di scrittura per raccontare quello che hanno lasciato. E noi, noi che cosa lasciamo al confronto? Noi così infinitamente piccoli e sempre alla ricerca della conferma e dell’attestazione, che cosa diranno di noi?

L'epoca dell'affermazione, oltre i confini isolani, è arrivata con Grazia Deledda ed in misura minore anche con altri artisti come Sebastiano Satta, lo scrittore Enrico Costa, lo scultore Francesco Ciusa, Pinuccio Sciola, sempre solo per citarne alcuni.

E poi Emilio Lussu, l’imprenditore Giovanni Antonio Sanna, Antonio Gramsci, Antonio Pigliaru, Paolo Pillonca, Sergio Atzei, e fino ai giorni nostri con Bachisio Bandinu. Sto dimenticando qualcuno, lo so! Ma se non ho memoria, vuol dire che il passaggio di altri intellettuali del nostro presente, ancora non hanno la forma di pensiero matura per essere candidati a guida o stimolare intere generazioni.


Quelle stesse generazioni recettive nel comprendere e trasmettere grandi ed alti Valori di cui abbiamo bisogno: i nostri ragazzi ne hanno bisogno, le nostre famiglia, le imprese di qualunque entità, i territori, la società civile.

A chi possiamo rivolgerci per chiedere un sostegno che possa arricchire la nostra vita e quella di chi ci sta attorno? Forse a coloro che si vantano solo di essere noti per avere qualche seguace sui social network? Può bastare? Ci accontentiamo di così poco?

Il dibattito è ampio e senza voler creare polemica, mi limito a dire che oggi più che mai abbiamo bisogno di gente che guidi, che ispiri, che indichi il sentiero, che incrementi il nostro sapere, che sia da stimolo, che faccia capire dove possiamo migliorare senza cadere nella tentazione di aver compreso tutto o avere la presunzione di sapere quel tutto che invece è insufficiente. È decisiva questa richiesta. Decisiva in vista di un cambiamento che senza precedenti siamo chiamati a vivere ogni giorno e che, ogni giorno e senza accorgercene, stiamo vivendo.

In mezzo alla morsa di un’emergenza sanitaria globale che ci sta mettendo alla prova su ogni profilo, bisogna trarre spunto da questi grandi pensatori. Lo abbiamo ampiamente scritto con Nicola Pirina in Duemilatrentacinque, Visioni per il futuro dei territori uscito a dicembre del 2020, ma probabilmente quest’argomento necessità di un approfondimento maggiore poiché l’istituire è una fonte atipica del pensiero che, piaccia o no, può riguardare tutti, coinvolge molti, ma sembra interessi pochi.


Non credo nell’immobilismo. Non ci crediamo. Lo stesso team con il quale lavoro, Kitzanos, è fonte di ispirazione, di divulgazione, di progetto, di intuizione, di ricerca che stimola la visione più ampia del pensiero e del pensare in grande. Crediamo fortemente in questo dinamismo perché per noi contano i Valori delle persone. Siamo sicuri di questo. Crediamo nella valorizzazione del pensiero e nella forza che esso può dare attraverso la cultura, la storia, la radice atavica che ci accomuna. È presente nell’agire che il pensiero produce. Ma la produzione del pensiero, è un progetto di vita. È una barca in porto pronta a prendere il largo. È la condivisione con un Amico che ti vuole bene. È un gruppo, come quello di Kitzanos, in cui il pensiero individuale trova la sorgente viva nell’insieme e dalla conoscenza dei miti, che indirizza e porta nella giusta dimensione quel che, oggi, si crede possa andare perduto: la creazione del pensiero.


Buona Santa Pasqua 2021


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