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Più smart di internet?

Gli essere viventi, a volte, comunicano. Se vogliono.

E, se si impegnano, possono evolvere insieme.


Sedimentate ricerche di neurobiologia vegetale dei più affermati laboratori internazionali (uno dei fiori all’occhiello della ricerca specialistica italiana), hanno dimostrato la sensibilità del mondo vegetale, scoprendo articolati e raffinati sistemi di intelligenza, certo diversa da quella degli animali, ma, in termini relativi, rappresentante oltre il 95% dell’intero mondo vivente.

Basti pensare, infatti, che la maggior parte di loro potrebbe fare a meno del mondo animale, viceversa sarebbe impossibile il contrario.

Queste ricerche stimolano approfondimento nella comprensione delle caratteristiche “tech” nascoste di questo sistema.

Comunemente si da del “vegetale” a chi ha perso le capacità intellettive e cognitive. Qui, per contro e con riferimento al sistema delle piante proviamo a discutere del contrario.

Una pianta è maggiormente sensibile rispetto ad un animale, perchè può percepire in maniera sofisticata ogni cosa provenga dall’ambiente perché non può scappare quando qualcosa cambia nell’ambiente.

Quindi è la necessità di sopravvivenza che stimola la percezione dei cambiamenti ambientali in maniera rapida e precisa, quasi senza paragone rispetto al mondo animale.

Per questo si sono evolute molto più di quanto crediamo.

Le piante, all’interno dell’apice radicale, hanno radicato un quid assimilabile ad un cervello (microbico e primordiale) grazie al quale loro possono muoversi nel terreno e trovare ciò di cui hanno bisogno. Ma non solo.

In questa particolare zona le cellule si scambiano messaggi elettrici nella stessa maniera in cui lo fanno i neuroni nel nostro cervello.

Gli apici radicali hanno una propria zona di transizione e lavorano insieme come uno sciame di insetti.

Una formica è solo una formica, diceva un poeta, ma una colonia anima un sistema assai complesso, spesso paragonato a quello umano.

Miriadi di attività coordinate insieme.

Le centinaia di miliardi di apici radicali che abbiamo sotto i piedi agiscono tutti insieme, tutti i giorni, in ogni momento, come una colonia di formiche. Intelligenti.

Le piante riescono a percepire i gradienti chimici, percepire quantità infinitesime di sostanze anche a diverse decine di metri di distanza, riescono a percepire i campi elettromagnetici, riescono a percepire i metalli pesanti e così via.

Ma perché evidenziamo questi aspetti?

Internet è sorto per rispondere allo stesso ordine di problemi, nacque negli anni settanta per necessità delle reti di difesa USA.

Quindi le piante, quale rete naturale che collega ogni cosa vivente, assomigliano in maniera impressionante ad un internet primigenio.

Le  piante, per comunicare in un network planetario, utilizzano una rete fatta di fili fungini, che, oltre messaggi, veicolano anche risorse e, se necessario, minacce.

E’ quindi una superstrada dell’informazione che accelera le interazioni tra la più vasta popolazione mondiale di essere viventi.

Aiutano i propri vicini, lanciano allarmi, condividono nutrienti e informazioni.

In sintesi, se compreso fino in fondo, immaginate che antenna naturale di prevenzione delle grandi catastrofi naturali, ad esempio, che mirabolante strumento a sostegno dei modelli matematici, dell’AI e del deep learning su cui oggi tanto ci affanniamo ... c’è chi l’ha definito “wood wide web”.

E gli esseri umani?

E le aziende?

E la vita intra aziendale o nei distretti?

E la comunicazione tra il pubblico ed il privato?

e …. e mi fermo, ci sarebbero infinite declinazioni ma avete già compreso.

Le piante, forti della loro storia ultra millenaria, sanno e fanno dove ancora non abbiamo compreso.

Il problema è che non proviamo neanche ad imitare.

Ma per noi, come sempre, i bicchiere è mezzo pieno, anzi più di ⅔ … c’è un sacco da scoprire, capire, inventare e mettere in pratica.

Grandi sorprese arriveranno dall’agritech ed assimilabili.

Mettiamoci comodi, studiamo e capiamo, ci sarà da divertirci.

W la vita, il futuro è bello

Kitzanos Team

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