Metalivelli e spazi intermedi: l’intervento di Nicola Pirina alla Fondazione Fabbri

Vi proponiamo le riflessioni del CEO di Kitzanos all’iniziativa “Fare comunità e co-produrre territorio con i digital Twins” che si è tenuta al Museo del ‘900 di Venezia.

Mi ci sono voluti vent’anni per capire che dell’essere intimamente giurista non mi interessava l’intervento sulla patologia ma, fuori dalle platee ordinarie, provare a essere uno degli scacchisti per gli scenari.

Lavorare sul futuro, però, non significa prevedere quello che accadrà, perché per fortuna il mondo è sempre più sorprendente di quanto i modelli scientifici possono catturare, viceversa significa essere aperti, pronti alle sorprese e preparati a gestirle.

Per cogliere le sfide del futuro non ci si può limitare alla mera constatazione che le cose sono già cambiate molte volte e che continueranno a cambiare, non si tratta di prevedere innovazioni tecnologiche in arrivo, ma i cambiamenti sociali, relazionali, pratici e culturali, stili ed attitudini, in preparazione e delle loro reciproche interazioni ed esigenze.

Che ruolo deve svolgere l’innovazione nella ricostruzione di un mondo migliore? O per favorire i processi anticiclici? Che ruolo può avere l’innovazione nel paradigma della società 5.0? È necessario definire, qualificare e implementare un nuovo paradigma del concetto stesso di innovazione, quale naturale evoluzione del modello di open innovation e di superamento della retorica autoreferenziale delle attuali pratiche.

Tutti dicono di voler cambiare il mondo ma nessuno pensa a cambiare se stesso, diceva Tolstoj e aggiungo, con Manzoni, che, non sempre, ciò che viene dopo è progresso. Troppe volte la sensazione dell’obbligo di innovazione soffoca le disponibilità alla riflessione, troppo spesso proliferano piani o narrazioni che si rivelano poi incapaci di indicare direzioni di senso, certe e di orizzonte ampio. Troppe volte ci sono presunte soluzioni che non hanno alla base serie motivazioni. I primati tecnocratici, capitalisti e globalisti stanno per cedere il passo al neo umanesimo a base tech? L’umano è in fondo sia il soggetto che l’oggetto dei processi d’innovazione, quindi non può non avere un ruolo attivo (e speriamo proattivo) nell’indirizzare le evoluzioni innovative.

Servono visioni politiche chiare e buone politiche pubbliche conseguenti. È importante avere precisi indirizzi politici, contenuti in atti, programmi, leggi e direttive. Il vero tema è quindi un ragionamento sul metodo del governare. Oggi subiamo un primitivismo organizzativo, rudimentalità delle procedure, insufficienze del personale, scarso ricorso a tecnologie informatiche, arcaicità del disegno complessivo, suo anacronismo rispetto agli altri governi moderni. Occorre, quindi, ristabilire un rapporto ordinato tra la politica e le politiche.

I vertici politico–amministrativi sono oggi incapaci di mettere a punto obiettivi e programmi, anche quando devono farlo per fini interni. Quando una politica è stata decisa, si è fatto ben poco, è nella sua attuazione che sta la pietra di paragone, gli apparati amministrativi non sono mere macchine esecutive, hanno interessi, rappresentano mentalità, stabiliscono legami con la società, nell’attuare, interpretano, modificano, ritardano.

La tecnologia, intesa come dimensione, è sempre più ineluttabilmente connessa alla biologia umana, animale e ambientale. Tutto parte dall’educazione e dal pensiero, che sono le leve invisibili che azionano nel modo corretto e più adatto ai tempi le nostre azioni e i nostri comportamenti. Siamo figli di una lunga rivoluzione industriale e genitori dei nativi digitali, siamo nati analogici ma non andremo in pensione in un metaverso. Quel che è certo è che serve innovazione armonica, circolare, che persegua la giusta relazione e sappia combinare elementi e tonalità contrastanti in una logica di contemporanea consonanza.

Fare innovazione significa creare ogni giorno nuovi mondi, ogni mondo nuovo potrà esistere solo nella misura in cui saprà essere espressione di un logos, perché solo se frutto del pensiero e dell’azione umana, costantemente aggiornati e rinnovati, potrà essere a misura d’uomo.

Padre eterno permettendo, siamo noi a creare la storia, non viceversa.

Siamo pronti per l’infosfera quale perfetta convergenza tra il mondo virtuale e lo spazio fisico, dobbiamo implementare una nuova ontologia.

Già ciascuno di noi ha un suo gemello digitale. Già molti territori l’hanno.

Altri ne possono sorgere e possiamo pensarli in rete e con reti di reti.

A patto che ci sia una corretta politica di gestione dei dati.

Complimenti al Prof. Masiero per la lungimirante direzione scientifica dell’evento e grazie a tutti i relatori per i significativi contributi.


Come sempre disponibile al dibattito.

Un sorriso, Nicola

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