• Nicola Pirina

Riflessioni dalla Sardegna.

Cagliari, 23 marzo 2020

Una riflessione dalla Sardegna.

Non può essere tutto emergenza, sempre, bisogna immaginare e costruire una traiettoria per il futuro.

Già, ma quale futuro?

Il virus, fosse sfuggito, non fa distinzioni di lingua, sesso, razza, religione, confini, classe sociale ed economica. Per il virus siamo tutti uguali.

Se questo è pensiero comune, oggi … forse, chiediamoci perché ancora nel 2020, per contro, dei poveri non importa se non a pochi, dell’ambiente, della sanità e della scuola poco di più.

Perché ci si accorge solo sotto l’attacco del virus che non si è investito in sanità e nella scuola negli ultimi, molti, troppi anni? Perché ci si accorge solo ora che la modifica dei comportamenti sociali e lavorativi ha impatto rilevante sull’ambiente? Perché ci si accorge solo ora che la pressione antropica sulle città e sull’ambiente è smodata ed insostenibile?

Perché ha fatto più il corona virus in un mese per la digitalizzazione del paese che mille strampalate politiche, disarmoniche e scombinate?

Siamo sicuri che dobbiamo continuare a trattare ambiente, istruzione e sanità (almeno) come fossero una società per azioni che risponde solo al conto economico per far sorridere i nuovi padroni (tecnocrazia, big corp planetarie, etc)?

L’ambiente è libero, non ha padroni … come tutti gli esseri viventi e non solo ...

Mi verrebbe da infierire ancora, ma so che non serve, viceversa mi piace condividere un pensiero di prospettiva, di questo immagino si abbia bisogno.

Il virus ci terrà ancora chiusi a casa per un bel pò, le chiusure finiranno di mettere in ginocchio la nostra fragile economia e le nostre inconsistenti classi politiche e le sedicenti classi dirigenziali. Per il tessuto economico sarà una mazzata definitiva.

Come se ne può uscire? Come si può calcolare l’impatto che realmente ci sarà nel nostro paese e negli altri europei? Come andrà in Africa? Come andrà nelle Americhe? Se si espande incontrollato negli USA, terranno i sistemi Google, Amazon, Microsoft (per restare agli indispensabili) che oramai sono di importanza sistemica? Terranno i sistemi Israeliani, Russi e Cinesi?

Abbiamo massacrato l’ambiente e, senza porci rimedio né imparare, senza valutare le implicazioni né i danni degli scempi, abbiamo instaurato il regime dell’allerta meteo e per i terremoti. Sarà così anche per l’allerta virus?

Si, sarà un altro mondo, sotto molti profili, sarà altra la società ed il modo di relazionarsi alle persone ed alle cose, all’ambiente ed alla vita. Almeno lo spero.

Uno dei più delicati poeti del ‘900 diceva che “primavera non bussa, lei entra sicura”, così sarà per l’uscita dalla crisi ed è per allora che dobbiamo farci trovare preparati.

Facciamo per ipotesi che ci tengano a casa, tutti, con tutto chiuso, ancora fino a maggio compreso (e forse riusciamo ad appiattire le curve epidemiologiche).

Immaginiamo che da giugno a settembre si contino le macerie dopo l’ecatombe sanitaria.

Che rimane? Che si può fare?

E’ chiaro che un fermo totale da febbraio all’estate ci restituirà una struttura produttiva differente, ben più che sofferente.

Cosa immagino?

Immagino che la BCE dia soldi alle banche con obbligo di spesa secondo determinate regole straordinarie, ma ci devono essere le imprese ed i professionisti.

Immagino che le governance europee sblocchino i disavanzi di bilancio ed i patti di stabilità, modifichino le regole per le rendicontazioni e per gli accessi alla finanza pubblica che in maniera indispensabile dovrà arrivare copiosa, ma ci devono essere le imprese ed i professionisti.

Immagino che serva un patto solidale tra imprese, professionisti e rispettivi dipendenti.

Immagino mercati e azionisti pazienti e comprensivi.

Immagino che le imprese ed i professionisti si difendano ora e si preparino adeguatamente per il rilancio, dotandosi di attività caratteristiche aggiornate alle esigenze che saranno, munite di piani industriali credibili e sostenibili verso gli istituti di credito, forti di nuove strategie per aggredire i nuovi mercati, organizzate, snelle, leggere e tecnologiche.

Immagino straordinari piani di spesa a valere sui Fondi Keynes, piani straordinari alla Marshall, alla Cassa del Mezzogiorno però per tutto il Paese, all’IRI e così via ma senza le storture né le ruberie dei soliti furbetti e senza la pentola bucata di Savona.

Immagino che il Paese si voglia attrezzare per non dover inseguire le emergenze ed essere pronto per ogni tipo situazione eccezionale si dovesse ripresentare.

Quindi mi immagino interventi straordinari per l’agricoltura (qual è il paese che vuole ripartire che importa più di quello che produce per la sana alimentazione della sua popolazione?), per la dislocazione strategica di fabbriche a partecipazione pubblico privata per la produzione di beni e strumenti per affrontare le più svariate necessità che il mondo nuovo ci consegnerà.

