• Nicola Pirina

Nuovi epicentri.

Cagliari, 15 settembre 2020


Potrebbero una piccola città o un piccolo paese, apparentemente periferici, diventare il prossimo centro dell’innovazione possibile nell'area euro mediterranea?



E’ improbabile, direbbero i più.


Potrebbe però scatenarsi una svolta sociale per supportare un'industria tecnologica in forte espansione.

Ad esempio quella dei servizi avanzati, deep tech based.

Il tutto in un villaggio, in ottica di rete proattiva che produce per sé e per i territori che riesce a coinvolgere.

Non intendo che un centro possa diventare la prossima Silicon Valley, troppi politici, troppi avventurieri dell’industria dell’innovazione si sono già lanciati senza successo in meri slogan, è diventato un cliché, peraltro non più percorribile.

Altro tempo, altri mondi, altra domanda, altre tecnologie, altri bisogni, altra epoca.


Emulare il successo economico altrui non è la strada, benché dalle esperienze world wide ci sia ovviamente tanto da imparare.

Sicuramente si deve fare lo sforzo di attrarre le migliori menti, le più eccellenti competenze, i migliori lavoratori, ma tutti, non solo quelli della rete, non solo quelli high tech e così via, tutti quelli che servono per fare le nuove imprese.

Certamente si deve trovare il modo per costituire nuovi veicoli d’investimento per supportare le fasi di svolta socio economica e per finanziare i progetti più coraggiosi e di prospettiva.


Ma non esiste un percorso universale né località che sono prescelte per volontà divina o per scelta delle banche né degli investitori.


Cos’è che rende possibile il verificarsi delle condizioni che consentono di raggiungere le soglie critiche per essere in grado di costruire la (non una) nuova industria tecnologica?


La massa critica è un’intera società di un intero territorio piccolo o piccolissimo che sia, a patto che intercetti quelle che sono le nuove domande, i nuovi bisogni e le nuove tecnologie per servirli, che ci si basi su un’infrastruttura tecnologica di servizi avanzati.

Questo schema non può soffrire limitazioni geografiche né amministrative, basta che non manchi il web, le competenze, i fondi e l’energia per coinvolgere tutta una comunità in un progetto collettivo.

C’è una prossima industria possibile, ad esempio in Sardegna, è chiarissimo e c’è anche la ferma volontà di un gruppo di imprese di animare le comunità, di tutta l’Isola.


Pensate a come il covid e la sua gestione hanno demolito, tramite il lavoro a distanza, il legame con determinate città europee. Già solo questo cambiamento potrebbe alterare i modelli universali di sviluppo urbano pregressi.


L’innovazione potrebbe non essere completamente distaccabile da un luogo fisico, perché spesso solo in presenza nascono nuove idee e queste, si sa, vengono perfezionate attraverso le interazioni tra le persone. Poiché le nuove idee, per definizione, non hanno un vocabolario definito, di solito richiedono un certo grado di comunicazione non verbale, che non è facilmente replicabile in una riunione web based.

Ma questo luogo fisico può essere ovunque, se ci sono le persone giuste.


La città, in fondo, sono organismi viventi dove, a mobilità variabile, dal centro alle campagne (che non sono periferia ma centro a loro volta), si possono sviluppare sinapsi ieri impensabili, perché oggi sono molti i territori ad avere bisogno di riscatto, ad avere necessità di inventarsi un domani.


Le città non hanno personalità uniche e verticali.

Le città sono le persone che la vivono e che la trasformano coi loro sogni ed ambizioni.


Le industrie caratteristiche di molti centri minori tendono a rientrare nel primario e nella manifattura nonché nei servizi di fruizione dei luoghi stessi.

Si badi bene, però, è indispensabile ragionare sul fatto che saranno nuovamente uniti, indissolubilmente legati, gli intensi lavori manuali col lavoro cognitivo.

Si può infatti separare la comunicazione dall'agricoltura o il turismo dalla tecnologia, la finanza dalle industrie generative?


Ma il tema è cosa attrae veramente le persone ai luoghi, cosa fa si che un singolo o una famiglia o una rete di amici scelgano un posto in luogo di un altro per immaginarci la propria vita, personale prima e lavorativa poi.

Quanto peserà nelle nuove industrie di domani la qualità della vita?

Se ci riflettiamo bene anche le persone più agiate passano 300 giorni su 365 nella località in cui lavorano ...


Cagliari è uno dei luoghi ideali in questo senso così come molti paesi sardi.

L'Isola unita può avere un volto ed un futuro diverso se ben interpretata.


As usual, ready to debate.

Un sorriso, Nicola


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