• Nicola Pirina

Una sedia vuota. Un mare di opportunità.


by Massimo Cossu, Credit and Risk Manager www.kitzanos.com


Sardegna, 24 Maggio 2021



Un mare di opportunità ed una sedia vuota, in attesa che possa essere vista o che magari qualcuno ci possa sedere sopra, per ammirare il paesaggio, oppure solamente per prendere il sole o aspettare qualcuno ...

Riguardo alle opportunità, invece, quelle rimangono lì, in attesa di essere viste. Viste, non colte. Per essere almeno colte, le opportunità, devono seguire lo sguardo attento di chi le sa cogliere, contemplate, meditate e, conseguentemente, agite.


Qualche giorno fa passeggiavo in una delle spiagge immense dell’Oristanese e mi ha colpito il vedere una sedia delle scuole elementari abbandonata o, comunque, messa lì davanti al mare. Mi ha sorpreso pensare che qualcuno abbia voluto fare uno scherzo lasciando quella sedia a pochi passi dal bagnasciuga, come in un quadro, per la sorpresa di chi passa e lasciar andare l’immaginazione ad un evento surreale. Ho immaginato così chi poteva essere stato senza cercare un colpevole (oppure un ambientalista del caso).

Mi sono detto: l’avrà lasciata un appassionato del mare, oppure un nostalgico, un vecchio che ama contemplare in silenzio, oppure una signora che adora dipingere e che trova spunto dal mare, dalla natura, dall'equilibrio tra l’aria e l’acqua. Ho anche pensato che qualcuno vedendomi lì poteva pensare che io stesso avrei potuto lasciare quella sedia là, per sedermi, per immaginare, per pensare.


Ma nulla di tutto ciò. La sedia era lì ed il mare era di fronte.


Lui, il mare, lì, mai (realmente) fermo da millenni con le sue sfumature di colori, di ansie, di calma, di agitazioni che lo contraddistinguono, da sempre. Lì, immenso come la vita ed in continua evoluzione, nell'attesa che passi qualcuno, lo osservi e ne possa sentire il suono.


Non è stato un caso, vedendo quella sedia di fronte al mare, essere travolto da un mare di parole che hanno iniziato a raccontare quell'immagine. Una fonte di ispirazione per chi, come me, cerca di dare una lettura agli eventi, al vissuto, al territorio, a quello che mi circonda (e circondava).


Senza avere la presunzione che le mie idee possano essere giuste o sbagliate, la prima cosa che mi sono detto vedendo quell'immagine è stata: una sedia vuota ed un mare di opportunità. Oppure, un mare di opportunità e una sedia. O ancora: una sedia è vuota davanti ad un mare di opportunità.


Chissà come, chissà perché, ma la prima immagine che ho visto è stata quella dei giovani che davanti ad un mondo in continua evoluzione, vanno oltre mare alla ricerca di qualcosa che invece è lì, pronto, immobile e dinamico che li guarda con aria di sfida.

Si, perché il mare è una sfida. Sfida il nostro passato, il presente ed il futuro. Sfida la terra che viene bagnata, la barca che vuole navigarlo, l’orizzonte che lo fa finire.


E allora, tornando all'immagine sui giovani che vanno in cerca di opportunità oltre, mi sono imbattuto in un ragionamento proprio mentre mi accingevo a sedermi dentro quel quadro. Pensavo a quella persona che, senza rendersi conto di fare qualcosa di grande, all'improvviso regala al mondo qualcosa di unico, di originale, di autentico. E ritorno alla sedia piantata là, ferma di fronte al mare. Una sedia davanti alle opportunità che spesso la vita ci pone davanti e che, senza che ce ne rendiamo conto, nemmeno vengono viste, proprio perché presi da un sacco di flash intermittenti che ci portano lontano.

Eppure sono lì.


Il mare, calando il ragionamento nel contesto in cui viviamo, sono tutte quelle occasioni che arrivano da quel mare e che, il mare, ci invita a cogliere. Potremo dire che il mare è la vita, ma sarebbe scontato come ragionamento. Potremo dire che il mare è poesia, ma, calando il ragionamento ad un livello più pragmatico, che riconduce alle imprese, potrei dire che il mare è il mercato in cui le stesse attività produttive si trovano a navigare. Perché piaccia o no, quando inizi a lavorare, ad un progetto, ad avviare un’impresa etc., ti stai imbarcando in mare che può essere pericoloso se uno (un’impresa) non si attrezza alla navigazione.