Immagino un piano energetico vero, che guardi al mare, al sole ed al vento ma che alle spalle abbia l’industria e la ricerca italiane e non gli industriali tedeschi o cinesi, come è stato per le varie stagioni del conto energia.

Immagino un piano industriale per il rilancio della grande industria e della grandissima manifattura, dell'arte e del turismo oltre che della buona tavola, senza però tornare ai modelli di massa che hanno solo disintegrato l’ambiente e ricoperto i monumenti (storici e naturali) tanto da poterli vedere bene solo ora con l’isolamento forzoso delle persone.

Immagino un’altra sanità e giustizia, immagino svariati territori che possono campare dalla ricerca, dalla produzione d’innovazione, dalla creatività e dalla cultura.

Immagino un piano per i trasporti sostenibile, idem per il godimento delle risorse naturali.

Immagino un diverso atteggiamenti per l’erogazione e la fruizione dei servizi sociali alle persone.

Immagino e spero, anche qui, che muti geneticamente la bramosia finanziaria dei pochi miliardari mondiali, perché gli imperatori del deserto sono i padroni del nulla. Oggi come ieri basterebbero, diciamo, 50 robusti click, per invertire radicalmente la situazione mondiale.

Immagino che si rivedano a livello globale i rapporti sui debiti pubblici.

Ma perchè io lo possa immaginare deve essere chiaro che debba essere altra l’impostazione della pubblica amministrazione e la gestione della cosa pubblica.

Smettiamola di avere strutture medievali con pensiero ancor più risalente.

Diverso dovrà essere il ruolo delle istituzioni tutte, dovranno essere di frontiera, innovative, flessibili e pronte ad far correre il sistema.

Perché è chiaro che se se ne esce, se ne esce insieme, non c’è altro modo.

Qui non c’è l’edilizia che fa da volano e le macerie fisiche dopo il bombardamento.

Qui il nemico è invisibile e non guarda in faccia a nessuno.

Stiamo in casa, studiamo, leggiamo, riflettiamo, confrontiamoci e pensiamo come affrontare il mondo nuovo, con quale spirito, con quale afflato sociale.

Io vorrei un nuovo umanesimo, digitale, rispettoso dell’ambiente, non chiassoso nè rissoso, dove le persone, finalmente, hanno compreso che possono vivere in armonia rispettandosi, dove tutti sono uguali e tutti si possono esprimere, dove a tutti è data l’opportunità di imparare da chi ha avuto la fortuna di poter studiare di più ed ha avuto la grazia dal Padre Eterno perché ha più sale in zucca di altri.

Cerchiamo i migliori, ascoltiamoli, facciamo lo sforzo di pensare che tutto può essere diverso, migliore, perché tutto cambia.

Ed io voglio che cambi e mi impegnerò con ogni forza perché sia così.

Facciamo un esercizio di pazienza collettivo, ci vorrà del tempo ma ne usciremo più forti e consapevoli.

Stringiamoci attorno a chi soffre, a chi ha più necessità di sostegno, a chi ha perso e perderà i suoi cari.

Sosteniamo il personale sanitario, un vero esercito di valorosi nel momento più difficile della storia repubblicana e non solo.

Possiamo cercare di fare la spesa per le necessità alimentari in maniera parsimoniosa e mirata alla salute oltreché al sostentamento? Abbiamo o no imparato che accumulare cibo e beni che poi diventano spazzatura non è una cosa intelligente?

Concedetemi due piccoli bit sulla Sardegna.

Insieme al Giappone siamo la prima blue zone del mondo, quindi la nostra popolazione anziana è estremamente vulnerabile per questo virus.

Dove sono le politiche a protezione specifiche? Idem per le altre regioni che ci assomigliano.

Seconda: siamo un territorio vasto con una densità abitativa molto bassa, un’isola inondata dalla natura … qualcuno sta iniziando a comprendere che sia un valore irrinunciabile? Che sia emulabile? Che i paesi ed i territori realmente possono avere una loro nuova primavera e fioritura?

Prego, prego il nostro Martire Glorioso, Sant’Efisio, ci farà la grazia.

Scusate l’informalità, ho scritto di getto.

Non vedo l’ora di poter riabbracciare le persone cui voglio bene, di poter camminare sereno e sorridere alle persone che incontro. Io lo faccio sempre, la gente ha smesso da tempo di farlo.

Mi apro al dibattito per chi è incuriosito, per chi lo desidera, per coloro a cui stanno a cuore questi temi.

Non sono riuscito a scrivere tutto quello che ho in animo, ma almeno ho iniziato.

Alziamo la voce e produciamo lo scenario che poi vogliamo attuare.

Che la faremo.

Andrà tutto bene.

Un sorriso, Nicola


0 visualizzazioni

Kitzanos Soc. Coop. 

Piazza Martiri, 12

09124 Cagliari

__________________________________

Mail: info@kitzanos.com

Phone: +39  

___________________________

 

P.IVA: 03748590928

Capitale sociale: € 3.000 i.v.

Link utili

Downloads

> Press Kit

Seguici sui social

  • Facebook - Bianco Circle
  • Twitter - Bianco Circle
  • LinkedIn - Bianco Circle
  • Instagram - Bianco Circle

All rights reserved©2019 Kitzanos Soc. Coop.