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Punti di vista, bentrovati

Altroché "video killed radio star" … due settimane off grid e la grande e mai vecchia radio mi ha ricordato perché scelgo sempre lei … nazionali, locali, musica, intrattenimento, non manca nulla, come sempre una grande soddisfazione!

Come se fosse possibile stare senza web e senza satellite … insomma, una sano blended è meglio ;-)

Ma perché, se ci riesce un media (a seguire la tecnologia, a non perdere terreno, ad innovare, etc), non possono riuscirci i territori? Perché non una classe dirigente? O un collettivo di intellettuali?

Provo a spiegarmi.

Il tifo per le squadre di calcio non ha passioni paragonabili, la stessa foga non esiste per i territori o per un sistema isola (meglio se non dipendente), non per la ricerca, non per l'industria e così via.

Cioè, senza nulla togliere a quello che per molti è lo sport più bello del mondo, ci si picchia per vincere mondiali ed il campionato, ma non per essere un sistema paese o isola vincente, in cui tutti vogliono vivere, dove tutti stanno bene e così via.

Ad esempio, la logica dell'uso della macchina anche per cento metri, per il tabaccaio, giornalaio (per chi ancora resiste), a parte le questioni ambientali, tolte le questioni sulla salute del camminare, ma siamo sicuri che la macchina sia indispensabile per ogni spostamento?

Siamo così sicuri che sia impossibile vivere in uno dei paesi che grida spopolamento e lavorare altrove?

Il lavoro cambia, ma con esso non cambiano le politiche sui trasporti? Sul telelavoro?

Ferma una crescita strategica e sostenibile che comunque è indispensabile, è più importante un nuovo quartiere a Cagliari o Milano che renda il nucleo metropolitano ancora più congestionato o una diffusione capillare della fibra o di quel che verrà insieme a sistemi di connessione audio video affidabili stabili?

Il lavoro cambia.

Il tempo lavoro vita cambia.

La logistica cambia.

La tecnologia facilità, apre la strada, a volte segue per migliorare.

La vita e le abitudini cambiano, per tutti.

Ad oggi non sono neanche prevedibili quelle dei nostri figli, men che meno che lavoro faranno.

Lo spopolamento è un abito mentale, ahimé, chi vuole e decide di restare nel proprio paese, sa che affronta una scelta di vita, come chi va a Singapore o in altra megalopoli.

E’ qui che nasce la lotta per la competitività dei territori e dei centri.

Personalmente sono contro le chiusure dei piccoli centri e dei presidi pubblici che necessariamente ci devono essere.

Salute, ambiente ed istruzione, innovazione e creatività, almeno, non possono in un paese che vuol dirsi civile, discendere da un conto economico. Sono e devono essere investimenti permanenti.

Peraltro ci sarà un ritorno non solo alle campagne ma anche alle piccole comunità. Da una logica di megalopoli e di mega corridoi, ci sarà un rientro sociale a favore delle piccole e sane comunità.

Le persone non vivono di lavoro e non possono restare in silenzio in un monolocale senza parlare né incontrare anima viva.

La socialità è il primo applicativo della prima libertà, la libertà stessa, libertà di vivere le proprie scelte, ovunque si voglia.

Le diagnosi e le terapie per lo sviluppo, poi, sono sempre condizionate dal palato politico.

Ma perché questo avviene senza oggettività ed equilibrio, senza mai bilanciamenti?

Perché senza mai imparare dalla storia?

Perché senza immaginazione e creatività per il futuro?

Le circostanze contano, usciamo dalla mera teoria, usciamo dai dogmi degli economisti, dei sociologi, dei teologi, dei fisici, degli specialisti e così via, facciamo tutti un bagno di realtà, è  l’unica cosa vera.

Il vero nemico della crescita è la crescita stessa, non può essere infinita.

Serve che ciascuno cerchi e trovi le proprie dimensioni in pace col proprio essere.

In ecologia, così come sei sistemi antropici, la ricerca di un climax, di un prolungato stato di benessere e stabilità, è quanto mai auspicabile e, oggi più che mai, è e sarà legato allo sviluppo dei sistemi reticolari e ad una ecologia del pensiero, tutte da creare.

Ma credo sia questo a rendere la prospettiva così sfidante e l'obiettivo tanto prezioso quanto interessante.

Anche questa riflessione, come la precedente, è solo un embrione di un pensiero che richiede approfondimento, chiedo venia in anticipo :D

W la vita sempre, il futuro è di chi lo fa dopo che l’ha immaginato e studiato.

Avanti tutta!

Vostro affezionatissimo, Nicola

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