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Pesi e pensieri.

Chi, come me, ha la tendenza a non mantenere il peso, sa cosa significa portare chilogrammi di troppo.

Quando dimagrisci, ti accorgi cosa significa aver portato uno zaino da venti o trenta chili in più, direi per nulla.

La zavorra è zavorra, c’è poco da discutere.

Quando togli il peso fai meno fatica in tutto, sei più leggero in ogni senso e dimensione.

Quella gratificazione che comporta il fatto che i pantaloni non stringano è impagabile.

Tutto ti sta meglio, fai più volentieri sport, sali le scale di slancio, non hai quel senso di affaticamento perenne.


Perché inizio questa riflessione così?

Perché, così come chiunque, appesantito dai chili in più, fa più fatica e soffre, così l'impresa, lo stato, la regione e le pubbliche amministrazioni in generale ed in senso ampio dovrebbero riflettere su questo tema.

Se ti togli la zavorra, se sei leggero, tutto è più semplice, comodo e se vogliamo anche più garbato.

Prendiamo un esempio macro, lo stato italiano e la sua amministrazione.

E’ noto, se non a tutti, almeno ai più attenti, dove e come si dovrebbe e potrebbe, senza problemi e senza modifiche legislative, andare a fare i tagli veri, andare a combattere evasione, mala gestio, sprechi, consulenza inutili, doppioni, incompatibilità, cattiva gestione del personale e del reclutamento, mancata valorizzazione degli asset strategici e via discorrendo.

Invece, o non si fa nulla o si fanno cose che non sono nella direzione utile alle persone ed alle imprese.


E si evitano con cura le azioni che servirebbero spostando attenzione pubblica e dibattiti utilizzando in maniera strumentale la comunicazione istituzionale e pubblica.

Quindi lo stato non mollerà mai il suo zainetto, non si alleggerirà mai, per noi cittadini e per noi imprenditori non cambieranno mai le cose?

Idem per le imprese, se si sa guardare con attenzione, si capisce bene e subito dove e come eliminare gli sprechi, ma raramente questo avviene.

Perché nessuno vuole togliersi lo zainetto?

Forse non se ne sente realmente la necessità?

Non ho risposta convinta, sono certo che ad oggi, chiunque, salvo rare eccezioni, abbia provato a cimentarsi con il pubblico affare è stato affondato o fagocitato dal sistema.

Tutti incapaci? Collusi? O pensavano di riuscire e non ce l’hanno fatta? Quindi semplicemente presuntuosi? O peggio ancora tutti i migliori sconfitti dal sistema?

E lato impresa, è così difficile accettare il cambiamento prima di accorgersi che è troppo tardi?

Di una cosa sono certo, non c’è nulla di immodificabile, se questo serve per tutelare ancora meglio le persone e l’apparato produttivo.

Basta volerlo.

Sono gli uomini che fanno le leggi, se sono saggi, se studiano e se sono in grado di farle bene.

E lo faranno se noi abbiamo votato bene dopo aver fatto sana ed attenta partecipazione politica.

Ed anche di un altro aspetto sono convinto: quando si progettano le cose, che lo si faccia con visione e lungimiranza, non facendo copia incolla di quando già proposto da altri.

Un esempio: prima si mettevano i semafori ovunque, ora le rotonde; se le rotonde erano la soluzione, ma davvero non esisteva un professionista del settore che l’aveva immaginato?

Attenzione al fatto che, per usare le parole di un filosofo, l’inflazione delle informazioni porta alla deflazione del senso.


Il peso degli zaini è ovviamente una questione culturale e psicologica prima che fisica. La scelta di abbandonare pesi inutili e concentrarsi su ciò che può rendere leggeri è difficile. Ma penso che, anche qui, rete e reti di reti, dipanando le complessità dell’infinito che è in noi e nel prossimo, siano un ottimo aiuto ed un buon percorso.

Spesso, infatti, il problema è che si vive lo zainetto come una condizione necessaria, senza la quale non si avrebbero più alibi. Finiremmo presto per dover smettere di procrastinare e di lamentarci, per trovarci davvero a fare i conti con noi stessi, faccia a faccia con il mostro in bilico sull'abisso. Lo zainetto ci aiuta a rimandare l'inevitabile resa dei conti, a rimandare tutto a tempi migliori, a curare l'attesa non curanti dello scorrere inesorabile del tempo.

Il fatto che in fondo tutti lo portano ci fa sentire alla moda, accettati e quindi accettabili.

In fondo senza zainetto ci sentiamo nudi e ritrovarci senza ci porterebbe inevitabilmente a capire che il problema in fondo non è mai stato lo zainetto ma noi stessi.

Se non ci si impegna le cose non cambiano.


Per il resto, W la vita, sempre!

Avanti tutta, perché il futuro è di chi lo fa!

Vostro affezionatissimo, Nicola

#futurenofear

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