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Sold out. Incredibile ma vero.

Dopo un semestre di progettazione esecutiva, cercando di valorizzare al massimo quanto patrimonializzato in termini di esperienze e competenze, prestando la massima attenzione nell’accettare le consulenze da eseguire nel primo trimestre, ci siamo resi conto di un fatto davvero rilevante.

Quasi senza accorgercene siamo già sold out. Letteralmente fully booked.

Ebbene si, non eppur si muove, ma quanto sviluppato ci ha portato a fermare le richieste in arrivo per poterci dedicare anima e corpo ai clienti che ci hanno dato fiducia.

Ampio il ventaglio dei soggetti: education, entertainment, smart building and manufacturing, information and comunication, telco, finance, welfare, research and development.

Grande soddisfazione è arrivata anche dal fatto che l’organizzazione impostata ci ha consentito settimanalmente le attività di give back ai territori, tante infatti sono state le persone e le aziende con cui abbiamo avuto sessioni di confronto per il puro piacere di averle.

Com’è accaduto? Davvero non lo sappiamo, ma siamo enormemente grati a chi ci ha scelto e per loro ci impegnamo con tutta l’energia di cui siamo capaci.

Come abbiamo scelto? Dalle persone e dalla chimica tra le stesse e l’idea su cui volevano lavorare.

Per quanto saremo impegnati?

Per le consulenze propriamente dette ora siamo in grado di valutare i prossimi lavori che potremo seguire dopo aprile 2018. 

Per gli investimenti che abbiamo fatto … beh … vedremo che dicono le stelle ;-) sono pur sempre investimenti!

I lavori sono tutti per imprese sarde? No, Sardegna certo, ma buona parte dal centro della penisola in su e, ad essere sinceri, anche fuori confini ;-)

Ma tutti i clienti hanno capito ed apprezzato il metodo? Decisamente si, anche questo ci rincuora e da soddisfazione.

Che quadro emerge dai territori?

Variegato, da chi si lamenta (con e senza motivo) a chi in maniera indefessa lotta come un leone per i propri progetti (stiamo con i e tra i secondi).

Certo i dati statistici restituiscono una realtà industriale ed una società che per parte soffre, per parte ci crede, ma è una realtà in cui si può scommettere.

Noi l’abbiamo fatto direttamente ed anche seguendo le scommesse dei clienti.

In fondo, se ben ci pensate, l'Italia ha una superficie 30 volte più piccola di quella di un paese egemone come gli Stati Uniti e 28 volte più piccola di quella di un paese emergente come il Brasile, è praticamente priva di materie prime, la sua lingua è parlata nel mondo da circa 100 milioni di persone contro un miliardo e mezzo che parla cinese, un miliardo che parla inglese, 600 milioni che parlano Hindi Urdu, 410 milioni che parlano spagnolo … tuttavia, sui 196 paesi che compongono lo scacchiere internazionale, l’Italia, ad oggi, occupa l'8° posto per il prodotto interno lordo, il 34° per il PIL pro capite, il 10° per la percentuale sul totale delle esportazioni mondiali, il 5° per l'incoming turistico, il 13° per la produzione industriale, il 7° posto per l'industria manifatturiera e la produzione di servizi.

Con questo voglio dire che la forza industriale ed innovativa del nostro sistema va al di là dei vari carnevali elettorali, legislativi e delle mode di sistema, significa che i vari distretti (vecchi e nuovi), le varie filiere produttive, l’industria dell’intelligenza e della creatività contano di più di ogni altra questione.

Cioè qui si fanno le cose, si fanno molto bene, il mercato (quello vero) lo recepisce e riconosce.

In fondo, se fossimo solo più organizzati e consapevoli, forse smetteremmo anche il piagnisteo sulla disoccupazione, sui neet, sulle varie (presunte) disgrazie.

E le startup di cui tanto si discute in questo periodo?

Parto da un esempio tratto, come sempre, dalla vita vissuta.

Seduti ad un tavolo di lavoro per un distretto erano accanto a noi da un lato un imprenditore di seconda generazione (circa 60 anni) ed un giovane startupper.

Nel mentre che, accreditato come guru dell’innovazione da alcuni, il giovane sproloquiava col chiaro intento di darsi un tono (magari era il suo carattere o magari era pompato da altri), l’imprenditore iniziava a spazientirsi ed intervenne chiedendo: “senti, caro il mio tutto inglesismi incomprensibili, ma tu mi spieghi cosa fai, a cosa mi serve, a cosa serve a questo territorio, a cosa serve al sistema dei territori, al sistema paese o al mondo? Mi dici anche per piacere quanto fatturi? Chiedo perchè parli da tempo e non ho ancora capito!”.

Il giovane bofonchia che nell’evento di qua, che nella competition di la, che gli investitori su, che le banche giù, che il bando, che poi, che le difficoltà del mercato …. che il fatturato si vedrà … e allora l’imprenditore rilancia “senti caro, ho capito, io fatturo 700 milioni a semestre e faccio bulloni, mi puoi almeno dire come posso collaborare con te e con le altre imprese innovative di cui mi parlate insieme ai miei colleghi ed alle rete dei fornitori e subfornitori?”.

Il giovane non seppe rispondere, ahilui.

Cala il gelo nel tavolo, nessuno era stato scortese né sgarbato, nessuno aveva alzato i toni o mancato di rispetto, ma la sessione finì, così come la credibilità di chi l’aveva convocata, una di quelle tante realtà che si è autoassegnata un ruolo ed un titolo nell’industria dell’innovazione e dei capitali di rischio.

Penso che questo semplice esempio sia esaustivo.

C’è ancora tanto ma tanto da fare. Per chi è in grado di farlo.

W la vita, W il futuro, andate a votare e partecipate alla vita sociale in tutte le sue forme, è meglio.

Vostro affezionatissimo,

Nicola

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