• Nicola Pirina

Whatever you think, we need a (lovely) future. Now.

Guardiamo al futuro con un po' di umiltà, è indispensabile.

Cagliari, 14 aprile 2020.

Riflettevo sulla disputa uomo macchina e sul fatto che in pochi ragionano sulla positiva collaborazione tra l’uomo e l’intelligenza artificiale, che, volenti o nolenti, a breve sarà quotidianità. E sottolineo con forza collaborazione perché non deve in alcun modo essere vista come competizione (come i più la vedono e analizzano, direi con paura), diversamente avremmo perso in partenza.

Serve un cambiamento di rotta sul come vanno concepite ed elevate le conoscenze e le competenze, inquadrandole in uno scenario di senso e di opportunità politica, sociale ed economica.

Non esisterà più né un posto di lavoro né una professione per tutta la vita, facciamocene una ragione, per questo vanno ripensati i sistemi formativi, sociali e psicologici di conseguenza.

Quando eravamo piccoli (io sono del Dicembre del ‘74) c’erano (tra gli altri) due fatti che mi colpivano:

  • chi andava male a scuola era figo (per non parlare del fascino che esercitavano i rimandati ed i ghiliffi sulle ragazze) e quasi uniformemente l’adempimento scolastico si faceva perché si doveva fare non per fruirne appieno, praticamente idem anche l’università (invece abbiamo cumulato ritardi inesorabili e spesso irrecuperabili, salvo eccezioni);

  • eravamo la prima generazione con pong, commodore 64, zx spectrum e poco più avanti modem 56k ed ancora dopo wii, playstation ed xbox (ma oggi non siamo neanche diventati una generazione digitale, almeno quanto servirebbe come minimum requirement per affrontare dal 2020 al 2040).

Ecco, vorrei che tra di noi, chi può e le generazioni che ci hanno seguito non commettessero gli stessi errori.

Serve apertura mentale, capacità di lettura del presente e degli scenari, è indispensabile comprendere che si apprende per propria crescita personale e perché serve e servirà essere eccellenti nel seguire la proprie passioni e vocazioni.

L'incapacità di seguire le proprie vocazioni nei propri territori, infatti, ci restituirà l’ennesimo problema sociale, schiere di insoddisfatti o peggio.

Serve elevare le competenze e le capacità umane, culturali, sociali, scientifiche, manuali, tecnologiche ed artistiche, per fare in modo di svolgere le parti più qualificate e nobili dei lavori che arriveranno, lasciando alle macchine ed alla loro intelligenza le parti basiche e quelle che sarà conveniente facciano.

Per procedere su questa strada, però, serve un patto sociale di solidarietà e fiducia, per arginare e combattere l’individualismo ed il menefreghismo (purtroppo ancor oggi manifesto anche nella gestione della quarantena).

Il cambiamento è stress, ne sono consapevole. Abbiamo sufficiente predisposizione e resistenza emotiva? Si, bene. No, organizziamoci.

Ricordiamoci, in ogni caso, la differenza di significato tra attesa e tempo. Oggi, sotto quarantena, non dobbiamo pensarci in attesa. 

Sta passando il tempo ed il mondo sarà diverso, quindi usiamolo bene, il tempo.

Mi hanno chiesto di contribuire al dibattito su alcuni punti chiave per un’azione di ristrutturazione della Sardegna (che poi sarebbero il naturale seguito del ragionamento su società e competenze di cui sopra). Punterei decisamente sulla ricchezza de: ambiente, primario sostenibile, terziario avanzato, capacità e tecnologia per lavorare sui dati (oltreché sul mondo che li precede), intelligenza polverizzata nei territori, prevenzione e salute pubblica, cultura e forme d'arte, turismo sostenibile.

Lavorerei certamente fin da subito per organizzare la Sardegna affinché non si ritrovi mai più in queste condizioni, quindi agirei immediatamente sulle infrastrutture primarie e secondarie (materiali ed immateriali) nonché su quelle produttive.

Entrando in Obiettivo 1 abbiamo davanti quasi dieci anni per ricostruire e rilanciare, rinegoziamo subito la rimodulazione della coda di spesa del ciclo precedente e riformuliamo in ottica differente il nuovo ciclo.

