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Perché sono d'accordo col Presidente Mattarella ( sul tema innovazione post missione San Francisco)


Riflettevo su due diversi pensatori contemporanei con cui di recente mi sono confrontato. Roberto Bonzio, citando un noto film, ricorda ossessivamente che dobbiamo essere visionari e pionieri ma mai guardiani. Francesco Molinari, workaholic anch'egli, ha talmente tanto lavoro ed ancor più idee che spesso ripete "questo lo faccio nella prossima vita".

In effetti, essendo già miei propri entrambi i mood, penso siano due le chiavi di lettura reali di quello che accade nell'ecosistema dell'innovazione in Italia oggi. Vediamo perché. 

L'apparato normativo non ha subito le modifiche sostanziali necessarie, né quello generale né quello di settore. Le performance degli ecosistemi europei ed extraeuropei proseguono nella loro crescita endogena e grazie all'm&a di quello che non viene capito né recepito nei paesi di concepimento.

L'Italia no. 

Il quadro della finanza pubblica italiana dedicata al settore (europea, nazionale e regionale) idem come la normativa, ivi compreso il personale deputato (aspetto tutt'altro che trascurabile). 

Il lavoro dei VC (specie quelli che hanno intersezioni coi fondi pubblici), dopo 20 anni, meriterebbe un'indagine approfondita per vedere realmente che cosa hanno realizzato, dove, perché e con quali risultati, che tipo di rapporto hanno instaurato con le investite che sopravvivono, che ne è stato dei wrightoff e così via.

Lo stesso sono portato a pensare per i liberi professionisti e per le società di consulenza, davvero servizi da rinnovare per poter servire adeguatamente l’industria dell’innovazione.

Gli investimenti in education ed empowerment, nelle scuole e nelle università, andrebbero anch'essi indagati, perché nel primo caso possiamo solo attendere (scuole), mentre nel secondo (università) è già evidente che soffrono di mancata riprogettazione ed analisi oltreché di valutazione, per capire cos'è stato utile agli studenti, alle startup, alle scaleup ed alle imprese in genere.

Non vorrei che anche qui scoprissimo che oramai sono fine a se stessi.

Insomma ho il dubbio che ci siano troppi guardiani.

Abbiamo già troppi vincoli, lacci e lacciuoli, non mettiamoci altri ostacoli oltre le difficoltà che incontrano naturalmente le innovazioni per entrare nel mercato.

Per analisi approfondite intendo che un pool di veri valutatori terzi ed indipendenti, di settore, superpartes, svolgano una valutazione d'impatto, analizzando anche i bilanci delle società di consulenza, degli incubatori, degli acceleratori, delle startup, scaleup e dei fondi di investimento (pubblici e privati) al fine di far definitivamente depositare la polvere della sbronza mediatica degli ultimi 10 anni e capire chi davvero fa le cose in maniera deontologicamente corretta, sana, diligente e concreta per lo sviluppo dell'innovazione e non costruisce solo deck per investor relationship.

Questo riguarda ciascuno di noi, tutti, nessuno escluso, ogni attore, protagonista o meno del sistema. 

Vero che andrebbe indagato con intelligenza ogni altro settore del paese e che l'Italia ha debito rispetto al resto del mondo sotto molti aspetti. 

Ma se siamo innovativi dobbiamo esserlo anche qui.

Dobbiamo davvero essere visionari e pionieri anche in questo.

Questo è importante per infondere coraggio e determinazione in chi ha metabolizzato le lezioni apprese ed ancora, in maniera ostinata e contraria, lotta per un mondo diverso attraverso gli occhi della sua innovazione, quale fattore abilitante con la tecnologia che lo sostiene.

Serve coraggio per questa scelta, ma va fatta. 

Sarebbe importante per diverse ragioni:

c'è una grande differenza (in meglio) tra idee e team rispetto al primo quinquennio 

al netto delle vere ma rare scoperte tecnologiche, finalmente la tecnologia è ben interpretata come medium e non come fine

c'è una nuova platea di nuove imprese con fatturati veri e prospettive certe

quello che per noi è scontato per il mondo non lo è quindi ad esempio va rivisto il rapporto con gli istituti di credito e con l'intero ecosistema economico

serve generare consapevolezza ed eliminare i metus reverentialis inutili

urge generosità di pensiero e d'azione

chi ha sbagliato chieda scusa e dimostri di aver imparato la lezione

Il tempo è tutto, è il vero bene primario di oggi. 

Servono progetti di vita prima che business model o mvp. 

È determinante costruire reti di reciproco sostegno, soccorso ed aiuto. 

Non tutte le imprese rimangono, le persone si, almeno fino a che il Padre Eterno vuole. 

Non serve continuare a cercare solo unicorni né aspettare di imbattersi in cigni neri, servono più Pmi con € 700k di fatturato nei territori, in rete tra di loro, servono le vocazioni delle persone che interpretano e valorizzano le vocazioni dei territori. 

Serve coraggio e determinazione per abbattere i guardiani e avere finalmente tempo di qualità. 

Non è impossibile, basta volerlo.

Enjoy life, un sorriso Nicola

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