• Nicola Pirina

Think where no one thinks, go where no one goes.

Cagliari, 24 aprile 2020 (50° giorno)

Think where no one thinks, go where no one goes. 

Servono valorosi per imbracciare la comunicazione giusta e rompere il muro della disinformazione. Non serve protestare contro la quarantena. Focalizziamo le energie di protesta sui problemi veri.

Provo a ragionare.

Ci vuole una grande forza d’animo per combattere pregiudizi e bisogna essere coraggiosi per avventurarsi nell'ignoto. Le domande alle quali non si può rispondere, infatti, sono di solito di gran lunga più interessanti delle risposte alle domande che non si possono porre. Nelle contingenze, come questa che viviamo, le società devono reagire in modo rapido e vigoroso, anche nell'incertezza di cosa sia giusto. Con prudenza, ma devono agire.

Ci vogliono visioni nitide, chiarezza di comando, obiettivi entusiasmanti ed eroi pronti alla lotta. Perché è complesso inviare martiri in battaglia e imporre radicali riforme economiche in nome di un dubbio o di una congettura.

Se ci sentiamo sopraffatti e confusi dalla difficile situazione del pianeta, probabilmente siamo sulla buona strada e stiamo ponendoci domande d’ardua risposta.

I processi globali sono diventati troppo complicati perché una singola persona possa comprenderli e modificarli.

Dunque, come avere una visione chiara su come avere un mondo migliore ed evitare di essere vittime della propaganda e della disinformazione? Dirò di più, come evitare di tornare ad essere le vittime del sistema che abbiamo costruito è che è appannaggio completo di pochi reucci?

Se vogliamo davvero costruire una nuova visione, abbiamo bisogno di allontanarci dal buco nero del potere e permettere a noi stessi di sprecare tempo vagando nelle più lontane frontiere del pensiero e nelle più remote periferie delle informazioni.

La conoscenza rivoluzionaria, infatti, di rado viene prodotta al centro, perché lo stesso è costruito sulla conoscenza consolidata (errata, fallace, fallata).

Sono i confini i luoghi più interessanti dove effettivamente avvengono i cambiamenti.

I guardiani del vecchio ordine decidono chi può raggiungere il centro del potere e filtrano chi porta idee non convenzionali che possono disturbare o peggio modificare lo status quo. Non ci sto più. Non ci sono mai stato.

Questa quarantena mi ha insegnato tante cose a livello personale.

Quando discutiamo di questioni globali corriamo sempre il pericolo di privilegiare il punto di vista delle attuali élite globali rispetto a quelle dei subalterni, poveracci come noi tutti. Le élite globali dominano completamente l’opinione pubblica ed è impossibile ignorare la loro visione sulle e posizione delle cose.

Noi al contrario siamo ridotti al silenzio, è facile dimenticarsi di noi, non solo per malizia deliberata ma spesso per pura ignoranza o più probabilmente per alterigia.

Viviamo in una nuova e terrificante era della post verità, siamo circondati da finzioni e narrazioni che alterano la realtà. Però alcune notizie false durano per sempre. E non dimentichiamoci mai che è una cosa detta una volta può essere una bugia, ma ripetuta mille volte diventa la verità.

Specie se emanata dal potere costituito.

Spendiamo più tempo e ci impegniamo di più per controllare il mondo piuttosto che cercare di capirlo. E quando cerchiamo di comprenderlo di solito lo facciamo con la speranza che la comprensione acquisita ci consenta di controllarlo con minori sforzi. Che ingenui che siamo.

E responsabilità di tutti noi investire tempo ed energia per scoprire i nostri pregiudizi e verificare le nostre fonti di informazione e di formazione.

Gli esseri umani controllano il mondo grazie alla loro capacità di cooperazione, di gran lunga superiore a quella di qualsiasi altro animale. E siamo in grado di cooperare così efficacemente perché crediamo nelle narrazioni. Quindi anche la fantascienza, i futurologi e le persone che si occupano di scenari dovrebbero essere più consapevoli della propria responsabilità di informazione sociale, soprattutto quando si parla di problemi umani, sociali, economici, scientifici e psicologici, per evitare di condizionare le persone con idee errate, con versioni di immaginazione immature.

Dobbiamo invece portarli a concentrare l'attenzione sui problemi veri, senza confondere intelligenza con coscienza, né intelligenza con conoscenza.

