• Nicola Pirina

Paura o ispirazione?

Viviamo tempi sempre più incerti.

Per molti è fonte di paura, per altri di ispirazione.

Cagliari, 20 novembre 2020

Il futuro è finzione, per ora, perchè è una storia da scrivere insieme, dove gli unici limiti sono la nostra immaginazione e capacità di comprensione del mondo che ci circonda.

2035 o 2050 non importa, le nostre capacità di analisi delle tendenze attuali e dei fattori di cambiamento possono aiutare a caratterizzare i diversi futuri possibili.

Insieme alle nostre capacità di azione.


Perché 2035 o 2050?

Concentrarsi su un futuro lontano può essere solo una distrazione, può dire qualcuno … oppure per comprendere appieno il cambiamento del e nel modo in cui funziona l'economia del web è necessario considerare un orizzonte più ampio?

Non ragiono, in questo pezzo, di previsioni del futuro né di progressi tecnologici, ma della capacità di pensare liberamente ai tipi alla società ed alle persone che potremmo trovare sulla base di tendenze, tecnologie e movimenti visibili oggi.

I cambiamenti a cui abbiamo assistito durante le nostre vite possono impallidire davanti a quelli che ci stanno davanti. Gli scenari sono storie che ci raccontiamo sul futuro che potrebbe esserci, possono essere confortanti, sconcertanti, divertenti, spaventosi, stimolanti o forse anche deprimenti, ma usarli per aiutarci a prepararci per ciò che potrebbe essere e per considerare strategie per provare a manovrare i vari vettori non è sbagliato. Anzi.


Un esempio per spiegarmi.


I sistemi umani stanno mettendo il nostro sistema planetario sotto stress, per molti versi quasi irrimediabilmente. Da un mondo in cui entrambi i sistemi si muovono verso il collasso, dobbiamo avere la forza per trovare la via per cui la simbiosi simpatica è la linea basica per tutte le attività sul nostro pianeta. Per aiutarci a capire e pianificare il nostro futuro comune, però, dobbiamo spingerci a immaginare quello possibile, andando aldilà della nostra vita quotidiana, immaginando quello che speriamo sia.

Viviamo in un mondo caratterizzato dall'aumento delle complessità e dell'incertezza. Cambiamento climatico, perdita di biodiversità e scarsità di risorse minacciano il futuro generazioni. Questo richiederà una collaborativa azione globale urgente nel prossimo decennio. Nel frattempo, digitale, tecnologia, urbanizzazione e cambiamento demografico avranno un impatto su comunità, imprese ed economie, influenzando radicalmente ogni aspetto della nostra vita. Il futuro, 2050 e oltre, sarà determinato dalla nostra capacità di affrontarlo grazie alle sfide ambientali e sociali odierne, imponendo modifiche per soddisfare le esigenze di quasi dieci miliardi di persone che vivranno principalmente nelle aree urbane (forse, post pandemia probabilmente può essere fenomeno attenuato, almeno pro tempore).

Possiamo immaginare una società che consuma le risorse ad una velocità inferiore rispetto a quella con cui l’ambiente si rigenera?

Possiamo immaginare una società in cui, protette le particolarità delle varie genti, siano diffuse strutture sociali eque, equilibrate ed eticamente corrette?

E’ possibile che si argini la perdita delle biodiversità e che si tutelino le aree da proteggere senza penalizzare la fruizione che l’uomo può giustamente fare delle stesse?

Può un sistema di intelligenza artificiale fornire quotidianamente aggiornamenti sugli sprechi alimentari e sull'emissione di CO2 e così via?

E’ così sconveniente vivere in simbiosi col pianeta maneggiandolo in maniera corretta?

Se nel 2025 ci fosse una carestia globale e questa durasse un paio d’anni, saremmo in grado di reggere?

Se nel 2040 ci fosse l'inverno più freddo mai registrato, cosa assorbirebbe più energia per far fronte al problema? Gli accumulatori resisterebbero?

Ma davvero non si possono riconvertire i sistemi per i rifiuti, per l’energia, per le produzioni, per la campagna e così via?

L'umanità oggi vive in una servitù autoimposta.

Non è pensabile l’economia del noi?

Se ci fossero disordini popolari e ardente disobbedienza, organizzata, intelligente, composta ed efficace, potremo guarire il pianeta. Perchè in fondo non mi aspetto né che ci pensino i governi, né le multinazionali, né i giganti del web, né che gli intellettuali (missing in action, tranne che per criticare Greta) si espongano e si mettano in campo per questo.

Sapete, penso ancora che il buon esempio possa funzionare.

Ma ci vuole generosità e buona volontà.

È stata creata una miriade di nuovi tipi di lavoro, la maggior parte pericolosi e indesiderabili, è stata intensificata l’urbanizzazione ben oltre i confini della crescita urbana, molte persone vivono a basso reddito schiacciate tra la cogenza e l’aspirazione che le ha portate nei grandi centri, sembra che le api siano superflue ed il pesce infinito, guardiamo con curiosità alle pseudoproteine ​​surrogate … Greentocracy, così chiamano il pensiero opposto.

Guardiamo alla natura per attività ricreative, per rinnovare le colture, lasciamo in pace la foresta pluviale amazzonica, lo spazio e l'estrazione mineraria in alto mare.

Le fonti d'acqua. Ma può esistere una società dove le fonti sono altamente regolamentate con accesso limitato, dove società private detengono il monopolio sulla maggior parte dell'approvvigionamento idrico mondiale?

Le persone ed i sistemi agricoli soffrono ampiamente del clima trasformato e regolarità di condizioni meteorologiche estreme. Non si può contare solo sull’acqua piovana e su arcaici sistemi depurativi.

Non che il problema di approvvigionamento del cibo sia diverso e meno grave.

O quello dell’assistenza sanitaria.

L'isolazionismo. Le società sono guidate dalla paura dello straniero e del diverso.

Ma può una società gestire flussi di persone istituendo campi di rifugiati che sembrano inferni controllati?


Ma non è che da troppo tempo siamo succubi rispetto all’uso dilagante di droghe intelligenti che manipolano i cervelli della massa?

Insomma, non è che le turboeconomie abbiano fallito? Almeno in (grossa) parte?

Perché dovremmo farlo prima noi? Not in My Backyard. Continuiamo a sentircelo dire perché domina ancora l’assenza di dialogo.

La filantropia ed un nuovo umanesimo digitale possono diventare mainstream, al centro della scena possono tornare salute, socialità e cultura, possiamo avere governi che si impegnano per migliorare le condizioni della società e non inseguire problemi più vecchi di loro, possiamo portare fuori dalla povertà le persone ed avere una società inclusiva perchè fame, sete e deserti alimentari non sono una predestinazione.


La vita è bella, per ora.

Ma non per tutti. E non solo per la pandemia.


As usual, ready to debate.

Auguro un sereno fine settimana a Tutti.

Un sorriso, Nicola


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