• Nicola Pirina

We are Truman. I'm starting to think we can't do it. Please deny me.

Cagliari, 5 maggio 2020 (sempre tra color che son sospesi)

We are Truman. 

I'm starting to think we can't do it.

Please deny me.

Mi sento come Truman e, posto il com’è andato il passaggio tra sabato 2 e lunedì 4 maggio, non sono riuscito a resistere e mi è uscita spontanea un'altra sequenza di pensieri liquidi:

  1. Non è vero che siamo un popolo di poeti, creativi, scrittori, naviganti e artisti, siamo diventati tutti giuristi, costituzionalisti, virologi, economisti, esperti di gestione delle crisi e disaster recovery, cuochi e presenzialisti in webinar. E mister.

  2. I social ci fanno vedere solo quello che vogliono loro, seguono solo i loro scopi e quelli commerciali di chi li paga, solo raggiungendo direttamente il numero più ampio possibile di destinatari, solo disintermediando con video dirette, riscoprendo il ruolo sano del giornalismo vero, le inchieste serie (missing in action), rispolverando l'offline, il cartaceo e parlando di più tra di noi, permetteremo la libera circolazione di pensieri, notizie, opinioni, scritti, pubblicazioni scientifiche e così via.

  3. Chi lavorava nella precarietà (non pochi) era già in (cosiddetto) smart working, viveva la drammaticità dell’inseguire lavori e consegne, per non parlare dei pagamenti, questo può diventare un fenomeno endemico, per molti … forse moltissimi.

  4. Durante la quarantena gli unici che hanno mantenuto una forma dignitosa sono stati i deliveroni, che ringraziamo per tutto il sostegno che ci hanno dato.

  5. Ma che scuola digitale! In due mesi di scuola in remoto al massimo hanno fatto lezioni per la metà delle ore, in alcuni casi è diventata un’oretta al giorno a geometria variabile d’orari e le attività integrative (ad esempio inglese, musica and so on) hanno proprio saltato a pié pari due mesi di attività prima di proporre la propria attività on line  … ministra, dirigenti scolastici e docenti, tutti coinvolti, amministratori privati e dirigenti, nessuno escluso, di chi è la responsabilità? O anche voi pensate che la didattica si faccia a suon di circolari e mail esplicative?

  6. Un algoritmo è un insieme ordinato di istruzioni che possono essere usate per fare dei calcoli, risolvere problemi e prendere decisioni, un algoritmo non è un particolare calcolo, ma il metodo seguito per fare determinate sequenze di calcoli, un po' come una ricetta ben pensata … diffidiamo da chi vuole provare a venderci sedicenti sequenze di fantomatici algoritmi che sono alla base di un sistema di intelligenza artificiale … blablabla … non è per tutti, non è per tutto, idem la blockchain, non inseguiamo presunti hype.

  7. Chi nella pubblica amministrazione si erge a Catone dell’innovazione altrui senza aver mai fatto imprese e senza aver mai neanche sviluppato alcunché che il mercato abbia battezzato come positivo (ed innovativo) dovrebbe porsi almeno qualche problema, prima di sentenziare.

  8. Un bisogno plasmato da migliaia di generazioni continua ad essere soggettivamente percepito molto più a lungo di quello che si pensi, anche se non è più necessario.

  9. Cerchiamo di comprendere che la cooperazione senza flessibilità è morta, senza capacità di riorientamento e riorganizzazione è defunta.

  10. Al di là delle realtà soggettiva ed oggettiva esiste quella intersoggettiva, se noi tessiamo una rete sulle e delle intersoggettività, con la nostra immaginazione e creatività, abbiamo una speranza per il prossimo mondo.

  11. Questo periodo ci potrà far riapprezzare il vero valore della Politica, della comunità e della coesione sociale? Oppure i veri statisti, la storia, Gramsci, Berlinguer, Olivetti e Sebastiano Brusco, per citarne alcuni) non ci hanno proprio insegnato nulla?

  12. Forse anche il collasso dell'attuale (sciatto e praticamente trasparente e tendente all’inconsistenza) umanesimo porterà dei benefici, anche se le persone sono spaventate, temono l'ignoto, ma l'unica più grandiosa costante della storia è che ogni cosa cambia.

  13. Riflettendo sulle cose più grandi di noi viene da chiedersi se l’homo sapiens sia una forma effettivamente superiore oppure soltanto un bulletto di quartiere.

  14. Tutti quanti noi siamo nati in una data realtà storica, condizionata da particolari norme e valori e gestita da un unico sistema economico e politico, è una realtà che diamo per scontata pensando che sia naturale, inevitabile ed immutabile, dimentichiamo però che il nostro mondo è il prodotto di una catena accidentale di eventi e che la storia non è plasmata soltanto della tecnologia e dalla politica, ma anche da pensieri, paure e sogni delle persone.

