• Nicola Pirina

What about new mobility?

Sardegna, 30 Aprile 2021

Tanto si parla di sostenibilità, astrattamente, che poi spesso si fa difficoltà ad inquadrarla in azioni concrete da realizzare per migliorare la vita alle persone e per dare sollievo all’ambiente, provando quindi nel pratico a mettere in campo reazioni per l’inversione della situazione di degrado ambientale che abbiamo causato, in gran parte ereditandola dalle generazioni precedenti.

Degrado ambientale che abbiamo portato alle estreme conseguenze, cioè siamo seduti sul ramo e lo tagliamo nella parte vicina al tronco.


Un pò come i grandi piani strategici nazionali ed europei, come i PON, come i POR, come la PAC e come tante altre tonnellate di parole su carta (ancora tantissima, specie da parte degli attori pubblici) che rimangono binario cieco, salvi rari casi in cui si è poi tradotto in politiche concrete perché si è trovato qualcuno che sapesse di territori, di imprese, di professionisti, di innovazione, di tecnologia, di società, di futuro e che conoscesse quello che serve alle persone ed alle attività produttive.


Ad esempio la mobilità.

Obiettivi galattici, obiettivi al 2030, obiettivi al 2050 ... leggendo le bisarche di parole attuali che guardano ai prossimi anni ... altrettanti ne abbiamo avute dal Rapporto Bundtland dal 1987 ad oggi.

Parole, piani, conferenze.

Parole piani, conferenze.

Parole piani, conferenze.

Ed eventi, quelli sì, tanti, innumerevoli.

Video, film, cartelloni. Una montagna.

E dal 2005 almeno una marea di altrettanto fiato sprecato dentro il web, uno dei più grandi accumulatori di immondizia, vacuità e livore del mondo.


Ma se l’adozione di una strategia coi relativi obiettivi non si traducono poi in comportamenti corretti e concreti delle persone, che senso ha continuare con queste modalità?

Andiamo avanti a premi e sanzioni per provare a raggiungere obiettivi strategici imposti altrove perché le persone da sole non sono in grado di comprendere che il comportamento quotidiano di vita, di consumo, di mobilità non è più tollerabile né dalle persone né dall'ambiente?

E’ così difficile comprendere che di ambiente ne abbiamo uno solo e che è di tutti?

È così difficile capire che di mare ne abbiamo uno solo, enorme vero, ma uno solo?

E così via per ciascuno degli altri indispensabili componenti dell’ecosistema mondiale.

Quello di cui la popolazione mondiale è solo un componente, peraltro trai più dannosi a livello diretto ed indiretto.


Ad esempio la mobilità. Ecco la mobilità. Già la mobilità.


Anche in questo specifico verticale della sostenibilità, importantissimo, andiamo avanti ad agende, obiettivi, piani e strategie.

Vengono concepite sempre in bei posti, vengono partorite dalle tecnostrutture di cui i livelli di governance internazionali sono dipendenti … e sembrano sempre concepite da persone che non vivono né l’ambiente rovinato né la mobilità per le loro esigenze quotidiane né conoscono la società che popola i vari territori.

Intelligente, strategica, di scenario, sostenibile, di prospettiva, di sostegno alle industrie, di certa utilità per le persone. Smart.

Le hanno denominate ed appellate sempre in maniera altisonante.

Qualcosa sui trasporti, qualcosa sulle città, qualcosa per il pubblico e altro per il privato.

Oh, ci hanno provato. Piani d’azione come se non ci fosse un domani. Elementi chiave chiarissimi. Oh, ci hanno provato. Non più strategie locali ma europee, alcuni più coraggiosi hanno scritto globali … Emissioni zero di qua, emissioni zero di là, sicurezza su, digitalizzazione giù, automazioni perché no, connettività … desueti invece gli hype precedenti, quasi scomparsi multimodalità, ultimo miglio e così via. Ah … scordavo, poi resilienza che oramai è il nuovo mantra … tutto è resiliente … e poi le flagship e le iniziative faro … ah sì, adoro anche queste due ultime per quanto mi fanno incazzare …


Ma le persone? Le loro esigenze? La convenienza? L’accessibilità reale?

Ma qualcuno ha già puntato il fatto che nel 2021 Earth Overshoot Day (il momento dell'anno in cui la specie umana ha esaurito le risorse rinnovabili a disposizione e comincia a divorare quelle che dovrebbero sostenere le prossime generazioni) molto probabilmente sarà in giugno? Nel 2020 è stato il 22 agosto.

Certo, si obietterà, sono calcoli approssimativi … e blah blah blah …

Ma è proprio questo il tema, non si prende mai nulla sul serio, non ci si impegna, non si fa proprio il fatto che il problema della collettività non è inesistente ma specificamente proprio e del prossimo, cioè sempre noi.

Aldilà del paradosso tutto italiota che nessuno è mai responsabile di nulla in generale, la verità è che se non si produce nulla, né beni né servizi, non si è mai responsabile di nulla.


Andate a piedi, allenatevi all’aperto, se i percorsi pedonali non sono potabili usate la bici, se ci sono troppe salite o le distanze sono notevoli usate la pedalata assistita, la salute se ne beneficerà, i sistemi sanitari anche, perchè il primo principio anche qui è la prevenzione. Usate mezzi di trasporto collettivi elettrici, pubblici o privati, non usate più la macchina solo per una persona. Che il pubblico acquisti solo veicoli verdi, che le concessionarie comprino solo veicoli verdi, che le navi e gli aerei ed i treni mostrino al pubblico le loro versioni green, tanto sono tutti fermi in pista, in stazione ed in porto. Che le persone, nei loro comportamenti d’acquisto, valutino se gli industriali che producono bici, auto, bus, aerei e quant’altro in discussione, sono aziende che adottano nei fatti principi sostenibili di ideazione, progettazione, produzione e distribuzione dei prodotti.

Usate il web, risparmiate tempo, vita, salute.

Quanta vita ci hanno già rubato imponendo un vecchio modello?

Quanta salute ci hanno rovinato facendoci credere che non fosse possibile altrimenti?

Ma davvero vi piaceva fare la muffa a Fiumicino per i ritardi Alitalia di rientro da chissà dove per una riunione di 45 minuti?

Ripensare a livello personale, familiare, aziendale e così via, la mobilità ha impatto su davvero molti aspetti della società, pensateci bene.


Possiamo limitare i mezzi?

Possiamo ragionare sulla vita urbana ed extraurbana?

Possiamo pensare ai principi della platform economy non solo per le case al mare?

Possiamo avere piste ciclabili e percorsi pedonali veri anziché prendere in giro i sindaci di turno che ci provano?

Ma è veramente indispensabile muovere tutte queste merci da una parte all’altra del mondo?

Ma veramente qualcuno pensa che non ci possano essere combustibili diversi dagli attuali?


In sintesi, fatti non pugnette, diceva uno simpatico.

A partire dalle persone.

Siamo noi a fare la differenza, specie quando smettiamo di farci la guerra per futili motivi e pensiamo che esistono beni superiori che richiedono il nostro impegno.


As usual, ready to debate.

Un sorriso, Nicola


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