• Nicola Pirina

Tiriamo una freccia in cielo, per farlo respirare.

Se lo facciamo da soli aiuta, ma non risolve.

Sardegna, 8 Giugno 2021

In vita mia (e quest’anno, a dicembre, saranno 47, mica pochi) sono stato (anche molto) preoccupato senza avere la possibilità (?) di esternarlo. Esattamente come i miei soci e colleghi, certamente come molti di Voi, ho però imparato anche ad accontentarmi in qualsiasi circostanza ed a prescindere dalle stesse. Conosco, per averli vissuti, sia i concetti di abbondanza che di necessità, per questo ho imparato ad essere contento a prescindere, perchè ho compreso che debbo distinguere alcuni piani di valori, uno visibile (ricchezza, povertà) e l'altro invisibile (abbondanza e scarsità).

Esistono infatti ricchi poverissimi e poveri ricchissimi.

Solo il regno dei cieli, però, è un regno di abbondanza, questo terreno è di povertà.

Ma tant’è. E’ la vita che ci è data vivere. Dovremmo farlo in maniera decorosa.

Eppure, nello starsystem c'è chi diceva che non si è mai abbastanza magri né ricchi … ed ha ancora seguito … però … meno generosi, progressivamente più cattivi ed avidi, sempre più affamati … così gli studi più accreditati continuano a fotografare la classe cosiddetta ricca … generosi, volontaristici ed emotivamente disponibili, dall’altra parte, le persone più sinceramente felici, finanziariamente normodotate o, più semplicemente, povere.

La ricchezza materiale, infatti, isola per ragioni psicologiche (status elevati pretendono distanze) e fisiche (erigono confini).


Aggiungere, comprare, arricchire. Aggiungere, aggiungere, aggiungere.

Passiamo la vita ad aggiungere per provare a chetare una sete primordiale.

Insaziabile. Ma nessuna aggiunta colma realmente quel vuoto.

Umano, personale, spirituale, psicologico.

Cibi, vestiti, accessori, suppellettili, auto, moto. Cianfrusaglie. Case. Accumuliamo tutto.

I peggiori diventano anche accumulatori seriali. Anche di danaro. L’avidità, già l’avidità.

Cosa ci rimane, infatti, di un qualsiasi oggetto materiale che è destinato a sparire per far spazio ad un altro desiderio? La soddisfazione materiale divora se stessa.

Il tempo, per contro, non si compra e non dura per sempre.

Tempo, salute e ambiente non sono soggetti alla contabilità sociale.

E’ doveroso, specie in questo periodo non ancora post pandemico, impegnarsi per guardare al mondo con maggiore serenità, avendo il tempo di respirare, dedicandosi il tempo di qualità che serve per nutrire se stessi, anche attraverso passioni strumentali o attività materiali.

Le parole, il tempo e le occasioni perdute soffrono l’orologio ed il calendario.

Quando hai perso, hai perso. Quando è perso, è perso. Punto.


Meno è meglio. Conosciamo tutti questo detto. Ma non lo pratichiamo.

Ognuno di noi ha zavorre personali che impediscono libertà. Alcuni scoprono che questi pesi ci impediscono di condurre le vite che vorremmo. Alcuni non indagano neanche e soggiacciono tutta la vita. Ma davvero conta così poco una felicità duratura?

La competizione è stancante.

Lavorare tutto il tempo non permette di concentrarsi sulle cose semplici.

Il privilegio rende meno resilienti. I valori possono cambiare nel tempo.

Stress estremi. Solitudine. Vuoto. Delusioni.

Proviamo a dare il giusto peso alle cose giuste?


Il denaro non è interamente responsabile dell'incapacità di una persona di raggiungere la felicità, indipendentemente dal fatto che tu sia ricco o povero, infatti, avere aspettative non soddisfatte porta infelicità. Ma un'aspettativa comune sul denaro è che crei un percorso lineare verso la felicità, che il denaro risolva tutto, tuttavia, non tutti attribuiscono il giusto valore al denaro. Cosa stai acquistando con i soldi? Status e potere? Paura di perdere uno status quo? Oppure usi quei soldi per comprare la libertà di usare il tuo tempo a tuo piacimento? O per immergerti in esperienze che creano ricordi fantastici che durano per sempre? O usare quei soldi per cambiare questo mondo in meglio e toccare le vite lasciando il tuo nome nei cuori delle persone nel processo?

Avere così tante possibilità a tua disposizione è uno dei privilegi dell'essere ricchi. Se non sei felice nonostante disponi di così tanto, può solo significare che non stai usando al massimo le tue potenzialità.

Essere ricchi non significa solo avere un'abbondanza di denaro, ma avere la libertà di usare il tempo per rendere la tua vita passionale e utile.

L'amore può essere direttamente proporzionale alla felicità. E viceversa.

Amando i soldi, però, metti la tua felicità in un pezzo di carta.


I più fortunati custodiscono lo spirito dove c’è amore, dedicano il tempo dove serve carità e solidarietà, leggono per capire come coltivare i sogni senza sporcarsi la coscienza con vacui compromessi né adattandosi per piacere altrui.

La vera ricchezza è infatti avere l’indispensabile e solo quando realmente serve, avendo il tempo di qualità che ogni singolo momento richiede.


L’immaterialità del reale benessere. Dovremmo sempre tenerlo a mente.

Alla fine, anche in questo senso, il più grande rivoluzionario di tutti i tempi aveva ragione.

Gloria al Padre.


As usual, ready to debate.

Un sorriso, Nicola


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