• Nicola Pirina

Live as number two. Run the slipstream, take the wake. Be happy to be yourself. Always. #liveclever

Cagliari, 21 aprile 2020 (47° giorno)

Live as number two. Run the slipstream, take the wake.

Be happy to be yourself. Always. #liveclever

I numeri che mi sono sempre piaciuti di più sono il 3 ed il 7.

Il 3 in particolare. E’ perfetto.

Sono però nato per secondo ed è da tanto che pensavo al significato di fare la vita da numeri 2, sotto più profili.

Provo a cucinare un ragionamento.

Lo sport è maestro di vita. Anche in questo. Non si può vincere sempre, ma c’è chi a perdere è specializzato, sono gli eterni secondi, nessuna disciplina è immune.Così a scuola, c’è sempre la prima della classe, come all’Università, c’è sempre il primo del corso. Così c’è chi fa l’intercultura e l’Erasmus e chi no. C’è chi fa il dottorato ed il master, chi l’alta specializzazione. E chi no.

Così nel lavoro, c’è sempre uno più bravo, il capo studio, il dirigente, il direttore, l’amministratore delegato, il presidente, il collega.

Ma essere secondi vuol dire non riuscire mai ad essere i migliori in qualcosa?

A volte, il posto giusto, può non essere il primo?

Arrivare secondi … essere secondi … ma chi arriva secondo, chi è secondo, ci arriva perdendo?

E’ possibile che essere nei panni del secondo sia a sua volta una condizione utile?

Quella di chi non si sente arrivato e vede sempre le spalle di qualcuno davanti da superare? Ma poi, perché da superare?

Proseguo.

Il secondo figlio. Gravidanza: per il primo stiamo attenti ad ogni cosa, anche all’aria che respiriamo, per il secondo no. Crescita: i genitori hanno già esperienza, hanno già sbagliato, per questo they don’t care to fail again, sanno che un metodo vale l’altro. Abbigliamento ed accessori: tutto riciclato. Nonni: forse, se non hai più di 5 cugini, si accorgono della sua esistenza verso la prima comunione. Paragoni: peso, alimentazione, appetito, sonno, defecatio, abilità motorie e linguistiche, abilità scolastiche e sociali, intelligenza, un eterno confronto col primogenito, un genio indiscusso. Per il secondogenito non esistono prime volte. Mai. E resteranno sempre i piccoli di casa.

Saltando di palo in frasca.

Mi ha incuriosito anche cosa dice la numerologia.

Il 2 rappresenta dualità e unione, è simbolo dei rapporti relazionali, associativi e diplomatici, è il numero della relazione di coppia, sensibile e consapevole, solidale, comprensivo e sensibile in tutti gli aspetti del quotidiano. Cerca sempre armonia. Questa attitudine è frutto della sua consapevolezza di far parte del tutto. A tratti indeciso perché portato a vedere il duale di ogni aspetto. Amante della pace, attento al prossimo di cui percepisce, prevenendoli, i bisogni.

In ambito lavorativo è affidabile e preciso con ottime qualità di analisi.

Sindrome dello sfavorito? O Buonista?

Direi di no, certamente il numero due è al di sopra dei concorrenti ed al di sotto dei belligeranti, per indole e non è una cosa né sbagliata né da poco.

In fondo, chi prende la scia, non si avvantaggia aerodinamicamente della fatica che fa il primo? E alcune volte, proprio sfruttando questa su capacità, questa caratteristica riesce ad imparare prima le strategie, perché è costretto ad avere visione, a pensare. Il primo corre, è velocissimo, imprendibile, il secondo gioca a scacchi. Può non vincere ma gli basta, è soddisfatto. E’ il suo ruolo, sa qual è il suo valore e comprende fin da subito il modo che avrà di poter dare il suo miglior contributo.

Estremamente attento al rapporto lavoro - qualità della vita, il numero due organizza la sua giornata senza mai dimenticare i legami generazionali, non trascura i giovani ma non abbandona gli anziani nelle RSA né negli ospizi, riconosce il valore della saggezza, dell’esperienza, dell’amore ricevuto. 

Sa qual è il significato profondo del give back.

Io sono e sono sempre stato un numero due.

Non ne ho mai fatto mistero, né me ne vergogno. Anzi.

Andando a ritroso (e questa volta i nomi non sono di fantasia, è la mia vita): Roberto, Carlo e Cesare sono bravissimi. Altrettanto migliori di me sono Francesco, Andrea e Mario, grandiosi Gianfranco, Francesco, Lucio ed Emanuele, lucidissimi Agostino ed Alessandro, lungimiranti Stefano e Gianni, grantico ed insostituibile Gianluca. Sempre acuti Luca e Andrea e così via, ho una lista infinita di mentor, senior e fratelli maggiori di cui vado molto orgoglioso.

Preziosi tutti i grandi che hanno gradito la mia compagnia.

Gratitudine infinita.

Ho ripagato col lavoro, con lo studio, con capacità relazionali, tecniche.

Loro salivano ed io con loro. Dietro, ma con loro. Arrivavo sempre e comunque.

Sono più bravi, più dotati intellettualmente, hanno più capacità di studio, sanno fare più cose.

E’ un fatto. Mi va bene star li ad imparare tutto quello che riesco.

Non ho mai voluto essere il numero uno, non mi dispiace non esserlo.

Son contento della mia capacità, mi impegno sempre per essere almeno all’altezza di sedermi al tavolo dei migliori.

Non tutti possono esserlo, ognuno ha il suo ruolo, la sua dimensione.

Ma tutti sono importanti e fondamentali, è centrale che ciascuno, con l’autoanalisi che serve, con umiltà e consapevolezza, trovi il suo posto, valorizzi il meglio di sé ed abbia la capacità di tendere al meglio, al bello, al giusto, al buono.

E per non snaturarmi, se no non sarei io, al cambiamento ed alla progressione continua.

Ritocchiamo i nostri modelli di vita per essere meno vulnerabili, non solo ai virus.

Così anche la Sardegna deve pensare, scrivere e percorrere un suo modello, a prescindere dagli altri, questa cosa della competitività dei territori e tra territori la trovo assurda.

Così l’Italia e così via. E’ necessario trovare un proprio modello. Ed attuarlo.

Personalmente non credo alle classifiche, né ritengo che vince abbia sempre davvero meritato di vincere, spesso non c'è merito nella vittoria almeno quanto non c'è colpa o demerito nella sconfitta.

Non credo potrà essere l'individualità e l'individualismo dei numeri uno a salvarci.

I veri numeri 1 sono tutti coloro che lavorano in silenzio e nell'ombra ma che, con il loro gioco ed il loro spirito, sanno far emergere tutto il valore dei singoli e del gruppo.

Quindi, si, per me il primo posto può non essere giusto né il per forza desiderabile.

La vita da numero due (o tre, quattro, cinque, etc.) non è vita da perdenti.

E’ la propria, va bene così.

As usual, ready to debate.

All the best

Cheers

Nicola

ps -> ovviamente sono il numero due anche in casa mia, non o mai la maggioranza né in assemblea né in consiglio d’amministrazione...ma va bene così ;-)

ps 2 -> ed altrettanto naturalmente sono il numero due, di Simone, genio indiscusso, avrei davvero voluto sentire oggi la sua opinione. E quella di De André.


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