Certo, uno potrebbe dire: ma se non navigo come faccio a sapere se mi imbatto in una burrasca oppure in una opportunità? Si, è vero! L'esperienza potrebbe insegnare che forse se non avessi visto con i miei occhi e sentito sulla mia pelle le cosa si trovano in mezzo al mare, forse non mi sarei nemmeno fermato a guardarlo con ammirazione e sfida per raccontare. Il mare è, a mio giudizio, una grande opportunità. Oltre quel mare si può trovare la vita, oppure la morte.


Navigando il mare, un’impresa, un professionista o una startup può capire in che direzione andare, imparare a riconoscere il vento, munirsi di provviste a seconda del tragitto da percorrere. Il mercato, come il mare, ti sfida. Apre la sfida a ciò che il tuo sogno prima ed il progetto d’impresa dopo, sono pronti alla traversata.


Spesso, nelle nostre ricerche, con il Team Kitzanos, ci troviamo davanti ad imprese o startup in cui l’entusiasmo di attraversare il mare è stato provato da una falsa partenza. Da un vento non favorevole. Da una burrasca improvvisa. Dall’improvvisazione dell’equipaggio. E allora la colpa senti che la danno al mercato, o al mare giusto per stare in tema. E li vedi che cercano giustificazioni. Cercano di svuotare la propria imbarcazione con una tazzina da caffè per evitare di affondare. Ma è anche vero che spesso si va alla ricerca di qualcosa che va prima studiato, misurato, testato, controllato, monitorato costantemente. Non è sufficiente dichiarare di saper nuotare se si indossano i braccioli. Fare impresa è una cosa seria. Semmai è opportuno fare lezioni di nuoto in solitaria, con un team. Iniziare a guidare un pedalò piuttosto che un catamarano.

Le azioni, nel mare come nelle aziende, si fanno a piccoli passi e con le giuste forze.


E allora ecco che trovi nel mercato quelli si sono buttati senza saper nuotare. Quelli che sanno nuotare ma non sanno dove andare. Quelli che sanno nuotare, sanno dove andare ma nessuno li segue. Il mercato è vasto, così come lo è il mare.


Trovi esperienze di persone che hanno varcato il mare, hanno fatto davvero esperienza e si sono illuse che, oltre mare, la vita poteva essere più facile, più comoda, in cui il merito è riconosciuto. E allora ecco che il mare si popola di giovani qualificati che lasciano la propria terra per illudersi che fare il cameriere altrove è meglio che farlo a casa propria. Che navigare lontano per raccogliere pomodori sia meglio che fare il servo pastore, oppure il pescatore. Ma che senso ha? Ma è il mare, il richiamo ed è giusto buttarsi, tuffarsi dalla scogliera più alta piuttosto che guardare l’acqua. Alla lunga, poi, l'esperienza fa capire che forse il mare non lo svuoti con un cucchiaino e che forse, imparato a nuotare e navigare, puoi costruire la tua imbarcazione dove si nato. E allora il mare diventa un’altra volta un’opportunità in cui la ricchezza è il valore che hai acquisito e che puoi dividere con altri.


Ma tornando al mercato in cui le imprese si devono misurare, spesso il rischio è pensare che guardare al mercato con passività possa essere l’unica soluzione. L’unica alternativa preposta. Il minimo sforzo per cercare di ottenere il massimo dei risultati con la propria impresa. E allora aprire un’impresa non è pensare di andare al mare, prendere un pedalò. ed immaginare di andare lontano. Prima o poi affondi se non conosci il tuo limite. Aprire un’impresa, significa rivedere la mappa di navigazione (governance), studiare, conoscere il mercato, i clienti, i competitor, i limiti e farsi aiutare.


Noi, in Kitzanos, facciamo questo. Abbiamo imparato a nuotare, a navigare, a capire dove noi prima di tutto e gli altri commettono errori. Conosciamo il mare, i venti e sappiamo quante provviste ti possono servire per andare oltre riva. Perché il mare, il mare ha un sacco di opportunità per tutti.


Una metafora per le startup, le imprese, i professionisti, i territori e la vita.




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