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Public Policy 5.0 - Innovation for PA

La trasformazione digitale coinvolge ogni settore produttivo della nostra società ed economia in maniera trasversale. L’innovazione, infatti, sta modificando radicalmente il nostro comportamento e le nostre esigenze. Il dogma 5.0, inevitabilmente, coinvolge anche l’apparato amministrativo quale specchio del nostro comportamento. Benché uno dei cardini principali per accelerare questo processo, forse vittima dello stesso approccio top down per le policy sull’innovazione, la macchina pubblica risulta essere ancora un organismo avverso al cambiamento. L’armonizzazione delle regole sotto una logica di comune sviluppo integrato, trovano troppo spesso barriere difficilmente superabili, vuoi per complessità organizzativa, vuoi per mancanza di competenze specifiche e manageriali, vuoi per scelta politica, vuoi per pigrizia amministrativa e così via.



L’apparato pubblico ha dotazioni economiche ben superiore alle idee per la creazione policy pubbliche in grado di apportare un cambiamento reale e condiviso. Ormai è evidente come vi sia uno scollamento tra l’agire pubblico e i reali bisogni comunità. Nonostante questo periodo storico sia caratterizzato da movimenti antieuropeisti, Bruxelles rimane una delle fonti più robuste di pensiero, di best practices e di risorse economiche. La trasversalità e la multisettorialità rispetto alle aree d’intervento delle sfide tracciate da The Global Goals Agenda ci impone di lavorare su laboratori territoriali diffusi focalizzati allo sviluppo di soluzioni scalabili.



Affinché si possano sviluppare delle progettualità in linea con la visione comunitaria, gli enti pubblici devono essere in grado di muoversi all’interno del proprio spazio normativo, interpretando la direzione tracciata con strumenti e metodologie adatti alla creazione e definizione dell’intervento pubblico.

Per rispondere al bisogno di digitalizzazione ed innovazione nella pubblica amministrazione dobbiamo ragione sui processi decisionali in essere, per formulare un approccio in grado di intercettare il cambiamento dei bisogni nel mercato dei beni pubblici. Non guardiamo quasi mai all'architettura pubblica come a un database custode delle informazioni più preziose della nostra società. Per poter valorizzare e trasformare questo enorme giacimento di valore in uno strumento di policy efficiente ed efficace dobbiamo riuscire a costruire una catena del valore attorno ad esso.

Seguendo lo schema presente la figura sottostante (Moore 2013), contestualizzato per l’applicazione dei dati nel processo di policy making, è evidente come essi siano l’input di innesco delle catane. Analizzando le due parti dello schema emerge come dal lato dell’offerta i dati siano lo strumento per lo sviluppo e creazione di strategie innovative basate su un approccio bottom up, espressione dei comportamenti, delle consuetudini e della problematicità di un territorio, in quanto il fornitore unico dei dati è il singolo cittadino. Invece guardando dal lato della domanda noteremo come vi sia un trade off tra valore privato, ovvero output del processo produttivo amministrativo ed il valore pubblico. Questa asimmetria nasce proprio dalla metodologia di erogazione del servizio pubblico soggetta ad intermediazioni trait (appalti et similia) che non sempre sono plasmabili ed adeguabili alle reali necessità dei territori e delle persone.



Questo collo di bottiglia può essere ridotto da un approccio strategico nell’uso dei dati. Infatti, i destinatari dell’intervento pubblico sono anche i creatori dell’input del processo produttivo, sotto questa logica lo schema può essere interpretato come un sistema circolare volto all'implementazione continua. I dati, nello loro dinamicità, racchiudono le informazioni essenziali per permetterci di leggere e prevedere il cambiamento.

Questa logica datocentrica non si deve limitare alla pianificazione strategica ma dev’essere legata in maniera incondizionata agli schemi di monitoraggio e miglioramento continuo delle policy messe in atto.


I leaders del futuro saranno silenziosi ed in grado di analizzare, elaborare e disegnare scelte politiche guidate dai dati che sono la reale espressione della collettività.

La messa a terra di questo approccio passa attraverso una rivoluzione copernicana dell’apparato decisionale ed amministrativo, ripensando tale sovrastruttura governativa sotto una logica Government as a Platform (GaaP) mettendo al centro il cittadino e sui bisogni, limando progressivamente le attuali inefficenze.


Dobbiamo ripartire dalla nostra barocca struttura amministrativa (e spesso anche privata), provando ad indirizzare gli appalti pubblici su investimenti per lo sviluppo di quelle architetture fisiche e intellettuali necessarie per il progresso.


Ripartiamo da una visione condivisa e strategica, da valori comuni, della tutela e valorizzazione dei beni pubblici, dagli appalti per l’innovazione, dalla protezione delle nostre identità digitali.

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