• Nicola Pirina

Riflessioni sull’isola che c’è.

Marzo 2021.

La Sardegna a prescindere dai numeri.

La Sardegna, anche per chi non la conosce, è un condominio e la S.S. 131 (meglio nota come la Carlo Felice) è il suo ascensore. Nella semplicità del suo sistema viario e nell’inconsistenza (seguita da quello sul trasporto pubblico su gomma) di quello ferroviario è nota l’incredibile profondità dei percorsi, ma tutto è raggiungibile, a patto d’avere tempo, non aver necessità di connessione permanente ed aver voglia di viaggiare sempre dentro una natura a tratti mozzafiato.

E così sono i suoi paesi e centri maggiori, vuoi per scuola, per vacanza, vuoi per un’occasione o per un convegno, alla fine, come in un condominio, ci si conosce in tanti.

Certo, ognuno nel suo microcosmo, ma pur sempre legati grazie ad una forma di connessione tutta nostra.

I porticcioli turistici e le marine sono come le luci delle scale, intervallati dai porti maggiori ed arricchiti dagli aeroporti, che rappresentano delle piazze d’incontro, perché volenti o nolenti siamo tutti costretti (per piacere, dovere o necessità) ad entrare ed uscire dall’isola.

Ed allora tutti su e giù in macchina per andare da una parte all’altra del nostro continente (in miniatura) per le vicissitudini che la vita personale o lavorativa ci mette davanti.

Insomma all’apparenza il sistema arterioso e venoso dell’isola gode di buona salute, così come quello delle infrastrutture … ma chi l’ha detto che ci si deve accontentare o che il centro della riflessione della politica sia solo sia lo stato dell’arte delle infrastrutture?

Idem per i presidi sanitari e per quelli scolastici, per non parlare di quelli di pubblica sicurezza, per lo sport e per la socialità e così via.

L’ambiente, così come la sanità e la tenuta della società passando per l’istruzione e la sana crescita delle persone e del loro bagaglio umano e culturale sono prioritari rispetto agli aspetti contabili, non stanno dentro un bilancio, questo è il principio dello stato sociale e cristiano.

La popolazione, residente e migrante (ad ogni titolo, la Sardegna è inclusiva), in fondo, deve essere sempre il presupposto ed il destinatario primario di ogni intervento di antropizzazione dei luoghi, a partire dalla concezione degli stessi, direi di più, fino a risalire al concepimento delle strategie per le politiche pubbliche da cui scaturiscono.

Se questo è vero, ci troviamo incastrati tra quello che servirebbe e quello che nei convulsi anni della ricostruzione e rinascita è stato attrezzato nel nostro territorio.

Quindi il senso della riflessione che vorremmo sottoporre alla Vostra attenzione sono le necessità di pensiero prima e di azione poi che servirebbero per dare un nuovo e più sostenibile assetto ai nostri territori in modo che siano visti ed interpretati in un’ottica di scenario.

E’ chiaro, a nostro modesto avviso, che, stanti le dimensioni, l’attuale situazione e quella che ci si sta presentando davanti, nonché per le densità abitative, la Sardegna possa innanzitutto certamente essere il centro sperimentale attuativo delle principali svolte sociali ed ambientali necessarie alla nazione da oggi ad almeno il 2050.

Nel rispetto dell’ambiente, dei territori e dei loro milieu, delle persone e della storia millenaria che ci portiamo sulle spalle, nessuno dei temi cardine di un paese è escluso.

Connettività, istruzione, mobilità, edilizia, rinnovabili, trasporto pubblico e privato, sanità, giustizia, amministrazione, gestione della silver economy, della green and blue economy … l’elenco è esteso e non li proponiamo né esaustivo né in ordine d’importanza …

Per non parlare poi delle terra oggi oscura, ossia la coda di programmazione 14-20, l'inizio di quella 21-27 ed il mastodontico recovery plan che prima o poi (speriamo non troppo tardi) arriverà ...

Seconda di poi, questo si che è il secondo pillar strutturale, bisogna immaginare le persone e le loro vocazioni in maniera non disgiunta dalle vocazioni dei territori ed entrambe vanno contestualizzare, attualizzate ed immaginate per il nuovo mondo che ci accompagnerà.

Terzo pillar imprescindibile, nell’Europa delle regioni non ha più ragion d’essere che la Sardegna non sia rappresentata o sia sottorappresentata, non è possibile che ancora l’insularità comporti automatica esclusione da qualunque campo di pensiero e d’azione politica.

Ecco, queste sono le riflessioni di oggi, ve lo consegnamo con l’auspicio fermo che l’Isola c’è, può contare di più perché per valori intrinseci e di mercato può avere un ruolo ed un senso negli equilibri sociali, politici ed economici nell’Europa delle Regioni post pandemica.

A disposizione per ogni volontà di approfondimento e di dibattito.

Un sorriso, Nicola


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