Voglio un'isola che non insegua slogan ma pochi punti chiave cui sono sottese 3 massimo 5 azioni concrete da realizzare in tempi certi (direi massimo due legislature):

[senza continuare a farci colonizzare, ma costruendo cordate industriali e produttive regionali, cosa decisamente possibile, magari al posto delle bombe, del petrolchimico, dell’alluminio e via discorrendo ... :-( ed al posto di ogni altro intervento che altro non ci ha lasciato se non aree vaste da bonificare … ]

  • megafibra ovunque (almeno 100 gigabit/secondo)

  • pagamenti esclusivamente elettronici

  • telemedicina e informatizzazione intelligente della sanità

  • digitalizzazione (vera) dell’istruzione, della formazione e della pubblica amministrazione (riscrivendo prima processi e procedure se no si rifanno gli errori del passato, anche recente)

  • energia dal mare (da cui poi lavorare a cascata sale, acqua e idrogeno)

  • mobilità esclusivamente sostenibile (piedi, bici, poi solo elettrico; ma davvero durante la quarantena avete sentito il bisogno della macchina?)

  • primario (ma davvero non vi ha fatto piacere riscoprire le botteghe sotto casa che hanno i prodotti locali?) e salubrità delle terre

  • fotovoltaico e eolico calibrati ed endemici

  • gestione intelligente delle acque

  • ristrutturazione ed eliminazione del non finito sardo per avere abitazioni intelligenti e garbo nei vari landscape

  • uso esteso della fitodepurazione ed eliminazione del problema dell'assenza di depuratori

  • costruzione della filiera completa per il riciclo e riuso di carta, vetro, plastica, materiali in leghe, vestiti e raee

  • valorizzazione a scopo produttivo del patrimonio ambientale, ivi compreso un turismo diversamente confezionato

  • poi attività nei paesi per i paesi, serve nuova impresa diffusa

  • prevenzione, sport all'aria aperta ed a contatto con gli elementi naturali, sempre, tutto l'anno

  • su ogni elemento di cui sopra, ricerca, la migliore che riusciamo

Bisogna riconnettere gli esseri umani ma non solo coi social o col web quale infrastruttura, bisogna ricostruire la società attraverso azioni collettive a tutela e ricostruzione dei beni comuni (così come, portando alla massima banalizzazione la frase) la quarantena ci ha fatto conoscere il vicino grazie alle chiacchiere dal balcone. Ma ci voleva il virus per ricordarci che i legami umani sono la cosa più importante? Mentre prima eravamo avviluppati dentro agende super affollate che sembravano indispensabili ... 

Ho avuto il piacere e l'onore di ricevere tempo ed attenzione di qualità da migliaia di persone che chiamavano o che chiamavo per il piacere di sentirli. Non si deve aspettare Pasqua o Natale, le relazioni umane devono essere coltivate e costruite quotidianamente, è tutto lì, è la parte bella e nobile della vita, in fondo, quella che conta veramente.

Se si prestasse attenzione anche a questo, probabilmente la gestione dei figli, delle coppie e delle relazioni coi genitori e col prossimo non sarebbero lo sfacelo che la convivenza forzata sta dimostrando.

Usiamo l'online per passare tempo offline, questo è il segreto.

Ricerchiamo con cura informazioni rilevanti da fonti accreditate, ricordando che l'eccesso di informazione genera disinformazione.

Vincerà chi troverà ludicità di lettura, pensiero, analisi e rielaborazione.

Se sarà poi capace di azioni concrete.

Le persone ed i luoghi non sono tutti uguali né debbono esserlo.

È questo il bello, omogeneità e sciatta imitazione non hanno portato da nessuna parte.

È la cultura lo strumento della cooperazione.

È il genio che disvela le innovazioni vere.

Quelle che servono sono quelle che possono essere attuate a beneficio della più ampia collettività senza dover passare per processi autorizzativi, bandi, gare, appalti e iter vari.

A disposizione per ogni commento 

W la vita anyway, un sorriso Nicola 

ps 1 -> Il rispetto dell'ambiente parte dai comportamenti produttivi ed arriva fino a quelli di consumo, il miglior riciclo è il mancato acquisto del superfluo, tanto per iniziare.

ps 2 -> Oggi i miei genitori festeggiano 49 anni insieme. Ma Mamma non lo ricorda neanche. A loro e a tutte le piccole grandi storie d’amore e di resistenza umana.


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