  15. Grande è il paradosso della conoscenza, perché una conoscenza che non è in grado di modificare i comportamenti e non sia in grado di farlo rapidamente vede svanire la sua capacità di far presa sulle cose.

  16. Quanti più dati raccogliamo, quanto più profonda sarà la nostra comprensione della storia, tanto più in fretta la nostra conoscenza, diventando obsoleta, ci permetterà di comprendere che la conoscenza umana fa più progressi di quanto lentamente la politica e l'economia si accorgano ... sempre anni luce indietro, mammaggia.

  17. Oggi la nostra conoscenza sta correndo, galoppando ed in teoria dovremmo comprendere il mondo sempre meglio, in realtà accade l'esatto contrario. Ma siamo noi che sviluppiamo conoscenza a sbagliare?

  18. Le nostre conoscenze ci potrebbero condurre a cambiamenti economici, sociali e politici più concreti e velocemente, ma nel tentativo di comprendere cosa sta accadendo, pur accelerando  noi sull'accumulazione di conoscenza, chi ci governa non ci porta a reali sconvolgimenti rapidi e grandiosi. Come potrebbe essere.

  19. A livello psicologico, la felicità dipende dalle aspettative e da altre condizioni obiettive e man mano che le condizioni oggettive migliorano, le aspettative si gonfiano a dismisura ... se rimaniamo su questo meccanismo anche i nostri futuri potrebbero lasciarci insoddisfatti, come sempre.

  20. La cieca corsa al denaro, alla fama ed al piacere ci renderanno sempre meno felici …  e se la felicità fosse la vita stessa quale bene supremo così com’è e come viene? Se semplicemente la felicità intima, quale progetto collettivo, fosse (come dicevano i vecchi filosofi) la maggior felicità possibile per il più gran numero possibile di individui?

  21. Aspiriamo a vivere più a lungo, viviamo più a lungo, nuovi stili di vita e soprattutto tanta chimica ci porteranno ad essere sempre più longevi (ben oltre l’isola dei centenari) … ed allora riflettevo ... che siate accademico, avvocato, giornalista, cuoco o calciatore ... come vi sentireste se il vostro capo avesse 120 anni? Se avesse 120 anni le sue conoscenze e competenze si sono forgiate quando la regina Vittoria era ancora sul trono ... e se rimanesse il vostro capo per ulteriori vent'anni? Oppure, oggi si continua a dire “finché morte non li separi” … e se una persona ha un'aspettativa di vita di 150 anni, sposandosi attorno ai 40 anni, dovrà vivere col congiunto 110 anni?

  22. Gli uomini di rado sono soddisfatti di quello che hanno già, la reazione più comune della mente umana quando ottiene qualcosa non è la soddisfazione, ma desiderio di averne ancora di più, siamo sempre all'erta, pronti a cogliere opportunità migliori, più grandi, più allettanti. Che non arrivano.

  23. Carestie, pestilenze e guerre continuano con ogni probabilità a reclamare le loro vittime e lo faranno ancora per gli anni avvenire, ma non sono inevitabili, non sono oltre comprensione né oltre il controllo di una umanità indifesa.

  24.  Ricordavo la legge di Anton Cechov, secondo cui una pistola che fa la sua comparsa nel primo atto, nel terzo sarà inevitabilmente usata per fare fuoco. Chi ha messo la pistola? Perché?

  25. La parola pace ha oggi un nuovo significato, non più quello di  assenza di guerra, oggi pensiamo la pace come una situazione in cui la guerra non è più un evento plausibile. Ma siamo sicuri?

  26.  Maria Antonietta avrebbe consigliato, in assenza di cibo, brioches, oggi, i tanti (troppi) indigenti stanno seguendo il suo consiglio … mentre i pochi facoltosi che abitano le élite del mondo mangiano insalate e tofu con quinoa, nelle sempre più ampie zone degradate emarginate i poveri si rimpinzano di junk food.

  27. Noi possiamo sapere come ci si sente quando si salta un pranzo o quando si digiuna per qualche festività religiosa oppure quando ci si nutre per qualche giorno solo con dei centrifugati per disintossicarsi, ma come ci si sente quando non si mangia per numero importante di giorni e non si ha la minima idea di dove si procura il cibo per il prossimo boccone? La stragrande maggioranza delle persone non ha mai sperimentato questo tormento atroce. Per ora.

  28. Gli uomini pensano di fare la storia, ma la storia ruota attorno ad una rete di narrazioni che, immaginifiche, ci consentirebbero di cooperare al meglio, ma il prezzo che paghiamo è che queste stesse narrazioni determinano anche gli obiettivi del nostro agire collettivo ... quindi possiamo anche avere sistemi di cooperazione molto elaborati che però è possibile vengano sfruttati per soddisfare interessi e disegni socialmente inventati.

That’s all by now. All the best.

As usual, ready to debate.

Un sorriso, Nicola


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