Come si può vivere in un epoca di disorientamento quando le vecchie narrazioni sono andate in frantumi e nessuna nuova narrazione è ancora pronta per sostituirla?

L'umanità sta vivendo una rivoluzione senza precedenti, tutte le nostre vecchie storie sono andate a pezzi. Nessuna nuova narrazione è pronta a prendere il posto delle precedenti per il semplice motivo che in pochi ci stanno lavorando. Ed è una necessità. 

Come possiamo preparare noi stessi, i nostri figli per un mondo scosso da questi inediti sconvolgimenti tanto radicali da generare solo incertezze? 

La nostra generazione, tolti i bombardamenti (tra i pochi fortunati al mondo ad esserceli risparmiati), le ha forse viste tutte (eroina, Alfredino, aids, terremoti, guerre e rivoluzioni, attentato al Papa e due Papi vivi contemporaneamente, l’invenzione del web, disastri nucleari, maremoti, tsunami, droga di ogni genere e tipo, crack finanziari, torri gemelle e mille altri attentati terroristici, speedball, mani pulite, aviaria, lehman brother, sars, stravolgimenti multipli della geopolitica mondiale, nucleare, attacchi chimici, Brexit, etc). Nonostante questo, ad oggi, non abbiamo la minima idea di come sarà il mondo nel 2050, di come saranno la Cina, l'Italia, la Sardegna o gli US. Non sappiamo cosa farà la gente per procurarsi da vivere, non sappiamo se si vivrà insieme, né se funzioneranno gli esercizi (come e quali) o se ci saranno ancora le burocrazie (così come oggi mamma mia speriamo di no!) e di quale tipo saranno, quale sarà la cultura, quale il costume che informerà le relazioni tra le persone. 

Ancora oggi, tutti i sistemi informativi e formativi nel mondo sono impostati con programmi didattici basati su l'accumulo di nozioni. In passato questa metodologia poteva avere senso perché informazioni erano poche (ma stiamo parlando dell'Ottocento in un piccolo paese di una piccola provincia), non c'erano tv, radio, quotidiani, biblioteche e non c'era internet. 

Il tempo è scaduto. 

Le decisioni che prenderemo nei prossimi decenni condizionano il futuro della vita nostra e dei nostri figli e potremmo operare tali scelte soltanto in base alla nostra attuale visione del mondo.

Se questa generazione non riuscirà ad avere una visione complessiva più ampia, il resto della vita sarà gestito dagli attuali poteri e per piccola parte dal caso.

Penso che dovremmo impostare la visione su critica, comunicazione, collaborazione e creatività, restituendo alle conoscenze tecniche e specifiche il ruolo di indagine e strumento, sviluppando le abilità trasversali come quella di gestire il cambiamento e imparare nuove cose, come quella di mantenere il controllo in ogni situazione,  ivi compresa quelle di emergenza.

Perché avremo bisogno non solo di inventare nuovi dei prodotti, avremo più spesso la necessità di reinventare noi stessi.

Certamente le metamorfosi esiziali possono trasformare le personali organizzazioni esistenziali.

Accettiamo la discontinuità come la caratteristica più saliente delle realtà future che saremo costretti a vivere?

La prossima vita sarà scandita da molti periodi in cui saranno sempre più ridotti gli spazi di continuità tra l'una e l'altra?

Domande quanto mai complesse rispetto a quanto non lo siano state in passato.

Abbandoniamo le parti peggiori del nostro atteggiamento e della nostra conoscenza per imparare a essere sereni nel cambiamento. Certo, sono consapevole del fatto che non si impara ad essere resilienti leggendo un articolo o partecipando ad un convegno.

Però, per correre veloci, bisogna essere consapevoli di dover lasciare tutti i bagagli inutili, dobbiamo caricare solo l'indispensabile. È bene lasciar perdere ogni nostra illusione, perché sono pesantissime, non ne avremo certamente bisogno nel nuovo mondo che si sta aprendo.

E’ e rimane importante leggere più libri possibile, scegliendoli con criterio, per porsi le migliori domande possibili, non andare a cercare letture per trovare delle risposte.

Le riflessioni sono il miglior compagno di viaggio sulla nuova strada.

Impegnamoci perché sia migliore.

Ready to debate. 

Un sorriso, Nicola


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