Protagonismo policentrico dei territori e politica efficiente. Riflessioni post convegno sul PNRR.

La sintesi di Nicola Pirina, CEO di Kitzanos, Presidente dell’Associazione Sardegna 2050, componente del Comitato tecnico scientifico della Nino Carrus, che ha moderato l’iniziativa promossa dall’Associazione nel fine settimana a Macomer.

Primo: porgere il tema all’opinione pubblica. Secondo: stimolare le intelligenze territoriali affinché diventino parte attiva del processo con proposte e con sollecitazioni alla politica. Sono i due messaggi provenienti dal convegno “Il PNRR servirà allo sviluppo delle zone interne?” promosso dall’Associazione Nino Carrus che si è tenuto al centro servizi di Macomer nel fine settimana appena trascorso.

L’iniziativa, moderata da Nicola Pirina CEO di Kitzanos e Presidente di Sardegna 2050, è stata molto partecipata sia in presenza sia da remoto e ha permesso di ragionare sul tema del Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza che, unanimemente, è considerato l’occasione irripetibile per usufruire di risorse economiche ingenti da impiegare per sanare buona parte del deficit infrastrutturale delle zone interne dell’isola, facendone luoghi vivibili e attrattivi dove i servizi di qualità attirano le imprese e le persone.

Sul palco: l’assessora regionale al Lavoro, Alessandra Zedda, la sindaca di Fonni Daniela Falconi, il presidente di Confindustria Nuoro-Ogliastra Giovanni Bitti, e l’economista Luca Deidda. Ciascuno per la propria parte ha sottolineato l’esigenza di rendere i territori attori protagonisti del processo in termini di idee e di scelta delle priorità unitamente alla necessità di dare il medesimo passo, spedito, alla politica e all’amministrazione.

Tutelando le specificità e sapendo che vi sono elementi quali l’istruzione e la digitalizzazione da preservare e da far crescere se si vogliono dare gambe alle idee che verranno.

Il problema stavolta non sono le risorse ma i tempi e la visione. Lo sforzo collettivo dev’essere individuare le priorità in modo chiaro e tracciare percorsi possibili per l’attuazione dei progetti sapendo armonizzarli all’interno di un quadro ampio e non privo di complessità. Il PNRR, infatti, incrocia la propria traiettoria con la programmazione settennale dei fondi comunitari; il periodo 2014-2020 va rapidamente concluso per lasciare spazio al ciclo 2021-2027. Non c’è spazio per inefficienze e per lungaggini. Se non saremo credibili non potremo spendere condannando le nostre zone interne, il giacimento della nostra identità e delle nostre tradizioni a una marginalità probabilmente irreversibile.

Se le opportunità sono evidenti lo sono altrettanto anche le responsabilità.

Servirà quindi il PNRR allo sviluppo delle zone interne? Si, se … questa è la cifra in sintesi.

Se saremo in grado rapidamente di riconoscerci in una visione utile per il contingente e contemporaneamente di scenario, se supereremo il deficit amministrativo che genera disabilità sociale, se sapremo riconoscere le persone di qualità che nel rispetto del proprio ruolo sapranno capitanare questa immensa opportunità, se supereremo le lotte intestine da un punto di vista territoriale e politico, se smetteremo di subire le scelte che arrivano dall’alto, se saremo in grado di portare le nostre scelte per difenderle nelle sedi opportune e così via.

Per il momento: grazie all’Associazione Nino Carrus che ha saputo chiamare a raccolta politica, economia, impresa e società civile. Grazie a chi c’era e si è messo in gioco.

Il primo passo, necessario, era parlarne. Ora bisogna agire.

Noi abbiamo alzato la palla, la partita è già iniziata!

Un sorriso, Nicola

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